sabato 21 settembre 2019

Figura.

"Non è che il tuo velocipedone sorridente, mentre per sghembo s'inerpica sui gradi, non ingombri e non irriti".

venerdì 20 settembre 2019

Mostri.

1) "Monstrum" è il prodigio. 2) In quanto tale, anche il non ordinario. 3) E' divenuto consueto definire perciò "mostro" colui che compie uccisioni di esseri umani in numero particolarmente elevato od in modo _ef_ferato quand'anche i casi siano pochi. Certo ha contribuito a far pensare a qualcosa di non umano il passo virgiliano di Aen. III, 658: "monstrum horrendum, informe, ingens, cui lumen ademptum"; però, al di là dell'idea di qualcuno su Polifemo come oggetto di pietà, una cosa deve venir chiarita: la forma stessa di Polifemo è umanoide. Anzi, è proprio quest'idea della forma esteriore dell'individuo molto simile a quella di un uomo, eppure così "diversa" da quella di un uomo "civile", a fare probabilmente la fortuna della parola: perché il mostro è formalmente un uomo, lo è all'aspetto; ma non corrisponde nel comportamento alla morale più diffusa, quella che prescrive la misura e quindi l'astenersi il più possibile dall'esercizio della violenza, tanto più omicida. La disumanità di Polifemo sta nel violare le leggi umane (e divine) dell'ospitalità uccidendo i propri ospiti, imbandendosi colle loro carni il pasto (Odissea IX), più che nel suo aspetto deforme (Polifemo ha un solo occhio) o nella sua grandezza; sta inoltre: nel fatto che si tratta non di un caso unico, ma facente parte di una serie l'uccisione di Aci, per esempio, e per casi futili (amore, puro sfoggio di forza come esibizione di empietà: Polifemo afferma che i Ciclopi non rispettano le leggi degli dei, ed Ulisse accecandolo intende anche affermare che la legge divina vale). L'identificazione dunque dei dittatori, e maggiormente di quelli che si danno al massacro, col mostro, s'inquadra in questi termini. Omero, tratteggiando Polifemo in assenza, usa la parola ἀνὴρ, che vale 'uomo': dunque il "mostro" non è affatto disumanizzato all'origine; il mostro in realtà è incivile, barbaro (Aristotele nella Etica Nicomachea tratta di popolazioni non greche in cui è pratica divorare i familiari ed altro: originariamente il barbaro è colui che "parla male" la lingua (greca). La deformità potendo essere estesa fino alla perdita dell'aspetto umano, la possibilità è stata in seguito ripetutamente sfruttata: ciò non vuol dire che "mostruosità" e 'non appartenenza al genere umano' siano sinonimi; anzi.

E' pur...

...vero che taluni ritengon sasso ciò che è pane. S'anco fosse pane di segale.

giovedì 19 settembre 2019

Non è atto...

...- o serie d'atti: almeno quattro, in teoria - che devi fare; anci, quelle azioni tu dispieghi ma più specialmente esplichi perché vuoi, ed invero anche l'altra persona dovria accordare il proprio consenso; s'ha un punto in cui emerge dal fondo alla superficie della coscienza il volere. "Idealmente" è là che giunge tra uomo e belva la dilacerazione. A voi scioglier l'enigma: dirò che si potrebbe pensare derivante dal primo Ovidio conservato.

mercoledì 18 settembre 2019

Ogni esistenza...

...è un evento essenziale; altrimenti il mondo non sarebbe com'è, né sarebbe stato come fu, benché non possiamo documentare sin nelle minuzie la cronaca di tutti gli esplicarsi nel mondo influssi d'ogni virus. Purtroppo, anche ogni accadimento che incide nel singolo, il quale certo può tentare di far contrasto a ciò che lo danneggerebbe: ma anche le contromisure di costui ed i loro effetti tessono la trama del mondo (contro il fatalismo, nonostante tutto).

La diseguaglianza...

...non è un fatto sociale, in una "società" democratica; e più cresce, meno è "sociale". E' assai più naturale, intendendo "natura" in senso concreto: i diversi terreni non producono né i medesimi frutti, né le stesse quantità a parità d'estensione degli appezzamenti, per restare molto sul fisiocratico.

martedì 17 settembre 2019

L'inizio...

..."in medias res" è una possibilità narrativa; come quello "ab ovo"; Orazio aveva certo ragione ad affermare che non si può entrare nel dichiarato tema principale di un'opera quando quest'ultima è quasi giunta alla fine; ma... Ma è anche vero che non è obbligatorio fare immediatamente spazio all'azione in senso comune, né all'azione principale, né presentare il protagonista entro la fine della prima pagina. Si tratta di mantenere un equilibrio tra le parti, non di una grandezza "assoluta".