mercoledì 16 luglio 2014

Radio: niente drammi.

Musica, molta musica, tantissima musica; dibattiti sull'attualità in forme varie; letture; sceneggiati (altrimenti detti telefilm) trasmessi tramite la loro espansione televisiva, un altro colpo alla leopardiana illusione, quando inquadrano quelle persone che una certa quota di spettatori (appunto) aveva per anni immaginato, ritratto da sé.
Ma il radiodramma è morto, anche se la radio ancora respira: telefilm e web - serie a ribadire che nella gerarchia contemporanea dei sensi il luogo regio è sempre più della vista, che l'udito si specializza nella musica, e che il posto del dramma, dell'esecuzione, della declamazione è sempre più ristretto.
La voce è o prosa o lirica (o- nirica?): senza ronda?

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