lunedì 30 settembre 2013

Curioso.

E' certo interessante il compiacimento con cui Giovanni Carlo Coppola descrive ne Il Cosmo l'apparizione demoniaca nonché il regno della (malvagia) Sibilla.
Certo il vescovo aveva uno scopo didattico - morale: sotto le apparenze piacevoli si cela il male, l'orrore, e quant'altro si preferisca; eppure...
. Si veda anche il Meschino di Tullia d'Aragona.

Sensibile.

L'epifania del gran pallor di Morte.

Sul linguaggio.

Di sperare / disperare: il sandhi porta a galla nel primo termine ciò che il secondo cerca di nascondere anche a sé stessi. La lingua parla molto.

Illuminazione.

Vide Atteone una dea. Fu sbranato.

venerdì 27 settembre 2013

La scuola d'Ippia (Della tradizione V).

Il pensiero umano è una continuità (indubbiamente Gilson nella Philosophie au Moyen age ha ragione ad insistere su quest'aspetto, ma va applicato ad ogni "cambio d'epoca": Guelincx ancora in pieno XVII secolo pubblica Quaestiones quodlibeticae) discontinua, oppure una discontinuità continua, cioé una costante mescolanza di distacchi dal recepito dove però anche le fratture maggiori conservano elementi della tradizione (ovvero la recuperano, in quanto non è detto che la tradizione operante sia la più prossima: basta pensare all'arcaismo frontoniano, che riportò in auge Ennio e Nevio).
Certo è più facile la continuità, che in genere nel campo della ricerca si sostanzia nel richiamare - e quindi limitarsi a - pochi classici facilmente accessibili, certamente presenti, ma in forma pura solo nei totalmente incapaci.
È più raro di quanto si creda il trapianto integrale, è più rara di quanto si creda, la fonte unica: per il primo aspetto possiamo rifarci al principio filologico per cui il copista più fedele è quello colle minori competenze. Chi si fa autore in proprio vuol mostrare di non essere un altro, seppure le epoche "classiche" non fossero ossessionate dalla originalità quanto gli ultimi due secoli, e la loro originalità fosse piuttosto una originalità della variazione.
Per il secondo, la memoria opera anche inconsciamente, ed in certi campi come quello letterario a varii livelli (logico, lessicale, sintagmatico, retorico, ritmico etc. - dove per "retorico" non si intende soltanto la "teoria delle figure di parola", ma anche la costruzione dell'entimema, simile ma non uguale al sillogismo, ed oltre: logica, dialettica e retorica sono teoricamente tre discipline non identiche, quantunque molto vicine) e il fatto che lo scarto manchi ad un livello non implica che manchi pure negli altri, sicché bisognerebbe scavarli tutti.

La saggezza dell'uomo della strada.

Un uomo sul / per il marciapiede:  "Una persona intelligente...".
Esistono varii tipi d'intelligenza, narranci le neuroscienze.
Ed il richiamo alla narrazione è voluto.

Aforisma.

Quando si passa la vita a fuggire, tentare d'avvicinarsi non può risultare che in un fallimento.

(Auto)formazione?

Hanno lavorato a formarmi per plasmare la forma acerba e perciò fittile dell'uomo, indi m'hanno introdotto alla sua mente (una didassi delle neuroscienze); ma chi non domina appieno la propria mente, e non la piega con la mano forte - o quantomeno entro n'è convinto - rifuggirà nell'autoformazione per risbucare a porgere il saputo a coloro che sono ad ascoltarlo per esercizio del libero arbitrio, si suppone.

giovedì 26 settembre 2013

L'Ottocento del non florido.

Dato che il non - io economico (scegliete l'idealista che volete, l'economia in senso originale e quella che corrisponde alla crematistica aristotelica - vedi Politica - non ha a che fare coll'autocoscienza) allo stato oppone resistenza a che io completi l'edizione in volumi tematici, continuerò a ri - leggere (cottidie, da buon clericus che non sta in convento) lo "Zibaldone" leopardiano nella ri - proposizione Mondadori in due volumi dell'edizione Flora, interessandomi perciò contemporaneamente di letteratura e filosofia (Schopenauer e Leopardi era il titolo di quel libro, ma i riferimenti del figlio di Monaldo, culturalmente parlando, erano anche non poco filosofici: collettore e fonte, come tanti. Collettore, e in quanto tale che raccoglie da più parti).
Quattro libri da leggere a casa ed uno in viaggio (lo faccio anche se l'esperienza mi ha insegnato il pericolo di smarrimento / -i).
Condividevo (e condivido) involontariamente libri da ben prima di certe pratiche: speriamo che chi li recupera, apprezzi ciò che ha trovato.

Come per l'estetica II. Rileggere (Della tradizione IV).

Johann Heinrich Lambert, cioè per l'appunto chi usò la parola Fenomenologia prima di Hegel e di Husserl, Jacob Lorhard per l'ontologia. O almeno sapere che sono esistiti e cosa hanno donato ad alcuni rimasti più famosi di loro.

Come per l'estetica...(Della tradizione III)

...dovrò prossimamente richiamare in vita il nome di colui che per primo nella modernità usò la parola
"fenomenologia": ad oggi si va diffondendo la convinzione, non tanto di una invenzione hegeliana, ma che
"fenomenologia" sia qualcosa che ha senso pressoché solo se rapportato ad Husserl.
L'impostazione husserliana è uno dei sostegni dell'interpretazione del minimo degli esseri umani; ma, con tutto il rispetto, un poco di memoria storica.

mercoledì 25 settembre 2013

Il Cosmo XV ii, 3.

Tu la mente imperversi, infiammi il seno.

Minima philoso - logi - (ph)ica (Della tradizione II).

Leggere Gorres ed altri discepoli di Schelling; leggere Engels, Kautsky, Plechanov, Eduard Bernstein; Maine de Biran e Melchiorre Gioia: senza i minori ed i minimi (per chi?) non si capiranno i grandi, anche perché nella maggior parte dei casi sono i minori ed i minimi quelli che difendono i grandi e coloro che, a loro modo proficuamente per chi li segue, li "travisano", (tra-)passati o meno, e quindi anche quelli contro cui, perlopiù, definiscono il proprio essere oltre i nuovi grandi.

Felini da pagina.

Io per mia natura non sono lontano dal dubbio anche sopra le cose credute indubitabili.
Ah, scusate, è Leopardi, Zibaldone di pensieri, 15.

Antiquus pro moderno.

Consigli politici rapportati all'odierno.
Giovanni Gioviano Pontano, De Sermone II xvii, 9: "et sapientissimi rerum publicarum administratores in maxime periculosis casibus hilaritatem fingunt; quae autem adversa, celant, quae ficta et laeta, efferenda in publicum curant".
Parafrasando: non prendete questa citazione come un avallo del comportamento di certi brianzoli o toscani, ché va letta semmai allo specchio. Infatti: quando mai certa gente è credibile come lettrice di Pontano, ed inoltre intenditrice tale da conformare a tale lettura i proprii comportamenti, anche se certo il loro profilo complessivo ne guadagnerebbe?

Massimi sistemi.

"Quand'è, si sente". Sarà quindi che il mio orecchio è malato, poiché ho creduto di sentire dov'era silenzio. E no, non sono un vipistrello.

martedì 24 settembre 2013

C'era una volta...

...la necessità della dispensa papale per maneggiare certi libri: ora è abbastanza andare a Pavia. E meno male, perché coi testi che tratto, almeno un passo di quel tipo c'è quasi in ogni opera, persino in quel Trissino che Voltaire lodò nel Traité sur la poesie epique per la sua parsimonia nell'uso di tali scene.
Le  fonti son fonti, e punto.

Sospetto d'una fonte per il Cosmo: L'elettione di Urbano papa VIII di Francesco Bracciolini.

Sulla contaminatio come aspetto critico da tenere costantemente presente.

Cosmo.

XII lxxiii, 5 - 6: "E più de la beltà, del vago aspetto, / l'innamora il valor novo e sublime".
Si potrebbe credere impossibile: Certo, si potrebbe. Di sicuro, assieme.

Storia.

Ricerca: trasformazione. Delle risposte in nuove domande, di nuove risposte a vecchie domande.

Elideismo. (Della tradizione I).

L'indirizzo contenente la parola volutamente sbagliata (neoformazione?) elideismo segnala un titolo dalla volontà doppiamente provocatoria: due volte in quanto l'errore è pure pensato in omaggio ad Ippia di Elide, o quantomeno alla sua prassi di maestro sofista che si faceva pagare per fornire insegnamenti in varie discipline.
Comunque i punti di riferimento sono varii, oltre ai tre principali, ossia la Sofistica (Ippia di Elide, ma anche Gorgia da Leontini e Protagora da Abdera); l'Aristotele delle arti della parola e dei Parva Naturalia in particolare, cioè quello meno famoso eppure sfruttato molto e deviato ancor più; lo scetticismo antico e moderno, particolarmente la parte che discute in modo più franco dell'affidabilità dei sensi, tendenzialmente secondo quella ricostruzione non è chiaro quanto affidabile che sarebbe l'orientamento di Carneade.
L'altro pilastro di questa scrittura riflesso di un tentativo di lettura (di un enigma) è l'impostazione che vede quale connata ad un discorso di ricerca la presa in considerazione della polisemia come inclusa nella "realtà", il presupporre la possibilità che l'errore stesso (fin dove è poi effettivamente errore, il che in conclusione non si stabilisce così pacificamente) offre fecondamente all'interpretazione; e tale presa in considerazione deriva dal fondamento della mia formazione, filologico - letteraria, che ha continuamente a che fare coll'errore e con il suo essere accettato dalla tradizione.
Questo significa anche che sono accomunato soprattutto per alcuni dati di fondo col metodo utilizzato nel fare filosofia (ma le mie sono solo considerazioni varie di arti liberali e di arti  civili - e considero in questo caso l'equivocità di senso del termine arte produttiva, e quindi volutamente mantenuta) da Nietzsche, che perciò va associato ai tre precedenti nel forgiare la chiave interpretativa di ciò che sarà qui scritto.
Comunque quasi ogni mia lettura (ed io sono prima di tutto un lettore, innanzitutto un lettore per passione e quindi professionale) ha depositato qualcosa che viene usato per Agire sull'Esterno (Idealismo ed Empirismo sono arrivati al dubbio integrale sull'esteriore) e ciò significa che qualsiasi idea su di un mio preciso orientamento sarà prima o poi, leggendo gli "aforismi" che qui compariranno, sarà indefettibilmente destinata a scontrarsi con delle contraddizioni (anche se leggere questa presentazione può far sospettare un futuro di fiumi equatoriali di parole, la maggior parte dei testi sarà brevissima). E, poiché è tempo, chiudo.