giovedì 10 ottobre 2013

Discussion​e (elideismo II. Della tradizione XII).

Ogni testo che si legge non si accoglie come il Libro.
Si legge già la prima volta coll'intenzione di annotarlo di varie note.
E con varie intendo la parola non solo nel suo senso di "frequenti, copiose, numerose", ma anche variegate, su argomenti disparati, con differenti atteggiamenti.
Per leggere si chiama a raccolta tutto l'uomo, (come scrisse un pensatore cinquecentesco) e cioé ogni acquisizione intellettuale precedente, esperienza.
Come segnalato in Che cos'è l'elideismo, ogni rimando del testo ad altri testi implica verifica del brano citato tenendo conto dell'altezza temporale e sforzo di comprendere:
a) il brano citato ed il pensiero del suo autore.
b) l'interpretazione che ne da colui che cita.
c) il quadro culturale dell'epoca in cui tale interpretazione viene espressa astraendo il più possibile dalle interpretazioni odierne.
d) il fatto di partire dall'assunto che l'interpretazione di una "scuola" rispetto ad un argomento è una indicazione di massima, che ogni pensatore è differente dagli altri, di dover includere e non escludere le immancabili sfumature ed anzi porle altrettanto immancabilmente l'una di fronte all'altra.
e) delineare le maggioranze interpretative sugli argomenti specifici all'interno di una "scuola" e quindi indicare la divaricazione dell'autore rispetto all'accordo in linea generale di altri autori.
f) utilizzare appunto sempre termini quali "opinione maggioritaria",
"accordo" e simili: "verità" solo fra virgolette, con una maiuscola in funzione disoggettivante, o preceduta da cosiddetto od altre parole di senso comparabile.
g) formarsi un parere su come vada interpretato un luogo critico e non esitare nell'indicare l' "errore" pur rimanendo pronti a correggersi.
Insomma, col libro (  col suo autore) si dialoga nel senso che ci si discute, si disputa, anche si litiga, parola per parola.
E ci si avrà comunque guadagnato.

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