mercoledì 30 luglio 2014

La genealogia dello "sterco" (Tradizione XXV).

Nonostante Giovanbattista Giraldi detto il Cinzio irrida nei suoi Discorsi intorno al comporre dei romanzi i versi 4 - 5 del quinto libro dell'Italia liberata da' gotti: "posto ne l'alto pavimento, ch'era / fitto co i chiodi suoi di lucid'oro", scrivendo: "le quali chiamò colui [Trissino] 'teste dei chiodi del cielo', che fe' poema eroico molto lontano dalla forma accettata dalla nostra favella", Danese Cataneo ardì scrivere nel suo incompiuto e pure pubblicato poema Dell'amor di Marfisa, a III l, 4: "confitte in un da spessi chiodi d'oro"; e soprattutto: "composti i chiodi in forma d'auree stelle", nella stessa ottava, al verso 7, ne ricaviamo: a) che Cataneo imita Trissino; b) che quella di Cataneo è una sfida al parere già allora consolidato che Trissino avesse scelto "lo sterco" di Omero; c)che lo fa rielaborando il verso forse più disprezzato dell'intero poema eroico trissiniano trasferendo l'immagine alla fattura di un'armatura: copre dunque in parte la propria fonte, ma mantenendola comunque abbastanza riconoscibile a quell'ambiente ferrarese che aveva attaccato L'Italia, sicché colla citazione si riaffermava e il modello ed addirittura il suo luogo più censurato, come esemplare. Aggiungiamo che, nonostante gli scrupoli religiosi che appaiono qua e là nei Discorsi, Giraldi sembra nella critica non notare che Trissino in quei versi, inscenando un'assemblea celeste, mentre certo si ricorda delle assemblee divine dei classici, proprio nello scrivere "i chiodi suoi di lucid'oro", cita la descrizione della decorazione del sancta sanctorum del Tempio di Gerusalemme allestito da Salomone (Paralip. II iii, 9: "sed et clavos fecit aureos") su comando divino, con trasferimento dalla "reggia" terrena di Dio alla "reggia" celeste. La genealogia dello "sterco" dunque, è interessante. Naturalmente questo significa anche: 1) che pure i poeti / pittori "da poco" possono approdare a rielaborazioni ingegnose; 2) che gli imitatori del poema che era lasciato a prender polvere, "letto da pochissimi" (Torquato Tasso) crescono di numero con un altro lettore dopo il Tasso stesso, dopo Gabriello Chiabrera, dopo Giovanbattista Marino e Pietro Metastasio, per fare nomi di nessun peso. Certo, Cataneo è della schiera dei cosiddetti minori, che pure non mancano.

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