giovedì 3 ottobre 2013

Arnold Geulincx.

Ethica, pag. 3: "faciendum quod dicit ratio (hoc oboedientiae) et id faciendum, non plus non minus (hoc iustitiae), ideoque non sui causa faciendum (hoc humilitatis est)". Ammettendo che fare non più e non meno di quanto la ragione prescrive sia giustizia (prima bisogna accordarsi sul valore di giustizia, che implica accordarsi a monte su cosa sia jus, e iustus: vd. Vico, Scienza nuova: ius da Ious, cioè Iovis); è ancor più dubbio, e perciò ancor maggiormente bisogna discutere, se sia in effetto unicamente virtù compiere azioni causa alterorum, come prescrive questa umiltà che prende il posto della temperanza, o non lo sia non dico maggiormente, ma presuppositivamente ed equiparabilmente compierle causa sui ovvero pro sibi. La temperanza è l'incarnazione dell' "in medio stat virtus", che, a chi ha scoperto una "nuova" religione, può parere il Verbo della mediocrità secondo il senso dispregiativo più recente, ma la cui pagana
 fuga dagli estremi è fondata sul principio che la "cura sui" è il presupposto necessario per essere in grado di aiutare gli altri (che poi l'altruismo pagano non sia universale si potrebbe dire che conseguentemente derivi, anche per il ragionamento secondo cui per aiutare tutti servono forze fattualmente infinite, il che non è nelle possibilità di un essere umano).

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