lunedì 11 novembre 2013

La galera (Tradizione XVII).

Giulio Natali "La vita e le opere di Pietro Metastasio", pagina 16: "Ma la sua gran vena era inaridita: in quest'ultimo periodo non  compose altri melodrammi che Il trionfo di Clelia (1763), Romolo ed Ersilia (1765) [...] Il Ruggero (1771)".
Definì Giuseppe Verdi il periodo dopo il Nabucco "anni di galera": anni in cui musicò libretti patriottici o di tema religioso - combattivo perché il successo del Nabucco l'aveva chiuso nella galera di quei temi.
Qualsiasi autore di successo ha la sua galera: se è fortunato, postuma; altrimenti, già in vita.
Così per Metastasio.
Ammettiamo pure che la sua vena si fosse inaridita; ma Natali sembra istituisca un parallelo pregiudiziale fra il non scrivere più libretti e l'inaridimento della vena poetica.
L'elideismo è la pratica della lettura a tappeto dell'opera di un autore proprio come tentativo di rompere le sbarre di una galera che per gli autori di livello è certamente ingiustificata, e per i non massimi è da verificare con molta, assai, tantissima pazienza.
Questo schema fa il paio con quello che vuol vedere le opere "minori" di un autore unicamente come lavori preparatori del suo riconosciuto vertice.
Cercando bene si troverà anche altro.

Nessun commento:

Posta un commento