venerdì 15 novembre 2013

Idiozia.

Idiozia della ricerca, ovvero come un lavoro che è prima di tutto per chi lo fa un piacere, assorbendo tutte le risorse di attenzione di chi quella ricerca sta portando avanti, gli permetta solo con una intermittenza in cui gli inserimenti dell'esterno si verificano unicamente ad intervalli di ore il ricordare gli incontri, fissati o potenziali, col resto dell'umanità.
Idiota è colui che si interessa delle proprie cose esclusivamente (idiotes), quindi è perfetto per la situazione.
Indica pure che non esiste una parola che fosse un insulto ab origine (ignorante è colui che non sa, imbecille è il debole, deficiente è colui che manca di qualcosa, etc.).

giovedì 14 novembre 2013

mercoledì 13 novembre 2013

Flanerie II.

Pericoli del praticare quanto a titolo: poiché la mente nei trasferimenti (sì, anche rallysticamente parlando) saltella di oggetto (in senso tecnico) in oggetto seguendo le impressioni sensibili, senza la congestione di un elaborare focalizzato, diviene quasi certezza che il pensiero fisso, non più affondato da quel peso, violentemente riemerga dal subconscio - perché l'Io in un certo modo lo sa - coll'aiuto di quel fenomeno su cui si scorre, e con un riversone affermi dolorosamente la propria immutata potenza.

martedì 12 novembre 2013

Domanda.

La prima comparsa di qualcosa è quando compare colla propria forma, o quando tutti se ne accorgono?

Il punto.

E' ormai assodato: la mia curiosità è locopatica (e la lettura di "loco" come pazzo, mi è perfettamente presente, ma reagisce sottotraccia col significato di "affetta" - e quindi indirizzata - dal luogo in cui si trova).

lunedì 11 novembre 2013

Poetica secolare (Tradizione XVIII).

Giulio Natali: "La vita e le opere di Pietro Metastasio", pagina 27: "il diritto del poeta [...] di dare lieto fine alla favola tragica".
Questa possibilità, prospettata dal critico come una coraggiosa novità di Metastasio, era già stata avanzata da Giraldi Cinzio due secoli prima, in teoria ed in pratica.
"Sull'utilità della storia per la critica".

La galera (Tradizione XVII).

Giulio Natali "La vita e le opere di Pietro Metastasio", pagina 16: "Ma la sua gran vena era inaridita: in quest'ultimo periodo non  compose altri melodrammi che Il trionfo di Clelia (1763), Romolo ed Ersilia (1765) [...] Il Ruggero (1771)".
Definì Giuseppe Verdi il periodo dopo il Nabucco "anni di galera": anni in cui musicò libretti patriottici o di tema religioso - combattivo perché il successo del Nabucco l'aveva chiuso nella galera di quei temi.
Qualsiasi autore di successo ha la sua galera: se è fortunato, postuma; altrimenti, già in vita.
Così per Metastasio.
Ammettiamo pure che la sua vena si fosse inaridita; ma Natali sembra istituisca un parallelo pregiudiziale fra il non scrivere più libretti e l'inaridimento della vena poetica.
L'elideismo è la pratica della lettura a tappeto dell'opera di un autore proprio come tentativo di rompere le sbarre di una galera che per gli autori di livello è certamente ingiustificata, e per i non massimi è da verificare con molta, assai, tantissima pazienza.
Questo schema fa il paio con quello che vuol vedere le opere "minori" di un autore unicamente come lavori preparatori del suo riconosciuto vertice.
Cercando bene si troverà anche altro.

Fortuna di Virgilio...(Tradizione XVI).

...sfortuna di Omero.
A conferma indiretta del fatto che a parole Omero è da tutti riconosciuto grande, ma poi ci si rifà sempre a Virgilio, potrò sbagliarmi, ma persino certe storie della musica sono divise in dodici volumi, come i dodici libri dell'Eneide.
Gli stessi teorici cinquecenteschi italiani dell'ottimo poema proclamavano la bontà di Iliade ed Odissea, ma poi muovevano critiche negative al costume (linguaggio, situazioni etc.), e finivano per esaltare Virgilio come modello di poeta senza i difetti del pur grande Omero, quindi proponendolo come esempio di poeta "civile", senza macchie o quasi (in questo diversamente da certe critiche che erano state mosse al poeta di Andes nell'antichità, per cui si può vedere Gianbiagio Conte: Virgilio, l'epica del sentimento).
La sostituzione di Trissino a Dante, Ariosto ed altri (in realtà non avanzata con decisione) da parte di Gravina nel Della ragion poetica non ebbe nella sua epoca altrettanta fortuna.

Cura.

Prefazione alla ristampa anastatica del Toscanello in musica di Pietro Aaron: "Dai titoli sopracitati risulta infatti che la seconda edizione è una cosiddetta stampa riveduta, alla quale l'autore ha apportato un' 'Aggiunta'. Vista la grande importanza che si deve attribuire all''Aggiunta' di Aaron, è logico che una stampa in facsimile della prima edizione del Toscanello sia meno interessante di una [...] della seconda".
Questo con attenzione: dopo il titolo bisogna controllare che il testo pre - 'Aggiunta' sia identico nella seconda edizione a quello della prima, senza tagli od ulteriori addizioni, fatto salvo il raffronto di tutti gli esemplari dell'impressione come da criteri della filologia dei testi a stampa per i testi almeno fino al tardo XVIII secolo, in quanto sembra da quanto scritto che il minore interesse sia dovuto al fatto di ritenere la prima edizione in tutto identica alla seconda salvo l'aggiunta. Parla infatti solo dei titoli, e non porta altri elementi a sostegno dell'indifferenza testuale del volume della prima edizione rispetto alla seconda.

mercoledì 6 novembre 2013

Imitazione (Tradizione XV).

Stefano Zenni Storia del jazz, pagina 46: "E in accordo con il criterio estetico africano secondo cui a volte gli strumenti imitano le voci".
Ricerca su influenze abbastanza antiche o sulla poligenesi: ricordo infatti il registro d'organo detto "voce umana".

Perito.

Altamente capace in una disciplina equivale a morto ?

Fede.

Una parola il cui significato prevalente si è rovesciato: un tempo la fede era in primo luogo l'obbligo di rispettare la parola che noi avevamo data; oggi è prima di tutto obbedire a quanto stabilito dalla Parola di un Altro.
Una potenziale deresponsabilizzazione, come per tutte le leggi.

Nota alla pagina 190...

del Trattato dell'argomentazione di Chaïm Perelmann e Lucie Olbrechts - Tyteca.
"Giudizi di valore ed anche sentimenti puramente soggettivi possono essere trasformati in giudizi di fatto per mezzo di artifici di presentazione".
Osservo, o meglio, mi domando: [1] soggettivo è la parola. Il cosiddetto oggettivo non è forse una generalizzazione del soggettivo?

sabato 26 ottobre 2013

Esteriorità.

L'aspetto "selvaggio" comincia a spiacere a chi l'ha sempre con distacco "portato" senza posa ovvero affettazione quando se ne è stancato ma non può cambiarlo; e quanto più si prolunga il tempo in cui non può modificarlo, tanto più aumenta la sua incapacità di sopportarlo.

Tipicamente italiano.

Enea Silvio Piccolomini, Commentarii I xix: "potestatem populi omnem habere senatum".
In un regime rappresentativo italiano i rappresentanti cercano sempre di escludere i rappresentati, teorici
(appunto) detentori del potere delegato all'organo, dall'esercizio diretto del potere decisionale, anche nei casi (cado, -is, cecidi, casum, cadere) eccezionali in cui esso è previsto, perché rapidamente si assuefanno a considerare l'officium per il quale temporaneamente creati sunt (si noti il valore del sintagma latino "repubblicano", come - da latino del primo anno di liceo - tutte le costruzioni col doppio nominativo riguardanti "cariche" rigorosamente concepite come temporanee, ed il concetto dell'italiano antico di "creato" come "servo", ideologicamente importante fra i vari significati: il magistrato è un luogo - altro senso possibile del latino - di temporaneo servizio ai cittadini) un possesso personale, una specie di allodio da mantenere, semmai estendere e, se possibile, lasciare in retaggio (a strascico, come un pesce azzurro impigliato) ai propri discendenti: quando proprio la monarchia fosse impossibile, inserirsi anche in secondo piano nel Libro d'Oro dei detentori del privilegio che davanti a te gli altri si sberrettino, uscire da quell'indistinto che ancora sono gli homines novi ed entrare nella perpetuità del salamelecco obbligato e dei "maiores mei", ad essi attentamente associando, in grazia del virtuoso circolo dovuto all'ingresso: "et pecunia, et agros, pecudes et palatia".

Quomodo sine culpa.

Nulla cognitio, nulla temptatio; nulla temptatio, excruciatio nulla; nulla excruciatio, terror nullus; nullus terror, delictum nullum.

Aeneae Silvii Commentarii I xxiv.

"Neque dignitas [...] semper merenti patet [...]. Quidam tamen illam merentur, post assequuntur; quidam tum dignos ea se reddunt, cum potiuntur; nonnulli usque ad sepulchrum immeriti raptam trahunt".

Connessione.

1:78000000000000
La probabilità (e si potrebbe sostanzialmente ancora ritenere un rapporto ottimistico) che si verifichi una concatenazione di due eventi (la quale si potrebbe analizzare però in ulteriori sottoeventi od atti).
Anche questa riflessione ottiene (ma tiene? Panta rei) che qualsiasi procedimento razionale non raggiunge presumibilmente un autentico "atomo logico".

Haydn (Della tradizione XIV).

L'immancabile "orecchio" e la sua proiezione storica.
Nell'opera 93 c'è un passaggio dell'orchestra che fino ad un certo punto ne richiama un altro ben più circolante.
Un orecchio con buona "memoria" deve subito fare il collegamento e disporre la catena della voluta citazione e della altrettanto cosciente, volontaria variazione.
Così in prosa ed in poesia sul versante
"creativo" e su quello meramente critico (in valenza piena e non deficiente di una parte); così ci vuole orecchio per il disegno, per la grafica e l'incisione, per la storicità temporalmente bidirezionale della scultura e dell'architettura, non notwendiger vigile, ma anche subconscia ed inconscia.

Bene?

Lasciare un segno indelebile: quello che tutti vorrebbero.
Se non fosse in negativo.

Breve.

Vetera aut mors.

sabato 12 ottobre 2013

Sulle fonti (Della tradizione XIII).

Essenzialmente: mai limitarsi ai testi consueti e sulle mancanze di seguito stabilite dalla tradizione: le mie ricerche sull' "Italia liberata da' gotti" di Giangiorgio Trissino stanno dimostrando che il poema considerato forse il meno letto ed imitato della letteratura italiana è stato più citato e strutturalmente citato  - ossia sfruttato in silenzio su più piani - (quindi, letto) di quanto si credesse fino ad oggi.

Somiglianza / dissimiglianza I.

L'essere umano ed il libro sono entrambi ritenuti razionali; ma l'essere umano  può rifiutarsi d'essere letto, ancor prima che interpretato.

giovedì 10 ottobre 2013

Nei secoli.

Si che di lui non penso altro, che male.

So in bocca a chi sarebbe perfetto questo verso trissiniano (Italia liberata da' gotti, libro cinque, verso 68).

In Italia un adulto su tre "scarso" in lettura e matematica.

In Italia un adulto su tre "scarso" in lettura e matematica
Troppo facile, dopo anni in cui ogni giorno di più si andava affermando l'idea che fosse inutile studiare una lingua che si parla dalla nascita.

Adfirmatio​...

Non petita, accusatio manifesta: ovvero la pubblicità Mediaset sulle tasse, verrebbe da dire, ad avere una propensione alla corrosività...

Tra luce ed ombra.

Perché mi interesso del Cinquecento ?
Per la luce.
Si sa, il sedicesimo secolo è il secolo del massimo, corrusco, abbarbagliante splendore della letteratura italiana
(invero sarebbe più esatto "in Italia").
Per questo l'ho scelto.
Per Ariosto.
Per Machiavelli.
Per Torquato Tasso.
Per loro.
Per guardare oltre la loro luce, vedere ed indagare in ciò che giace nell'ombra di cui si nutrono e senza i quali la grandezza che gli è riconosciuta non sarebbe quello che è, o quantomeno non come è.
Se sono tornato alla forma di Leopardi che è nello Zibaldone quindi a quarantacinque anni ormai superati, ciò è accaduto perché maggiore è la luce, più difficile, perché più profonda, è l'oscurità in cui muoversi: Niccolò degli Agostini ed altri come fonti dell'Orlando Furioso ma non solo come suo sacco vitellino; Giangiorgio Trissino come modello, oltre che serbatoio (e ricordiamo uno dei valori di "serbare") di Torquato Tasso, ed in che misura costui divorò, Crono alla rovescia, il proprio padre Bernardo nelle opere che scrisse (Tasso senior vivo, le sue Lettere furono fra le più ammirate; lo stile delle sue poesie, o quantomeno un tipo di metro, ebbe fortuna in Spagna). Forse riuscirò ad aggiungere qualche tratto a quei visi, ed a dare più figura, maggior corpo alla "gloria riflessa" del loro nome.
Per giungere a Leopardi, prima di arrivare nelle Marche dovrei partire dalla Sicilia, passare da Lombardia (in senso medievale) e Veneto, attraversare l'Emilia per peregrinare in Umbria e Toscana, e vagare per il resto della Penisola, e poi rientrare nel borgo di Recanati.
Ma non è detto che scavare ovunque per altro non mi porti anche là: diceva qualcuno che Torquato Tasso lesse tutto; ma Leopardi due secoli e più dopo fu altrettanto e forse più vorace (il primo da cui "sentii parlare" di Girolamo Graziani). Tra luce ed ombra mi muovo, ma sapendo che, come per l'universo, molto più è quello in ombra, e perciò vi è maggior numero di scoperte in essa.

Discussion​e (elideismo II. Della tradizione XII).

Ogni testo che si legge non si accoglie come il Libro.
Si legge già la prima volta coll'intenzione di annotarlo di varie note.
E con varie intendo la parola non solo nel suo senso di "frequenti, copiose, numerose", ma anche variegate, su argomenti disparati, con differenti atteggiamenti.
Per leggere si chiama a raccolta tutto l'uomo, (come scrisse un pensatore cinquecentesco) e cioé ogni acquisizione intellettuale precedente, esperienza.
Come segnalato in Che cos'è l'elideismo, ogni rimando del testo ad altri testi implica verifica del brano citato tenendo conto dell'altezza temporale e sforzo di comprendere:
a) il brano citato ed il pensiero del suo autore.
b) l'interpretazione che ne da colui che cita.
c) il quadro culturale dell'epoca in cui tale interpretazione viene espressa astraendo il più possibile dalle interpretazioni odierne.
d) il fatto di partire dall'assunto che l'interpretazione di una "scuola" rispetto ad un argomento è una indicazione di massima, che ogni pensatore è differente dagli altri, di dover includere e non escludere le immancabili sfumature ed anzi porle altrettanto immancabilmente l'una di fronte all'altra.
e) delineare le maggioranze interpretative sugli argomenti specifici all'interno di una "scuola" e quindi indicare la divaricazione dell'autore rispetto all'accordo in linea generale di altri autori.
f) utilizzare appunto sempre termini quali "opinione maggioritaria",
"accordo" e simili: "verità" solo fra virgolette, con una maiuscola in funzione disoggettivante, o preceduta da cosiddetto od altre parole di senso comparabile.
g) formarsi un parere su come vada interpretato un luogo critico e non esitare nell'indicare l' "errore" pur rimanendo pronti a correggersi.
Insomma, col libro (  col suo autore) si dialoga nel senso che ci si discute, si disputa, anche si litiga, parola per parola.
E ci si avrà comunque guadagnato.

mercoledì 9 ottobre 2013

Per l'Europa (La questione delle lingue I).

Mi è capitato di leggere locandine di convegni col titolo che si chiedeva che lingua si poteva scegliere per l'Europa.
Due: il latino e il neogreco.

Universali.

Non usarli troppo.
In guardia contro il concetto.
Saper apprezzare il fatto che lo stesso "concetto" venga espresso con parole differenti: questa può essere la parte buona della disciplina figlia della filosofia che porta il nome di retorica.
Retore: Vir exprimendi bonum cum pulchris verbis capax.

Problema narrativo.

Solimano nella Gerusalemme liberata.
Un nemico quasi perfetto; se non fosse per come muore. 

Coppia.

Nel mio caso, Buona Sorte e Privazione s'accompagnano sempre in gaio accordo.

Fondamentali (Della tradizione XI).

Sono i due concetti di contaminazione e di dislocazione.
Il primo è il principio per cui in qualunque scritto pubblicato da chi abbia letto più di un libro, le sue fonti sono plurime, ed il suo testo una composizione più o meno cosciente di esse.
Il secondo è quello per cui un brano di una fonte può essere (è, nei più coscienti) ritrascritto in un luogo parallelo, ma anche riutilizzato in un contesto che non richiama topicamente in modo diretto un luogo identico o simile.
Attraverso ciò abbiamo una parte della fenomenologia della variazione nella citazione.
Citazione, allusione, composizione musiva.

La varietà.

La varietà... È la base del mondo, e il fermento dell'intelligenza (per usare un titolo di Franz von Baader). Unire la storia della Filosofia all'apprendimento dello spagnolo, l'economia politica all'analisi matematica, quindi cercare i punti di contatto nella differenza, e le distinzioni nelle supposte uguaglianze.

Scienza nuova.

Degli elementi XLIX: "furon essi filosofi e si intendevano di universali".
Questa uguaglianza è effettivamente fondata?

Domanda.

Dolori: prove della consistenza del "reale"?

Perché?

La funzione della multidisciplinarietà è che ciascuna delle discipline che si approfondisce scuota le certezze delle altre.

martedì 8 ottobre 2013

"filosoficamente" (Punto II).

Uno scritto pur recente sistema tali virgolette intorno alla parola quando accenna alla posizione di Claudio Tolomei sulla questione della lingua: esplorare invece la possibilità di una posizione filosofica (eventualmente non solida, mal esposta) di una formazione delle idee sulla questione derivante anche dalla meditazione di opere filosofiche (riconsiderare la filosofia del XVI secolo, di nuovo).

Punto.

E' importante notare, secondo il classico procedimento "elideistico" (le virgolette sono un artificio per sottolineare che non voglio certo dire di avere inventato io questa sottolineatura, ma che voglio riportarla al centro ovunque, anche affrontando il più misconosciuto degli autori in ombra: e qui si tratta di un tema rilevante in cui è invece coinvolto uno dei pensatori più importanti della storia umana ) di contestualizzazione dell'autore nell'epoca, - ed anzi, degli autori nelle epoche, con il fatto che ci troviamo di fronte ad una continuità secolare - che la retorica dopo Aristotele è filosofia.
Già il fatto che facesse parte di un sistema sofistico (Ippia di Elide come fondatore del sistema delle artes liberales? O della considerazione delle varie artes liberales come parte di un sistema?) indica qualche cosa; ma anche tralasciando di dare forma descrittiva al concetto dell'Elide come patria dell'umanesimo, non si potrà negare che il corpus aristotelico voglia essere un sistema di filosofia; e non si vorrà negare che di tale corpus, e conseguentemente del sistema filosofico, facciano parte Poetica e Retorica.
Ripartire da tale punto, riconsiderare le fonti di determinate discussioni, le fonti di determinati autori.
Esistono teorici dell'arte (nel senso che si dà oggi alla parola arte) ed esistono artisti solo "pratici"; ma esistono artisti che cercano di giustificare con una teoria la propria pratica artistica.
Nel XVI secolo più d'uno, e so di ricerche sul Novecento.
Punto.

Dicebatur.

Dicevano che uccidesse; affermavano plurime autorità fosse una malattia che rapiva, che trascinava irrimediabilmente alla morte.
Può farlo, a quanto pare, giungendo a presentare sintomi somiglianti ad una febbre malarica: sembra tranquilla per qualche tempo, ma sempre si riaffaccia dopo qualche intervallo, senza però cadenze precise, piuttosto arridendo dagli eventi, dagli oggetti insunuandosi per i sensi. 

Tutto.

Può accadere, salvo un solo, unico occorrimento.

Come funziona l'elideism​o.

Essendo esso essenzialmente critica, funziona con il controllo.
Per esempio, quando Hegel mostra di non condividere le posizioni di Newton, la reazione elideistica è una reazione filologica: leggere l'opera di Newton citata.
Nei limiti del possibile ci si giova dell'estensione del metodo dalla filologia "originale" alla filologia dei testi a stampa, cioé non si legge solamente una copia dell'ultima edizione disponibile nella lingua nostra, ma si cerca di risalire alla princeps originale, e di essa, (filologia dei testi a stampa, appunto) se risalente a prima dell'invenzioni di Firmin Didot, a quanti più esemplari possibili; se l'opera è stata successivamente rivista dall'autore ci si confronta colle ulteriori versioni per seguire gli sviluppi (o, se si è incontrata l'opera in una forma recenziore, si risale alle precedenti); quando si è individuata la tradizione "esterna" in cui l'opera si inserisce, la si percorre a monte ed a valle (opere "originali" e commenti), come delle sue fonti e dei suoi avversari, cercando di capire come interpretavano la questione, quali erano le somiglianze e quali le differenze. Si scarta l'idea che l'appartenenza di più di un pensatore
 ad un movimento significhi che tutti i suoi appartenenti la pensino allo stesso modo su ogni minima parte di una questione.
. Il fondamento del metodo si potrebbe dire che è la presa d'atto della molteplicità del fenomeno, e che il fenomeno viene interpretato, se pure la definizione non è completa.

Parole a doppio taglio.

D'altronde quasi tutte (quasi?) hanno più di una lettura.
Si veda per esempio Giambattista Vico, Scienza nuova, Degli elementi XXXIV: "Vera proprietà di natura umana è quella avvertita da Tacito [...]: ch'una volta che gli uomini sono sorpresi da una spaventosa superstizione, a quella richiamano tutto ciò ch'essi immaginano, vedono ed anche fanno"; ma quello che per alcuni uomini è verità e fonte di salvezza, per altri è superstizione quando non immane orribile idolatria.

Non manca mai.

Quel che almeno a me non manca mai è la mancanza di certezza, un'abbondanza inesauribile di dubbio, una dovizia più che lidia di critica, di risottoposizione al dibattito interno del solidamente fondato dalla concordia di più intelletti.

È bene.

Forse è bene che non siamo in grado di produrre la prova della
verità; altrimenti, poiché la funzione del cervello sembra sia dare la caccia
alla verità, senza saziarsi delle verità precarie che ci dà vivere
nel nostro tempo (per quanto assai probabilmente tale modo precario
sia l'unico modo a noi accessibile, quando non dovesse essere l'unico
semplicemente) il nostro organo più complesso sarebbe regredito,
quando non totalmente ed irrimediabilmente atrofizzato.

lunedì 7 ottobre 2013

Il campo della logica.

Bisogna aprire un dibattito su quale sia. Come scrissi altra volta, nella storia del pensiero umano il termine "logica" ha definito più di un concetto (e tralascio la questione di come si definisce "concetto", tanto più se si parte da Hegel).

Massime.

"Chi troppo ama sé stesso, ha pochi amici".
Italia liberata da' gotti VIII.
Chi troppo ama gli altri (in genere un altro essere umano) e troppo poco sé stesso, quasi sempre ne ha ancor meno (in primis quell'uno).

L'inverosimiglianza...

...di Corsamonte.
I critici censurano soprattutto lo scontro del guerriero colle tre schiere gote nel XXII libro.
Certo, se non si sta particolarmente attenti a collegare questa battaglia alla scena dei doni di Areta nel quinto libro, e (/ o) non si considera la differente stipulazione sottesa alla scena (il rapporto colla magia e le potenze ultraterrene: quando Trissino ne fa uso, somiglia assai a Boiardo ed ad Ariosto, all'intera tradizione cavalleresca, che d'altronde rifiuta meno di quanto si creda) la critica è fondata; ma poiché bisogna tenere conto dei due elementi cui si è fatto cenno e calarsi nella stipulazione dell'epoca, e più in generale nella Weltanschauung e nelle risorse critiche dell'epoca, una considerazione in tale prospettiva ed astratta dalle condizioni ed opinioni odierne cambierà almeno in parte la valutazione di un'opera (anche dell'Italia liberata da' gotti ).
Italia liberata da' gotti V ---> XXII.

Profezie della letteratura.

Alla fine del sesto libro dell'Italia liberata da' gotti: "Sopravvenne un messo / nativo gotto, e nominato Alfano, / che disse avanti il re queste parole: 'Signore, i' porto a voi novelle amare'".

Sempre avanti

Guardare sempre avanti.
Gli occhi fermi sull'ultimo obiettivo intellettuale fissato, e per il resto la vista di un cavallo (caballus= da tiro, da fatica; equus= da sfilata, da battaglia, da corsa) i bulbi oculari aiutati dai paraocchi a compiere ciò che ci si è posti come traguardo.
D'altronde, se si è sempre fatto così, avendo rapidamente appreso i propri limiti, sarebbe come se una persona con venti partite di scacchi giocate alle spalle per diletto pretendesse di disputare i campionati nazionali russi: andrebbe incontro ad una trasecolante sequela di memorabili dolorose sconfitte.

Inopia.

L'approssimarsi ad affrontare determinati argomenti subitaneamente dissecca ogni fonte della mia copia verborum et syntagmatum.

venerdì 4 ottobre 2013

Lavoro.

Ce ne è più di quanto si creda, colla conseguente fatica, nel rifacimento parziale e comunque nell'attenzione al dettaglio.

Reazione (La metodo II).

La mia reazione naturale di fronte ad un sillabo di corso universitario che propone la scelta fra alcuni testi affine ( :-> ) di preparazione dell'esame di profitto è, a fini pedagogici, essenzialmente (ovvero unicamente, esclusivamente) una: leggerli tutti sopprimendo la scelta a priori (ex ratione, in questo caso) a favore di quella a posteriori (critica oppure, se si vuole, in ratione).

La decadenza dell'Itali​a.

La decadenza dell'Italia è evidente: quasi duemilacento anni fa la discussione politica della penisola ha ruotato intorno alle azioni di Caio Giulio Cesare per circa vent'anni; oggi, nella stessa area geografica, il dibattito (politico?) gira attorno a ciò che farà domani Silvio Berlusconi: da vent'anni. La decadenza...

giovedì 3 ottobre 2013

La frase che tutti vorrebbero dire.

" non mi lodate tanto, / né mi biasmate ancor, perché parlate / fra gente che conosce il mio valore ";
Italia liberata da' gotti, I,636 - 38 

Metodo (la metodo. Della tradizione X).

Criticare negativamente sempre (in ogni evento, scritto, c'è qualcosa che non torna), ed assimilare sempre ciò che resiste alla critica (c'è in ogni caso qualcosa che ci consuona).

Arnold Geulincx.

Ethica, pag. 3: "faciendum quod dicit ratio (hoc oboedientiae) et id faciendum, non plus non minus (hoc iustitiae), ideoque non sui causa faciendum (hoc humilitatis est)". Ammettendo che fare non più e non meno di quanto la ragione prescrive sia giustizia (prima bisogna accordarsi sul valore di giustizia, che implica accordarsi a monte su cosa sia jus, e iustus: vd. Vico, Scienza nuova: ius da Ious, cioè Iovis); è ancor più dubbio, e perciò ancor maggiormente bisogna discutere, se sia in effetto unicamente virtù compiere azioni causa alterorum, come prescrive questa umiltà che prende il posto della temperanza, o non lo sia non dico maggiormente, ma presuppositivamente ed equiparabilmente compierle causa sui ovvero pro sibi. La temperanza è l'incarnazione dell' "in medio stat virtus", che, a chi ha scoperto una "nuova" religione, può parere il Verbo della mediocrità secondo il senso dispregiativo più recente, ma la cui pagana
 fuga dagli estremi è fondata sul principio che la "cura sui" è il presupposto necessario per essere in grado di aiutare gli altri (che poi l'altruismo pagano non sia universale si potrebbe dire che conseguentemente derivi, anche per il ragionamento secondo cui per aiutare tutti servono forze fattualmente infinite, il che non è nelle possibilità di un essere umano).

Al modo di Catullo (Della tradizione IX).

La felicità del massimo affetto,
l'infelicità del più alto disprezzo.
Tutto in un incontro.

mercoledì 2 ottobre 2013

Sulla finanza.

Circa il tema, decisamente torrido negli ultimi anni, le osservazioni da fare sono relativamente poche, e racchiudibili in uno spazio non eccessivo:
1) Oggi alla Finanza si muovono da più parti accuse pesanti;
2) gli effetti di cui siamo oggetto sembrano sostenere la validità di tali accuse.
Indubbiamente la crisi economico - finanziaria (etimologicamente, assai più economica - cioé riguardante i beni e l'agiatezza della "casa" privata - che finanziaria, ossia riguardante i livelli istituzionali di vario tipo, dato che essi sono appositamente nella medesima situazione del primo pagatore dell'IVA, su cui si scaricano solo in minima parte gli effetti dell'imposta, mentre il carico più pesante ricade sul cittadino, che invece ricopre il ruolo del pagatore ultimo dell'imposta) è dovuta all'utilizzo degli strumenti finanziari; ma:
a)gli strumenti in sé non hanno colpe;
b) gli inventori di tali strumenti hanno colpe nella misura in cui, pur trovandosi in una posizione conoscitiva privilegiata, si sono eventualmente "ingreggiati" al resto degli operatori.
Ovvero: se, per fare un esempio, rileviamo che una parte del problema sono (mettiamola per il momento così) i covered warrant, che amplificano le perdite dell'investitore in caso di errata valutazione, osserveremo prima di tutto, per concessione, come un qualsiasi giornalista finanziario consigli, in caso di investimento in uno strumento finanziario del genere, l'adozione di un limite massimo di tolleranza delle perdite (stop loss); in secondo luogo faremo l'osservazione più importante, ossia che un covered warrant è uno strumento concepito inizialmente come mezzo anti speculativo, come garanzia (warrant) dell'investimento.
In primis, il warrant dovrebbe essere comprato in associazione con un sottostante (una azione, in genere: Azioni ENI hanno associato un covered warrant ENI  ), e teoricamente non da solo; in secondo luogo, dovrebbe coprire l'investimento nel sottostante.
Ciò è possibile in quanto:
1) esistono warrant call (che guadagnano valore all'incrementarsi del valore del sottostante - i quali, a voler guardare hanno senso in una condizione e non in un'altra -) e
2) warrant put (che incrementano il valore al crescere della perdita del sottostante: i quali dovrebbero essere quelli più frequentemente usati, in quanto in genere si investe sull'incremento del valore nominale / facciale ).
Dunque, se si investe su di una azione nella convinzione che il suo valore nominale sul mercato crescerà, il warrant che più logicamente (in coerenza colla natura protettiva dello strumento) si dovrà comprare sarà il warrant put dal valore più prossimo a quello d'acquisto dell'azione sul mercato, in modo da guadagnare col warrant in caso di perdita di valore del sottostante; poiché inoltre i warrant hanno una scadenza, quello dovrebbe anche essere l'orizzonte d'investimento di chi ha impiegato il capitale.
Ciò servirebbe anche ad evitare la necessità della mediazione sulle perdite compiuta con acquisti ulteriori del titolo a prezzi più bassi dei precedenti.
In secundis, si deve evitare di comprare un warrant senza sottostante.
In tertiis, la procedura che garantirebbe in modo totale il funzionamento dello strumento secondo i suoi scopi sarebbe:
a) acquisto di una determinata quantità di azioni;
b) acquisto di una quantità di warrant put sufficiente a coprire le perdite derivanti da una discesa intesa come sopportabile entro un determinato orizzonte temporale;
c) acquisto di una quantità di warrant call sufficiente a coprire guadagni equivalenti alle perdite di cui al punto b entro il medesimo orizzonte temporale.
Il risultato sarebbe una totale neutralità dell'investimento.
La crisi non è dunque dovuta alla Finanza ed ai suoi strumenti, ma all'uso che ne viene fatto.
Se si associa ad una azione in ribasso un warrant call, il risultato sarà una intollerabile amplificazione delle perdite; come la medesima associazione produrrà un'identica intollerabile amplificazione dei guadagni in caso di incremento del valore nominale del sottostante. Ma l'errore tipicamente umano che è stato compiuto anche in questa crisi è quello che ha dato il primo tipo di amplificazione: errore compiuto non solo da piccoli investitori.
Il reverse floater, strumento oggi scomparso da sotto i riflettori, doveva svolgere la medesima funzione di un covered warrant put, e i credit default swap sono strumenti concettualmente identici costruiti per tutelare gli investitori dai fallimenti.
Dunque, certo la Finanza è Malvagia, quando diviene una leva della crematistica, e puramente d'essa, attraverso un utilizzo "contro natura" di mezzi edificati ad altro scopo.


Multipliciter legens (Della tradizione VIII).

Letture da pausa: Neues Organon di Lambert.
Lettura da viaggio: De Sermone di Giovanni Pontano.
Lettura da lavoro: L'Imperio vendicato di Antonio Caraccio.
Lettura lavorativa del sabato mattina: Enrico, ovvero Bisanzio acquistato di Lucrezia Marinella.
Letture post - lavorative notturne (circa fino alle 00:30): La guida dei perplessi di Mosé Maimonide; lo Zibaldone di pensieri di Giacomo Leopardi; la Scienza nuova di Giambattista Vico; il Trattato dell'argomentazione di Chaim Perelmann / Lucie Olbrechts - Tyteca.
Rielaborazione notturna affidata al cervello dormiente ore 01:00 - 05:00.

Flanerie I.

Curatiunculae meae fundamenta methodi sunt.

Di primo mattino.




Hermes, tu riconosci la tua gioia
dall'altrui lotta e dall'altrui vittoria.

L'imitazio​ne (Della tradizione VII).

L'imitazione e la definizione di reale è stipulazione.
La stipulazione dell'opinio plurimorum  (opinione comune, convinzione diffusa) antica è differente da quella di oggi, e comprende il creduto essere.
Tener conto delle differenze.

Relativism​o greco.

Emerge all'alba. Ossia già in Omero: non è forse infatti vero che Ettore nell'Iliade sarebbe il guerriero perfetto, se solo non si trovasse "dalla parte sbagliata" ?
Perfettamente umano, difetti compresi. Altre civiltà non trovarono ed ancor oggi trovano così semplice fare una simile concessione.

martedì 1 ottobre 2013

Relazioni (Della tradizione VI).

E approfondimenti.
Fenomenologia (Lambert); Estetica (Aristotele, Baumgarten); Ermeneutica (Aristotele, Schleiermacher etc. ) sono campi di cui riscoprire la reciproca correlazione con però attenzione alle origini per elaborare le sfumature; altra cosa è l'ontologia. 

lunedì 30 settembre 2013

Curioso.

E' certo interessante il compiacimento con cui Giovanni Carlo Coppola descrive ne Il Cosmo l'apparizione demoniaca nonché il regno della (malvagia) Sibilla.
Certo il vescovo aveva uno scopo didattico - morale: sotto le apparenze piacevoli si cela il male, l'orrore, e quant'altro si preferisca; eppure...
. Si veda anche il Meschino di Tullia d'Aragona.

Sensibile.

L'epifania del gran pallor di Morte.

Sul linguaggio.

Di sperare / disperare: il sandhi porta a galla nel primo termine ciò che il secondo cerca di nascondere anche a sé stessi. La lingua parla molto.

Illuminazione.

Vide Atteone una dea. Fu sbranato.

venerdì 27 settembre 2013

La scuola d'Ippia (Della tradizione V).

Il pensiero umano è una continuità (indubbiamente Gilson nella Philosophie au Moyen age ha ragione ad insistere su quest'aspetto, ma va applicato ad ogni "cambio d'epoca": Guelincx ancora in pieno XVII secolo pubblica Quaestiones quodlibeticae) discontinua, oppure una discontinuità continua, cioé una costante mescolanza di distacchi dal recepito dove però anche le fratture maggiori conservano elementi della tradizione (ovvero la recuperano, in quanto non è detto che la tradizione operante sia la più prossima: basta pensare all'arcaismo frontoniano, che riportò in auge Ennio e Nevio).
Certo è più facile la continuità, che in genere nel campo della ricerca si sostanzia nel richiamare - e quindi limitarsi a - pochi classici facilmente accessibili, certamente presenti, ma in forma pura solo nei totalmente incapaci.
È più raro di quanto si creda il trapianto integrale, è più rara di quanto si creda, la fonte unica: per il primo aspetto possiamo rifarci al principio filologico per cui il copista più fedele è quello colle minori competenze. Chi si fa autore in proprio vuol mostrare di non essere un altro, seppure le epoche "classiche" non fossero ossessionate dalla originalità quanto gli ultimi due secoli, e la loro originalità fosse piuttosto una originalità della variazione.
Per il secondo, la memoria opera anche inconsciamente, ed in certi campi come quello letterario a varii livelli (logico, lessicale, sintagmatico, retorico, ritmico etc. - dove per "retorico" non si intende soltanto la "teoria delle figure di parola", ma anche la costruzione dell'entimema, simile ma non uguale al sillogismo, ed oltre: logica, dialettica e retorica sono teoricamente tre discipline non identiche, quantunque molto vicine) e il fatto che lo scarto manchi ad un livello non implica che manchi pure negli altri, sicché bisognerebbe scavarli tutti.

La saggezza dell'uomo della strada.

Un uomo sul / per il marciapiede:  "Una persona intelligente...".
Esistono varii tipi d'intelligenza, narranci le neuroscienze.
Ed il richiamo alla narrazione è voluto.

Aforisma.

Quando si passa la vita a fuggire, tentare d'avvicinarsi non può risultare che in un fallimento.

(Auto)formazione?

Hanno lavorato a formarmi per plasmare la forma acerba e perciò fittile dell'uomo, indi m'hanno introdotto alla sua mente (una didassi delle neuroscienze); ma chi non domina appieno la propria mente, e non la piega con la mano forte - o quantomeno entro n'è convinto - rifuggirà nell'autoformazione per risbucare a porgere il saputo a coloro che sono ad ascoltarlo per esercizio del libero arbitrio, si suppone.

giovedì 26 settembre 2013

L'Ottocento del non florido.

Dato che il non - io economico (scegliete l'idealista che volete, l'economia in senso originale e quella che corrisponde alla crematistica aristotelica - vedi Politica - non ha a che fare coll'autocoscienza) allo stato oppone resistenza a che io completi l'edizione in volumi tematici, continuerò a ri - leggere (cottidie, da buon clericus che non sta in convento) lo "Zibaldone" leopardiano nella ri - proposizione Mondadori in due volumi dell'edizione Flora, interessandomi perciò contemporaneamente di letteratura e filosofia (Schopenauer e Leopardi era il titolo di quel libro, ma i riferimenti del figlio di Monaldo, culturalmente parlando, erano anche non poco filosofici: collettore e fonte, come tanti. Collettore, e in quanto tale che raccoglie da più parti).
Quattro libri da leggere a casa ed uno in viaggio (lo faccio anche se l'esperienza mi ha insegnato il pericolo di smarrimento / -i).
Condividevo (e condivido) involontariamente libri da ben prima di certe pratiche: speriamo che chi li recupera, apprezzi ciò che ha trovato.

Come per l'estetica II. Rileggere (Della tradizione IV).

Johann Heinrich Lambert, cioè per l'appunto chi usò la parola Fenomenologia prima di Hegel e di Husserl, Jacob Lorhard per l'ontologia. O almeno sapere che sono esistiti e cosa hanno donato ad alcuni rimasti più famosi di loro.

Come per l'estetica...(Della tradizione III)

...dovrò prossimamente richiamare in vita il nome di colui che per primo nella modernità usò la parola
"fenomenologia": ad oggi si va diffondendo la convinzione, non tanto di una invenzione hegeliana, ma che
"fenomenologia" sia qualcosa che ha senso pressoché solo se rapportato ad Husserl.
L'impostazione husserliana è uno dei sostegni dell'interpretazione del minimo degli esseri umani; ma, con tutto il rispetto, un poco di memoria storica.

mercoledì 25 settembre 2013

Il Cosmo XV ii, 3.

Tu la mente imperversi, infiammi il seno.

Minima philoso - logi - (ph)ica (Della tradizione II).

Leggere Gorres ed altri discepoli di Schelling; leggere Engels, Kautsky, Plechanov, Eduard Bernstein; Maine de Biran e Melchiorre Gioia: senza i minori ed i minimi (per chi?) non si capiranno i grandi, anche perché nella maggior parte dei casi sono i minori ed i minimi quelli che difendono i grandi e coloro che, a loro modo proficuamente per chi li segue, li "travisano", (tra-)passati o meno, e quindi anche quelli contro cui, perlopiù, definiscono il proprio essere oltre i nuovi grandi.

Felini da pagina.

Io per mia natura non sono lontano dal dubbio anche sopra le cose credute indubitabili.
Ah, scusate, è Leopardi, Zibaldone di pensieri, 15.

Antiquus pro moderno.

Consigli politici rapportati all'odierno.
Giovanni Gioviano Pontano, De Sermone II xvii, 9: "et sapientissimi rerum publicarum administratores in maxime periculosis casibus hilaritatem fingunt; quae autem adversa, celant, quae ficta et laeta, efferenda in publicum curant".
Parafrasando: non prendete questa citazione come un avallo del comportamento di certi brianzoli o toscani, ché va letta semmai allo specchio. Infatti: quando mai certa gente è credibile come lettrice di Pontano, ed inoltre intenditrice tale da conformare a tale lettura i proprii comportamenti, anche se certo il loro profilo complessivo ne guadagnerebbe?

Massimi sistemi.

"Quand'è, si sente". Sarà quindi che il mio orecchio è malato, poiché ho creduto di sentire dov'era silenzio. E no, non sono un vipistrello.

martedì 24 settembre 2013

C'era una volta...

...la necessità della dispensa papale per maneggiare certi libri: ora è abbastanza andare a Pavia. E meno male, perché coi testi che tratto, almeno un passo di quel tipo c'è quasi in ogni opera, persino in quel Trissino che Voltaire lodò nel Traité sur la poesie epique per la sua parsimonia nell'uso di tali scene.
Le  fonti son fonti, e punto.

Sospetto d'una fonte per il Cosmo: L'elettione di Urbano papa VIII di Francesco Bracciolini.

Sulla contaminatio come aspetto critico da tenere costantemente presente.

Cosmo.

XII lxxiii, 5 - 6: "E più de la beltà, del vago aspetto, / l'innamora il valor novo e sublime".
Si potrebbe credere impossibile: Certo, si potrebbe. Di sicuro, assieme.

Storia.

Ricerca: trasformazione. Delle risposte in nuove domande, di nuove risposte a vecchie domande.

Elideismo. (Della tradizione I).

L'indirizzo contenente la parola volutamente sbagliata (neoformazione?) elideismo segnala un titolo dalla volontà doppiamente provocatoria: due volte in quanto l'errore è pure pensato in omaggio ad Ippia di Elide, o quantomeno alla sua prassi di maestro sofista che si faceva pagare per fornire insegnamenti in varie discipline.
Comunque i punti di riferimento sono varii, oltre ai tre principali, ossia la Sofistica (Ippia di Elide, ma anche Gorgia da Leontini e Protagora da Abdera); l'Aristotele delle arti della parola e dei Parva Naturalia in particolare, cioé quello meno famoso eppure sfruttato molto e deviato ancor più; lo scetticismo antico e moderno, particolarmente la parte che discute in modo più franco dell'affidabilità dei sensi, tendenzialmente secondo quella ricostruzione non è chiaro quanto affidabile che sarebbe l'orientamento di Carneade.
L'altro pilastro di questa scrittura riflesso di un tentativo di lettura (di un enigma) è l'impostazione che vede quale connata ad un discorso di ricerca la presa in considerazione della polisemia come inclusa nella "realtà", il presupporre la possibilità che l'errore stesso (fin dove è poi effettivamente errore, il che in conclusione non si stabilisce così pacificamente) offre fecondamente all'interpretazione; e tale presa in considerazione deriva dal fondamento della mia formazione, filologico - letteraria, che ha continuamente a che fare coll'errore e con il suo essere accettato dalla tradizione.
Questo significa anche che sono accomunato soprattutto per alcuni dati di fondo col metodo utilizzato nel fare filosofia (ma le mie sono solo considerazioni varie di arti liberali e di arti  civili - e considero in questo caso l'equivocità di senso del termine arte produttiva, e quindi volutamente mantenuta) da Nietzsche, che perciò va associato ai tre precedenti nel forgiare la chiave interpretativa di ciò che sarà qui scritto.
Comunque quasi ogni mia lettura (ed io sono prima di tutto un lettore, innanzitutto un lettore per passione e quindi professionale) ha depositato qualcosa che viene usato per Agire sull'Esterno (Idealismo ed Empirismo sono arrivati al dubbio integrale sull'esteriore) e ciò significa che qualsiasi idea su di un mio preciso orientamento sarà prima o poi, leggendo gli "aforismi" che qui compariranno, sarà indefettibilmente destinata a scontrarsi con delle contraddizioni (anche se leggere questa presentazione può far sospettare un futuro di fiumi equatoriali di parole, la maggior parte dei testi sarà brevissima). E, poiché è tempo, chiudo.