sabato 26 ottobre 2013

Esteriorità.

L'aspetto "selvaggio" comincia a spiacere a chi l'ha sempre con distacco "portato" senza posa ovvero affettazione quando se ne è stancato ma non può cambiarlo; e quanto più si prolunga il tempo in cui non può modificarlo, tanto più aumenta la sua incapacità di sopportarlo.

Tipicamente italiano.

Enea Silvio Piccolomini, Commentarii I xix: "potestatem populi omnem habere senatum".
In un regime rappresentativo italiano i rappresentanti cercano sempre di escludere i rappresentati, teorici
(appunto) detentori del potere delegato all'organo, dall'esercizio diretto del potere decisionale, anche nei casi (cado, -is, cecidi, casum, cadere) eccezionali in cui esso è previsto, perché rapidamente si assuefanno a considerare l'officium per il quale temporaneamente creati sunt (si noti il valore del sintagma latino "repubblicano", come - da latino del primo anno di liceo - tutte le costruzioni col doppio nominativo riguardanti "cariche" rigorosamente concepite come temporanee, ed il concetto dell'italiano antico di "creato" come "servo", ideologicamente importante fra i vari significati: il magistrato è un luogo - altro senso possibile del latino - di temporaneo servizio ai cittadini) un possesso personale, una specie di allodio da mantenere, semmai estendere e, se possibile, lasciare in retaggio (a strascico, come un pesce azzurro impigliato) ai propri discendenti: quando proprio la monarchia fosse impossibile, inserirsi anche in secondo piano nel Libro d'Oro dei detentori del privilegio che davanti a te gli altri si sberrettino, uscire da quell'indistinto che ancora sono gli homines novi ed entrare nella perpetuità del salamelecco obbligato e dei "maiores mei", ad essi attentamente associando, in grazia del virtuoso circolo dovuto all'ingresso: "et pecunia, et agros, pecudes et palatia".

Quomodo sine culpa.

Nulla cognitio, nulla temptatio; nulla temptatio, excruciatio nulla; nulla excruciatio, terror nullus; nullus terror, delictum nullum.

Aeneae Silvii Commentarii I xxiv.

"Neque dignitas [...] semper merenti patet [...]. Quidam tamen illam merentur, post assequuntur; quidam tum dignos ea se reddunt, cum potiuntur; nonnulli usque ad sepulchrum immeriti raptam trahunt".

Connessione.

1:78000000000000
La probabilità (e si potrebbe sostanzialmente ancora ritenere un rapporto ottimistico) che si verifichi una concatenazione di due eventi (la quale si potrebbe analizzare però in ulteriori sottoeventi od atti).
Anche questa riflessione ottiene (ma tiene? Panta rei) che qualsiasi procedimento razionale non raggiunge presumibilmente un autentico "atomo logico".

Haydn (Della tradizione XIV).

L'immancabile "orecchio" e la sua proiezione storica.
Nell'opera 93 c'è un passaggio dell'orchestra che fino ad un certo punto ne richiama un altro ben più circolante.
Un orecchio con buona "memoria" deve subito fare il collegamento e disporre la catena della voluta citazione e della altrettanto cosciente, volontaria variazione.
Così in prosa ed in poesia sul versante
"creativo" e su quello meramente critico (in valenza piena e non deficiente di una parte); così ci vuole orecchio per il disegno, per la grafica e l'incisione, per la storicità temporalmente bidirezionale della scultura e dell'architettura, non notwendiger vigile, ma anche subconscia ed inconscia.

Bene?

Lasciare un segno indelebile: quello che tutti vorrebbero.
Se non fosse in negativo.

Breve.

Vetera aut mors.

sabato 12 ottobre 2013

Sulle fonti (Della tradizione XIII).

Essenzialmente: mai limitarsi ai testi consueti e sulle mancanze di seguito stabilite dalla tradizione: le mie ricerche sull' "Italia liberata da' gotti" di Giangiorgio Trissino stanno dimostrando che il poema considerato forse il meno letto ed imitato della letteratura italiana è stato più citato e strutturalmente citato  - ossia sfruttato in silenzio su più piani - (quindi, letto) di quanto si credesse fino ad oggi.

Somiglianza / dissimiglianza I.

L'essere umano ed il libro sono entrambi ritenuti razionali; ma l'essere umano  può rifiutarsi d'essere letto, ancor prima che interpretato.

giovedì 10 ottobre 2013

Nei secoli.

Si che di lui non penso altro, che male.

So in bocca a chi sarebbe perfetto questo verso trissiniano (Italia liberata da' gotti, libro cinque, verso 68).

In Italia un adulto su tre "scarso" in lettura e matematica.

In Italia un adulto su tre "scarso" in lettura e matematica
Troppo facile, dopo anni in cui ogni giorno di più si andava affermando l'idea che fosse inutile studiare una lingua che si parla dalla nascita.

Adfirmatio​...

Non petita, accusatio manifesta: ovvero la pubblicità Mediaset sulle tasse, verrebbe da dire, ad avere una propensione alla corrosività...

Tra luce ed ombra.

Perché mi interesso del Cinquecento ?
Per la luce.
Si sa, il sedicesimo secolo è il secolo del massimo, corrusco, abbarbagliante splendore della letteratura italiana
(invero sarebbe più esatto "in Italia").
Per questo l'ho scelto.
Per Ariosto.
Per Machiavelli.
Per Torquato Tasso.
Per loro.
Per guardare oltre la loro luce, vedere ed indagare in ciò che giace nell'ombra di cui si nutrono e senza i quali la grandezza che gli è riconosciuta non sarebbe quello che è, o quantomeno non come è.
Se sono tornato alla forma di Leopardi che è nello Zibaldone quindi a quarantacinque anni ormai superati, ciò è accaduto perché maggiore è la luce, più difficile, perché più profonda, è l'oscurità in cui muoversi: Niccolò degli Agostini ed altri come fonti dell'Orlando Furioso ma non solo come suo sacco vitellino; Giangiorgio Trissino come modello, oltre che serbatoio (e ricordiamo uno dei valori di "serbare") di Torquato Tasso, ed in che misura costui divorò, Crono alla rovescia, il proprio padre Bernardo nelle opere che scrisse (Tasso senior vivo, le sue Lettere furono fra le più ammirate; lo stile delle sue poesie, o quantomeno un tipo di metro, ebbe fortuna in Spagna). Forse riuscirò ad aggiungere qualche tratto a quei visi, ed a dare più figura, maggior corpo alla "gloria riflessa" del loro nome.
Per giungere a Leopardi, prima di arrivare nelle Marche dovrei partire dalla Sicilia, passare da Lombardia (in senso medievale) e Veneto, attraversare l'Emilia per peregrinare in Umbria e Toscana, e vagare per il resto della Penisola, e poi rientrare nel borgo di Recanati.
Ma non è detto che scavare ovunque per altro non mi porti anche là: diceva qualcuno che Torquato Tasso lesse tutto; ma Leopardi due secoli e più dopo fu altrettanto e forse più vorace (il primo da cui "sentii parlare" di Girolamo Graziani). Tra luce ed ombra mi muovo, ma sapendo che, come per l'universo, molto più è quello in ombra, e perciò vi è maggior numero di scoperte in essa.

Discussion​e (elideismo II. Della tradizione XII).

Ogni testo che si legge non si accoglie come il Libro.
Si legge già la prima volta coll'intenzione di annotarlo di varie note.
E con varie intendo la parola non solo nel suo senso di "frequenti, copiose, numerose", ma anche variegate, su argomenti disparati, con differenti atteggiamenti.
Per leggere si chiama a raccolta tutto l'uomo, (come scrisse un pensatore cinquecentesco) e cioé ogni acquisizione intellettuale precedente, esperienza.
Come segnalato in Che cos'è l'elideismo, ogni rimando del testo ad altri testi implica verifica del brano citato tenendo conto dell'altezza temporale e sforzo di comprendere:
a) il brano citato ed il pensiero del suo autore.
b) l'interpretazione che ne da colui che cita.
c) il quadro culturale dell'epoca in cui tale interpretazione viene espressa astraendo il più possibile dalle interpretazioni odierne.
d) il fatto di partire dall'assunto che l'interpretazione di una "scuola" rispetto ad un argomento è una indicazione di massima, che ogni pensatore è differente dagli altri, di dover includere e non escludere le immancabili sfumature ed anzi porle altrettanto immancabilmente l'una di fronte all'altra.
e) delineare le maggioranze interpretative sugli argomenti specifici all'interno di una "scuola" e quindi indicare la divaricazione dell'autore rispetto all'accordo in linea generale di altri autori.
f) utilizzare appunto sempre termini quali "opinione maggioritaria",
"accordo" e simili: "verità" solo fra virgolette, con una maiuscola in funzione disoggettivante, o preceduta da cosiddetto od altre parole di senso comparabile.
g) formarsi un parere su come vada interpretato un luogo critico e non esitare nell'indicare l' "errore" pur rimanendo pronti a correggersi.
Insomma, col libro (  col suo autore) si dialoga nel senso che ci si discute, si disputa, anche si litiga, parola per parola.
E ci si avrà comunque guadagnato.

mercoledì 9 ottobre 2013

Per l'Europa (La questione delle lingue I).

Mi è capitato di leggere locandine di convegni col titolo che si chiedeva che lingua si poteva scegliere per l'Europa.
Due: il latino e il neogreco.

Universali.

Non usarli troppo.
In guardia contro il concetto.
Saper apprezzare il fatto che lo stesso "concetto" venga espresso con parole differenti: questa può essere la parte buona della disciplina figlia della filosofia che porta il nome di retorica.
Retore: Vir exprimendi bonum cum pulchris verbis capax.

Problema narrativo.

Solimano nella Gerusalemme liberata.
Un nemico quasi perfetto; se non fosse per come muore. 

Coppia.

Nel mio caso, Buona Sorte e Privazione s'accompagnano sempre in gaio accordo.

Fondamentali (Della tradizione XI).

Sono i due concetti di contaminazione e di dislocazione.
Il primo è il principio per cui in qualunque scritto pubblicato da chi abbia letto più di un libro, le sue fonti sono plurime, ed il suo testo una composizione più o meno cosciente di esse.
Il secondo è quello per cui un brano di una fonte può essere (è, nei più coscienti) ritrascritto in un luogo parallelo, ma anche riutilizzato in un contesto che non richiama topicamente in modo diretto un luogo identico o simile.
Attraverso ciò abbiamo una parte della fenomenologia della variazione nella citazione.
Citazione, allusione, composizione musiva.

La varietà.

La varietà... È la base del mondo, e il fermento dell'intelligenza (per usare un titolo di Franz von Baader). Unire la storia della Filosofia all'apprendimento dello spagnolo, l'economia politica all'analisi matematica, quindi cercare i punti di contatto nella differenza, e le distinzioni nelle supposte uguaglianze.

Scienza nuova.

Degli elementi XLIX: "furon essi filosofi e si intendevano di universali".
Questa uguaglianza è effettivamente fondata?

Domanda.

Dolori: prove della consistenza del "reale"?

Perché?

La funzione della multidisciplinarietà è che ciascuna delle discipline che si approfondisce scuota le certezze delle altre.

martedì 8 ottobre 2013

"filosoficamente" (Punto II).

Uno scritto pur recente sistema tali virgolette intorno alla parola quando accenna alla posizione di Claudio Tolomei sulla questione della lingua: esplorare invece la possibilità di una posizione filosofica (eventualmente non solida, mal esposta) di una formazione delle idee sulla questione derivante anche dalla meditazione di opere filosofiche (riconsiderare la filosofia del XVI secolo, di nuovo).

Punto.

E' importante notare, secondo il classico procedimento "elideistico" (le virgolette sono un artificio per sottolineare che non voglio certo dire di avere inventato io questa sottolineatura, ma che voglio riportarla al centro ovunque, anche affrontando il più misconosciuto degli autori in ombra: e qui si tratta di un tema rilevante in cui è invece coinvolto uno dei pensatori più importanti della storia umana ) di contestualizzazione dell'autore nell'epoca, - ed anzi, degli autori nelle epoche, con il fatto che ci troviamo di fronte ad una continuità secolare - che la retorica dopo Aristotele è filosofia.
Già il fatto che facesse parte di un sistema sofistico (Ippia di Elide come fondatore del sistema delle artes liberales? O della considerazione delle varie artes liberales come parte di un sistema?) indica qualche cosa; ma anche tralasciando di dare forma descrittiva al concetto dell'Elide come patria dell'umanesimo, non si potrà negare che il corpus aristotelico voglia essere un sistema di filosofia; e non si vorrà negare che di tale corpus, e conseguentemente del sistema filosofico, facciano parte Poetica e Retorica.
Ripartire da tale punto, riconsiderare le fonti di determinate discussioni, le fonti di determinati autori.
Esistono teorici dell'arte (nel senso che si dà oggi alla parola arte) ed esistono artisti solo "pratici"; ma esistono artisti che cercano di giustificare con una teoria la propria pratica artistica.
Nel XVI secolo più d'uno, e so di ricerche sul Novecento.
Punto.

Dicebatur.

Dicevano che uccidesse; affermavano plurime autorità fosse una malattia che rapiva, che trascinava irrimediabilmente alla morte.
Può farlo, a quanto pare, giungendo a presentare sintomi somiglianti ad una febbre malarica: sembra tranquilla per qualche tempo, ma sempre si riaffaccia dopo qualche intervallo, senza però cadenze precise, piuttosto arridendo dagli eventi, dagli oggetti insunuandosi per i sensi. 

Tutto.

Può accadere, salvo un solo, unico occorrimento.

Come funziona l'elideism​o.

Essendo esso essenzialmente critica, funziona con il controllo.
Per esempio, quando Hegel mostra di non condividere le posizioni di Newton, la reazione elideistica è una reazione filologica: leggere l'opera di Newton citata.
Nei limiti del possibile ci si giova dell'estensione del metodo dalla filologia "originale" alla filologia dei testi a stampa, cioé non si legge solamente una copia dell'ultima edizione disponibile nella lingua nostra, ma si cerca di risalire alla princeps originale, e di essa, (filologia dei testi a stampa, appunto) se risalente a prima dell'invenzioni di Firmin Didot, a quanti più esemplari possibili; se l'opera è stata successivamente rivista dall'autore ci si confronta colle ulteriori versioni per seguire gli sviluppi (o, se si è incontrata l'opera in una forma recenziore, si risale alle precedenti); quando si è individuata la tradizione "esterna" in cui l'opera si inserisce, la si percorre a monte ed a valle (opere "originali" e commenti), come delle sue fonti e dei suoi avversari, cercando di capire come interpretavano la questione, quali erano le somiglianze e quali le differenze. Si scarta l'idea che l'appartenenza di più di un pensatore
 ad un movimento significhi che tutti i suoi appartenenti la pensino allo stesso modo su ogni minima parte di una questione.
. Il fondamento del metodo si potrebbe dire che è la presa d'atto della molteplicità del fenomeno, e che il fenomeno viene interpretato, se pure la definizione non è completa.

Parole a doppio taglio.

D'altronde quasi tutte (quasi?) hanno più di una lettura.
Si veda per esempio Giambattista Vico, Scienza nuova, Degli elementi XXXIV: "Vera proprietà di natura umana è quella avvertita da Tacito [...]: ch'una volta che gli uomini sono sorpresi da una spaventosa superstizione, a quella richiamano tutto ciò ch'essi immaginano, vedono ed anche fanno"; ma quello che per alcuni uomini è verità e fonte di salvezza, per altri è superstizione quando non immane orribile idolatria.

Non manca mai.

Quel che almeno a me non manca mai è la mancanza di certezza, un'abbondanza inesauribile di dubbio, una dovizia più che lidia di critica, di risottoposizione al dibattito interno del solidamente fondato dalla concordia di più intelletti.

È bene.

Forse è bene che non siamo in grado di produrre la prova della
verità; altrimenti, poiché la funzione del cervello sembra sia dare la caccia
alla verità, senza saziarsi delle verità precarie che ci dà vivere
nel nostro tempo (per quanto assai probabilmente tale modo precario
sia l'unico modo a noi accessibile, quando non dovesse essere l'unico
semplicemente) il nostro organo più complesso sarebbe regredito,
quando non totalmente ed irrimediabilmente atrofizzato.

lunedì 7 ottobre 2013

Il campo della logica.

Bisogna aprire un dibattito su quale sia. Come scrissi altra volta, nella storia del pensiero umano il termine "logica" ha definito più di un concetto (e tralascio la questione di come si definisce "concetto", tanto più se si parte da Hegel).

Massime.

"Chi troppo ama sé stesso, ha pochi amici".
Italia liberata da' gotti VIII.
Chi troppo ama gli altri (in genere un altro essere umano) e troppo poco sé stesso, quasi sempre ne ha ancor meno (in primis quell'uno).

L'inverosimiglianza...

...di Corsamonte.
I critici censurano soprattutto lo scontro del guerriero colle tre schiere gote nel XXII libro.
Certo, se non si sta particolarmente attenti a collegare questa battaglia alla scena dei doni di Areta nel quinto libro, e (/ o) non si considera la differente stipulazione sottesa alla scena (il rapporto colla magia e le potenze ultraterrene: quando Trissino ne fa uso, somiglia assai a Boiardo ed ad Ariosto, all'intera tradizione cavalleresca, che d'altronde rifiuta meno di quanto si creda) la critica è fondata; ma poiché bisogna tenere conto dei due elementi cui si è fatto cenno e calarsi nella stipulazione dell'epoca, e più in generale nella Weltanschauung e nelle risorse critiche dell'epoca, una considerazione in tale prospettiva ed astratta dalle condizioni ed opinioni odierne cambierà almeno in parte la valutazione di un'opera (anche dell'Italia liberata da' gotti ).
Italia liberata da' gotti V ---> XXII.

Profezie della letteratura.

Alla fine del sesto libro dell'Italia liberata da' gotti: "Sopravvenne un messo / nativo gotto, e nominato Alfano, / che disse avanti il re queste parole: 'Signore, i' porto a voi novelle amare'".

Sempre avanti

Guardare sempre avanti.
Gli occhi fermi sull'ultimo obiettivo intellettuale fissato, e per il resto la vista di un cavallo (caballus= da tiro, da fatica; equus= da sfilata, da battaglia, da corsa) i bulbi oculari aiutati dai paraocchi a compiere ciò che ci si è posti come traguardo.
D'altronde, se si è sempre fatto così, avendo rapidamente appreso i propri limiti, sarebbe come se una persona con venti partite di scacchi giocate alle spalle per diletto pretendesse di disputare i campionati nazionali russi: andrebbe incontro ad una trasecolante sequela di memorabili dolorose sconfitte.

Inopia.

L'approssimarsi ad affrontare determinati argomenti subitaneamente dissecca ogni fonte della mia copia verborum et syntagmatum.

venerdì 4 ottobre 2013

Lavoro.

Ce ne è più di quanto si creda, colla conseguente fatica, nel rifacimento parziale e comunque nell'attenzione al dettaglio.

Reazione (La metodo II).

La mia reazione naturale di fronte ad un sillabo di corso universitario che propone la scelta fra alcuni testi affine ( :-> ) di preparazione dell'esame di profitto è, a fini pedagogici, essenzialmente (ovvero unicamente, esclusivamente) una: leggerli tutti sopprimendo la scelta a priori (ex ratione, in questo caso) a favore di quella a posteriori (critica oppure, se si vuole, in ratione).

La decadenza dell'Itali​a.

La decadenza dell'Italia è evidente: quasi duemilacento anni fa la discussione politica della penisola ha ruotato intorno alle azioni di Caio Giulio Cesare per circa vent'anni; oggi, nella stessa area geografica, il dibattito (politico?) gira attorno a ciò che farà domani Silvio Berlusconi: da vent'anni. La decadenza...

giovedì 3 ottobre 2013

La frase che tutti vorrebbero dire.

" non mi lodate tanto, / né mi biasmate ancor, perché parlate / fra gente che conosce il mio valore ";
Italia liberata da' gotti, I,636 - 38 

Metodo (la metodo. Della tradizione X).

Criticare negativamente sempre (in ogni evento, scritto, c'è qualcosa che non torna), ed assimilare sempre ciò che resiste alla critica (c'è in ogni caso qualcosa che ci consuona).

Arnold Geulincx.

Ethica, pag. 3: "faciendum quod dicit ratio (hoc oboedientiae) et id faciendum, non plus non minus (hoc iustitiae), ideoque non sui causa faciendum (hoc humilitatis est)". Ammettendo che fare non più e non meno di quanto la ragione prescrive sia giustizia (prima bisogna accordarsi sul valore di giustizia, che implica accordarsi a monte su cosa sia jus, e iustus: vd. Vico, Scienza nuova: ius da Ious, cioè Iovis); è ancor più dubbio, e perciò ancor maggiormente bisogna discutere, se sia in effetto unicamente virtù compiere azioni causa alterorum, come prescrive questa umiltà che prende il posto della temperanza, o non lo sia non dico maggiormente, ma presuppositivamente ed equiparabilmente compierle causa sui ovvero pro sibi. La temperanza è l'incarnazione dell' "in medio stat virtus", che, a chi ha scoperto una "nuova" religione, può parere il Verbo della mediocrità secondo il senso dispregiativo più recente, ma la cui pagana
 fuga dagli estremi è fondata sul principio che la "cura sui" è il presupposto necessario per essere in grado di aiutare gli altri (che poi l'altruismo pagano non sia universale si potrebbe dire che conseguentemente derivi, anche per il ragionamento secondo cui per aiutare tutti servono forze fattualmente infinite, il che non è nelle possibilità di un essere umano).

Al modo di Catullo (Della tradizione IX).

La felicità del massimo affetto,
l'infelicità del più alto disprezzo.
Tutto in un incontro.

mercoledì 2 ottobre 2013

Sulla finanza.

Circa il tema, decisamente torrido negli ultimi anni, le osservazioni da fare sono relativamente poche, e racchiudibili in uno spazio non eccessivo:
1) Oggi alla Finanza si muovono da più parti accuse pesanti;
2) gli effetti di cui siamo oggetto sembrano sostenere la validità di tali accuse.
Indubbiamente la crisi economico - finanziaria (etimologicamente, assai più economica - cioé riguardante i beni e l'agiatezza della "casa" privata - che finanziaria, ossia riguardante i livelli istituzionali di vario tipo, dato che essi sono appositamente nella medesima situazione del primo pagatore dell'IVA, su cui si scaricano solo in minima parte gli effetti dell'imposta, mentre il carico più pesante ricade sul cittadino, che invece ricopre il ruolo del pagatore ultimo dell'imposta) è dovuta all'utilizzo degli strumenti finanziari; ma:
a)gli strumenti in sé non hanno colpe;
b) gli inventori di tali strumenti hanno colpe nella misura in cui, pur trovandosi in una posizione conoscitiva privilegiata, si sono eventualmente "ingreggiati" al resto degli operatori.
Ovvero: se, per fare un esempio, rileviamo che una parte del problema sono (mettiamola per il momento così) i covered warrant, che amplificano le perdite dell'investitore in caso di errata valutazione, osserveremo prima di tutto, per concessione, come un qualsiasi giornalista finanziario consigli, in caso di investimento in uno strumento finanziario del genere, l'adozione di un limite massimo di tolleranza delle perdite (stop loss); in secondo luogo faremo l'osservazione più importante, ossia che un covered warrant è uno strumento concepito inizialmente come mezzo anti speculativo, come garanzia (warrant) dell'investimento.
In primis, il warrant dovrebbe essere comprato in associazione con un sottostante (una azione, in genere: Azioni ENI hanno associato un covered warrant ENI  ), e teoricamente non da solo; in secondo luogo, dovrebbe coprire l'investimento nel sottostante.
Ciò è possibile in quanto:
1) esistono warrant call (che guadagnano valore all'incrementarsi del valore del sottostante - i quali, a voler guardare hanno senso in una condizione e non in un'altra -) e
2) warrant put (che incrementano il valore al crescere della perdita del sottostante: i quali dovrebbero essere quelli più frequentemente usati, in quanto in genere si investe sull'incremento del valore nominale / facciale ).
Dunque, se si investe su di una azione nella convinzione che il suo valore nominale sul mercato crescerà, il warrant che più logicamente (in coerenza colla natura protettiva dello strumento) si dovrà comprare sarà il warrant put dal valore più prossimo a quello d'acquisto dell'azione sul mercato, in modo da guadagnare col warrant in caso di perdita di valore del sottostante; poiché inoltre i warrant hanno una scadenza, quello dovrebbe anche essere l'orizzonte d'investimento di chi ha impiegato il capitale.
Ciò servirebbe anche ad evitare la necessità della mediazione sulle perdite compiuta con acquisti ulteriori del titolo a prezzi più bassi dei precedenti.
In secundis, si deve evitare di comprare un warrant senza sottostante.
In tertiis, la procedura che garantirebbe in modo totale il funzionamento dello strumento secondo i suoi scopi sarebbe:
a) acquisto di una determinata quantità di azioni;
b) acquisto di una quantità di warrant put sufficiente a coprire le perdite derivanti da una discesa intesa come sopportabile entro un determinato orizzonte temporale;
c) acquisto di una quantità di warrant call sufficiente a coprire guadagni equivalenti alle perdite di cui al punto b entro il medesimo orizzonte temporale.
Il risultato sarebbe una totale neutralità dell'investimento.
La crisi non è dunque dovuta alla Finanza ed ai suoi strumenti, ma all'uso che ne viene fatto.
Se si associa ad una azione in ribasso un warrant call, il risultato sarà una intollerabile amplificazione delle perdite; come la medesima associazione produrrà un'identica intollerabile amplificazione dei guadagni in caso di incremento del valore nominale del sottostante. Ma l'errore tipicamente umano che è stato compiuto anche in questa crisi è quello che ha dato il primo tipo di amplificazione: errore compiuto non solo da piccoli investitori.
Il reverse floater, strumento oggi scomparso da sotto i riflettori, doveva svolgere la medesima funzione di un covered warrant put, e i credit default swap sono strumenti concettualmente identici costruiti per tutelare gli investitori dai fallimenti.
Dunque, certo la Finanza è Malvagia, quando diviene una leva della crematistica, e puramente d'essa, attraverso un utilizzo "contro natura" di mezzi edificati ad altro scopo.


Multipliciter legens (Della tradizione VIII).

Letture da pausa: Neues Organon di Lambert.
Lettura da viaggio: De Sermone di Giovanni Pontano.
Lettura da lavoro: L'Imperio vendicato di Antonio Caraccio.
Lettura lavorativa del sabato mattina: Enrico, ovvero Bisanzio acquistato di Lucrezia Marinella.
Letture post - lavorative notturne (circa fino alle 00:30): La guida dei perplessi di Mosé Maimonide; lo Zibaldone di pensieri di Giacomo Leopardi; la Scienza nuova di Giambattista Vico; il Trattato dell'argomentazione di Chaim Perelmann / Lucie Olbrechts - Tyteca.
Rielaborazione notturna affidata al cervello dormiente ore 01:00 - 05:00.

Flanerie I.

Curatiunculae meae fundamenta methodi sunt.

Di primo mattino.




Hermes, tu riconosci la tua gioia
dall'altrui lotta e dall'altrui vittoria.

L'imitazio​ne (Della tradizione VII).

L'imitazione e la definizione di reale è stipulazione.
La stipulazione dell'opinio plurimorum  (opinione comune, convinzione diffusa) antica è differente da quella di oggi, e comprende il creduto essere.
Tener conto delle differenze.

Relativism​o greco.

Emerge all'alba. Ossia già in Omero: non è forse infatti vero che Ettore nell'Iliade sarebbe il guerriero perfetto, se solo non si trovasse "dalla parte sbagliata" ?
Perfettamente umano, difetti compresi. Altre civiltà non trovarono ed ancor oggi trovano così semplice fare una simile concessione.

martedì 1 ottobre 2013

Relazioni (Della tradizione VI).

E approfondimenti.
Fenomenologia (Lambert); Estetica (Aristotele, Baumgarten); Ermeneutica (Aristotele, Schleiermacher etc. ) sono campi di cui riscoprire la reciproca correlazione con però attenzione alle origini per elaborare le sfumature; altra cosa è l'ontologia.