sabato 26 ottobre 2013

Tipicamente italiano.

Enea Silvio Piccolomini, Commentarii I xix: "potestatem populi omnem habere senatum".
In un regime rappresentativo italiano i rappresentanti cercano sempre di escludere i rappresentati, teorici
(appunto) detentori del potere delegato all'organo, dall'esercizio diretto del potere decisionale, anche nei casi (cado, -is, cecidi, casum, cadere) eccezionali in cui esso è previsto, perché rapidamente si assuefanno a considerare l'officium per il quale temporaneamente creati sunt (si noti il valore del sintagma latino "repubblicano", come - da latino del primo anno di liceo - tutte le costruzioni col doppio nominativo riguardanti "cariche" rigorosamente concepite come temporanee, ed il concetto dell'italiano antico di "creato" come "servo", ideologicamente importante fra i vari significati: il magistrato è un luogo - altro senso possibile del latino - di temporaneo servizio ai cittadini) un possesso personale, una specie di allodio da mantenere, semmai estendere e, se possibile, lasciare in retaggio (a strascico, come un pesce azzurro impigliato) ai propri discendenti: quando proprio la monarchia fosse impossibile, inserirsi anche in secondo piano nel Libro d'Oro dei detentori del privilegio che davanti a te gli altri si sberrettino, uscire da quell'indistinto che ancora sono gli homines novi ed entrare nella perpetuità del salamelecco obbligato e dei "maiores mei", ad essi attentamente associando, in grazia del virtuoso circolo dovuto all'ingresso: "et pecunia, et agros, pecudes et palatia".

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