giovedì 3 luglio 2014

La politica della guerra.

In questi tempi di celebrazioni apotropaiche del centenario della prima guerra mondiale (e che siano apotropaiche è stato ulteriormente confermato dall'incontro organizzato dall'Unione Europea ad Ypres, per scongiurare silenziosamente tramite cerimonia la possibilità di un ritorno all'utilizzo dei gas, rappresentati dall'iprite), qualcuno ha espresso dubbi sul motivo dello scoppio del conflitto, poiché pare:
1) che a poca distanza dal fatto, nessuno o quasi si ricordasse di quell'attentato a Sarajevo;
2) che la morte di Francesco Ferdinando sia stata festeggiata anche per le strade di Vienna;
3) che conseguentemente sia inspiegabile la partecipazione della Gran Bretagna ad una guerra continentale.
Una breve possibile spiegazione.
Ammesso che i primi due punti portino osservazioni esatte, si può comunque dire che la morte di Francesco Ferdinando fu il pretesto perfetto fornito all'Austria - Ungheria per proseguire la politica di espansione armata nei Balcani con cui risarcire le perdite territoriali subite altrove (Lombardia, Veneto); ma non solo: anche quelle dinastiche verificatesi sempre in Italia (i duchi di Modena e Reggio erano Asburgo - Este; quelli di Toscana Asburgo - Lorena: non è difficile vedere una politica di espansione austriaca in Italia procrastinata pianificata per prossimità e sostituzione di un dominio indiretto con uno diretto, negli anni immediatamente successivi al Congresso di Vienna), e controbilanciare la politica "slavista" della Russia la quale aveva come obbiettivo il Mediterraneo.
Dall'altra parte, se l'intervento franco - britannico a favore della Serbia può in qualche modo considerarsi, come pare ad alcuni, un errore politico, come anche l'azione austro - tedesca, lo fu per le conseguenze in termini di vite umane e di intaccamento della solidità economica, per la Gran Bretagna e la Francia e, circa Austria e Germania, per le conseguenze politiche certo impreviste (fine dell'impero tedesco e perdite territoriali, danni di guerra destabilizzanti sotto il profilo economico, riguardo la Germania; scomparsa dell'Austria - Ungheria dalle mappe per quest'ultima).
Inoltre, poiché la Gran Bretagna era già intervenuta in passato sul continente con lo scopo preciso e manifesto di evitare la formazione di una supremazia, che lo abbia fatto per scongiurare un soggiogamento del proprio "Vicino oriente" all'alleanza austro - tedesca, rientra in tale schema.
L'Italia quella volta, di fronte alla possibilità di tornare integralmente nella sfera d'influenza austriaca, giustamente scelse, allo scopo di evitare l'eventualità, Gran Bretagna e Francia.
In condizioni certo diverse (sanzioni economiche post - Abissinia, per esempio), senza la scelta chiara di evitare un "nemico naturale" (nonostante le amare osservazioni di Petrarca già seicento anni prima), nel 1940 l'Italia non riuscì ad arrivare a cogliere la soluzione vantaggiosa a lungo termine.

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