lunedì 7 luglio 2014

In fondo, di socratismo si tratta.

In fondo, di socratismo si tratta; ma di un socratismo in salsa d'Aristofane, che prova a leggere Socrate prendendo per chiave giusta di lettura quell'assimilazione di Socrate ai Sofisti che fa così clamorosa mostra di sé nelle Nuvole.
Che tale associazione sia campata in aria totalmente la vulgata lo assume come dato vichianamente inverato sulla base di testimonianze considerate autorevoli; ma: 1) le testimonianze richiamate sopra, ovvero meglio, i testimoni più "affidabili" perché maggiormente vicini sotto il profilo della temporale ed ambientale prossimità, sono pochi (tre) e di parte, in quanto o diretti discepoli di Socrate, cioè Platone e Senofonte, tra l'altro dichiaratamente difensori del maestro; o discepoli di discepoli, quale Aristotele. 2) questa necessità di negare del tutto l'associazione aristofanea di Socrate ai Sofisti viene appoggiata dai testimoni alla prova in contrario della mancanza di mercede (cioè di un corrispettivo in moneta per il tempo e gli sforzi intellettuali profusi da Socrate per trasmettere a chi andava a "scuola" da lui - ma pensiamo alla valenza iniziale di skolé - la sua sapienza dell'insipienza, come invece facevano gli altri Sofisti, mutandola in merce), nonché al "fatto" per cui, mentre i Sofisti insegnavano a costruire argomentazioni allo scopo di far prevalere una tesi, Socrate insegnava a far prevalere la verità.
Ma tutto ciò non toglie che Socrate apparisse assimilabile agli altri Sofisti, e che l'insistere di chi lo seguì per distinguerlo da quelli fosse funzionale alla loro necessità di non venire anch'essi compresi in una corrente da cui stavano cercando di "positivamente" discriminarsi anche ponendosi in prima fila nel coprirla quanto più possibile di discredito.
Bisogna guardare alla "sostanza", bruciando ed eradicando dal campo della nostra analisi la biada ed il loglio degli accidenti mercede e verità (che, al solito, in fine risultano più importanti alla determinazione della scelta che la "sostanza" stessa), e si ricaverà metodicamente che Socrate era certo un Sofista nella misura in cui insegnava a far prevalere una tesi a coloro che seguivano attentamente il suo procedere argomentativo, anche ammettendo che tale tesi fosse indefettibilmente la verità (appunto: e ciò era di nuovo un punto dolente perché - e l'opinione pubblica ateniese ne era al corrente - dei socratici, fuggiti a Megara dopo la morte del maestro, non faceva parte solo Antistene, ma rientravano fra di essi pure Alcibiade, che aveva fatto cabotaggio con Sparta; Senofonte insediato presso il nemico; e Crizia, che partecipò al dominio dei Trenta Tiranni e, non dimentichiamolo, era zio di Platone).
Dunque alla fine, anche facendo una concessione ai sensi sarcofagi di colpa di Platone per quel macigno da spingere su per collina che era la di cui sopra parentela; anche tenendo conto della tenerezza ancora platonica verso il candore della reputazione del proprio maestro...
Allorché parallelamente traiamo dai risultati cui approdano i singoli dialoghi lo scopo conseguente, abbiamo proprio da questo la conferma che Socrate era, come voleva Aristofane, Sofista.
Infatti, il politico non sa anche se lo crede etc. Ma neppure il filosofo sa, se non socratico. E così, se il filosofo è il miglior politico, ma non ogni filosofo, bensì il socratico, ecco che Socrate ha insegnato a prevalere retoricamente (dialetticamente, per il socratico, fra i  quali d'altronde il megarico Diodoro Crono elaborò - Diogene Laerzio, Vite dei filosofi II, 47 - l'argomento dominatore) collo scopo di farsi concedere il potere necessario alla giusta amministrazione della città, e perciò è Sofista.
D'altra parte, il "coerente" sistema di Platone è un mosaico, il che è confermato nuovamente da Diogene Laerzio nella vita di Platone: "e morto questo [Socrate], s'accostò e a Cratilo l'eracliteo, e ad Ermogene che insegnava la filosofia di Parmenide. [...] si recò a Megara da Euclide [...] Poi andò a Cirene dal matematico Teodoro; poi dai pitagorici Filolao ed Eurito [...] aver fatto una mescolanza della dottrina degli eraclitei, dei pitagorici e dei socratici", come per esempio aveva notato Giacomo Leopardi a pagina 265 dello Zibaldone di pensieri scrivendo: "o di un nuovo sistema cavato dalle varie e discordanti idee acquistate, una nuova scuola e setta, come fece Platone che amò d'istruirsi in varie scuole".
Da cui discende che l'elideismo in fondo, è socratismo, anche se eterodosso rispetto al dogma platonico e / o platonista e, quando si tratta dell'elideismo, si potrebbe pur dire che di socratismo si tratta.

Nessun commento:

Posta un commento