martedì 15 luglio 2014

Prospettiva.

Qualcuno discute sulla condizione del confine.
Linea di separazione giurisdizionale costantemente superata, si dice.
In questo rilievo non c'è nulla di male, anzi.
Diversa questione è l'atteggiamento, abbastanza diffuso fra scienziati / divulgatori, a ridurre quella che dovrebbe essere solo una parte di una prospettiva, alla proposta di uno stupore per il genio inquieto moderno.
Sembra che questa "porosità" politico / giuridico / culturale sia una caratteristica specifica della contemporaneità.
Due navi disperse in mare come luogo fluttuante di cui nessuno si prende la responsabilità.
Il mare è certo il posto migliore - quando fa comodo - per ottenere entità apolidi, quantomeno dai tempi del "Mare libero" di Grozio.
Lo stesso istituto delle acque internazionali cristallizza l'idea.
Tralasciando che poi, di fronte a risorse di peso, anche questa parte di diritto marittimo improvvisamente tende a sviluppare un confine rigido, pure se magari prende la forma di un'area di sorvolo invece che quella di acque territoriali, torniamo sulla banchina.
I confini sono stati mobili da ben prima della "globalizzazione".
Al di là della storia politica della Francia, col suo gonfiarsi e sgonfiarsi, colla sua molteplicità di confini esterni (si veda l'Alsazia - Lorena) ed interni (la feudalità, nei periodi di debolezza del potere centrale - ma, per l'appunto, anche ben prima - tendeva a rendere il feudo uno "stato"; il feudatario Oltre Manica possedeva, ad un certo punto della vicenda temporale, un'estensione di territori sul continente maggiore del re cui doveva l'omaggio, ed era un re che doveva tale obbedienza ad un altro re - vedi allora anche le precedenze -).
Ma, in conclusione, basta osservare le aree di diffusione delle lingue, che non coincidono pressoché mai con i confini politici, fin dall'alba dei tempi.
Anche dal punto di vista del diritto, le legislazioni che usano come base il diritto romano sono ben al di fuori dei confini storici dello stato romano ai tempi della sua massima estensione.
La fluidità del "confine" è una condizione chiaramente ante - moderna.
La globalizzazione non è il male; è che la "globalizzazione", che dovrebbe essere - nella formulazione di partenza - integrazione degli elementi validi delle culture umane in un organismo universale che superi i nazionalismi -, tende "per natura" alla omogeneizzazione: nel XVIII secolo ed inizio del XIX in Europa, una tendenziale francesizzazione; nella seconda parte del XIX secolo e poi nel XX ed in questo inizio di XXI una anglicizzazione.
L'anglicizzazione è - dall'angolo visuale europeo - ancor più "disarmata" della francesizzazione (al più la guerra si presenta come guerra "di liberazione" o "difensiva"), ma ciò che la "globalizzazione" è in conclusione, è per l'appunto un tentativo di omogeneizzazione in senso anglosassone della cultura umana (quanto poi presente all'integrità dell'insieme che lo porta avanti, resta da vedere).
La manifestazione invero più forte del "potere dolce".
Fortunamente, l'unica certezza della Storia è che tutto è Transeunte.
Prospettiva.

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