venerdì 29 agosto 2014

Babilonia distrutta II xliii, 7 - 8 (Proposte filologiche V).

"E di Bessana bella ammira intento / ogni detto, ogni sguardo, e d’ogni acce(n)to". Proposta: "E di Bessana bella ammira intento / ogni detto, ogni sguardo, ed ogni acce(n)to".

Babilonia distrutta II xl, 1 - 6 (Proposte filologiche IV).

"E ben horribilmente il ventre, e ‘l petto, / e tutto il corpo hà lacero, e disfatto: / e ne la stragge altrui guasto, ed infetto / tutta hà perduta la sembianza affatto. / Mà del volto amoroso il vago aspetto, / mezzo à tanto furor, rimase intatto". Proposta: "E ben horribilmente il ventre, e ‘l petto, / e tutto il corpo ha lacero e disfatto; / e, ne la stragge altrui, guasto, ed infetto: / tutta ha perduta la sembianza affatto. / Mà del volto amoroso il vago aspetto, / mezzo à tanto furor, rimase intatto".

Babilonia distrutta II xxxiii, 5 - 8 (Proposte filologiche III).

"Ti fea d’incerte voglie un seme strano, / e fredda, e calda, e pallida, e vermiglia: / quasi pugnando entro il suo dubio core / l’honore, il gelo, e l’amoroso ardore". Proposta: "Ti fea d’incerte voglie un seme strano, / e fredda, e calda, e pallida, e vermiglia: / quasi pugnando entro il tuo dubio core / l’honore, il gelo, e l’amoroso ardore". Direi che si tratta di apostrofe dell'autore al personaggio che serve a sottolineare lo sviluppo imprevisto della "cacciatrice che diviene preda".

Babilonia distrutta II xxx, 5 - 8 - xxxi, 1-2, due versioni (Proposte filologiche II).

"Indi su ‘l foglio de la vaga mente / mille rare beltà finge, e descrive, / ed avviva, ed appaga, e rende accensi / con imagini dolci i frali sensi. // Né tremar, s’ammutir, cupido il viso / volser tutte le schiere al vago aspetto". Proposta: "Indi su ‘l foglio de la vaga mente / mille rare beltà finge e descrive, / ed avviva, ed appaga, e rende accensi / con imagini dolci, i frali sensi. // Ne tremar, s’ammutir, cupido il viso / volser tutte le schiere al vago aspetto". Toglierei certi accenti sui monosillabi che, come nel caso di "né", confondono. Il testo vuol dire che i soldati, vedendo la donna [Bessana],certo modellata su Armida per quanto riguarda lo sfruttare le bellezze per sottrarre campioni al campo tartaro, ma il cui nome è la variante femminile del Bessano importante guerriero dell'Italia liberata da' gotti di Giangiorgio Trissino. Ritoccherei anche in parte, come si vede, la punteggiatura.

Chi si stupisce? (Anatolia VI).

Di fronte alla notizia di combattimenti in riva al Mar d'Azov, davvero qualcuno è sorpreso? Prendiamo la notizia per vera, e non poniamoci il problema se l'azione sia condotta da indipendentisti russofoni, truppe russe "cammuffate", od operanti allo scoperto. Non importa. Non importa al livello d'analisi più semplice, quello tattico / economico, perché l'apertura di un corridoio territoriale costiero tra Rostov (per assumere un riferimento geografico conosciuto, seppure non rigorosamente finitimo agli attuali confini politici fra Russia ed Ucraina), che sia ottenuto direttamente o tramite satelliti geopolitici (anche, sia concesso al vezzo di una parte, al suo punto di vista, nel senso negativo assunto dalla parola in talune occasioni), cambia di poco - pur se, in verità, comunque la cambia - la situazione per cui una simile operazione risulta la più grande banalità tattica di questo mondo, e perciò sommamente prevedibile. Verrebbe da pensare che in determinati ambienti non si sia pensato ad una tipica accortezza "politica": piuttosto che una est- ensione della N.A.T.O. ad Oriente - di cui l'annuncio deterrente di nuove basi ad est è solo una fresca conseguenza lapalissiana che probabilmente si aspettava in certi luoghi da anni - sarebbe stato forse meglio non irritare un senso russo d'accerchiamento. Mantenere gli accordi militari coperti avrebbe oggi ufficialmente consentito a stati come la Polonia, la Lituania ed altri di esibire una politica di supporto economico-militare all'Ucraina che apparisse autonoma, e non la "mano morta" di una superpotenza, se non nemica, avversaria. E' chiaro che la Russia avrebbe comunque avuto le informazioni non pubbliche, o che la deduzione sarebbe stata quanto mai elementare, ma in casi tali le differenze di forma sono comunque importanti. Un limite tattico della dottrina di Luttwak che suggerisce l'adozione di alleanze in luogo dell'inclusione territoriale, onde mantenere bassa la pressione dell'intervento diretto sull'esercito della nazione egemone, e che assai presumibilmente è ancora ufficiale là dove conta, è un caso come questo. Qui non si tratta di proteggere indirettamente i propri confini obbligando la potenza opposta a superare un dispositivo militare ulteriore prima che possa giungere allo scontro frontale, ma di proiettare la propria protezione all'esterno della rete delle alleanze finanziario-belliche pubbliche, evitando di impegnarle apertamente. Una protezione per procura. D'altra parte, questo sembra il limite che risulta anche dallo scenario medio-orientale, dove tutti i supposti alleati (giuridicamente, ben più che supposti; ma gli accordi di questo tipo sono più fluidi di quanto si voglia - far - credere) degli Stati Uniti in zona stanno a guardare il Grande Difensore, manifestando la propria estrema preoccupazione, senza accennare ad un intervento diretto per dissiparla. Qui bisogna dire che qualcuno mi ha indicato che la solidità di certi stati arabi, soprattutto in una situazione come questa, è più apparente che reale. A questo modo Is diventerà davvero un pronome, invece che la sigla inglese di un "Islamic state" istituzionalmente ancora inesistente. Qui sì che servirebbe più flessibilità, se si vuole gestire la stabilità del mondo con la diplomazia come strumento di estrema istanza. Dopo il caso delle foto satellitari degli impianti per la fabbricazione di armi chimiche nell'Iraq di Saddam, penso ci si muoverà con cautela. A chi pensava (chi pensa) che una federazione russo-ucraina potesse (possa) essere una soluzione, manifesto perplessità: ritengo che a ciò si opponga la stessa motivazione che si oppone ad una proposta di adesione all'Unione Europea rivolta verso la Russia: le risorse di materie prime e l'ampiezza territoriale ne farebbero automaticamente il dominus dell'Unione: la CSI è praticamente scomparsa, si può supporre, per questo motivo, che rende sconsigliabile, non a breve, ma a lungo termine una soluzione di questo tipo ancor più per la sola Ucraina. Si vedano i post "Congo /Jugoslavia/Ucraina", "Anatolia", e "Geopoliticamente parlando..." almeno.

giovedì 28 agosto 2014

Emendamento (Proposte filologiche I).

"La tua figlia Bessana il Re Mustace,/ Tu darai per ostaggio alcun de’ tuoi"; correggere in: "La sua figlia Bessana il Re Mustace, / Tu darai per ostaggio alcun de' tuoi".

Per una...

So bene il contrario.

Gradimento.

Per il grave, baritonale, suono dell'oboe. La musica di prova, muovendo verso, sinuosa, e presso, l'apparato auditivo, riporta ai tempi in cui due volte sc(hi)acciai un impulso, provocato ed insipiente, d'una dote trasmessa per li rami, rinunciai anche altruisticamente allo sviluppo d'uno dono dei geni naturale, in parte conosciuto e appena dirozzato, ma non - bisogna ammetterlo - educato. Inutile, poiché non avrei preso la via in discesa (dechinante) della prassi - prammatica - successivamente, e seguii ancora sempre infine il sentiero d'un diverso ritmo, di una possibile melodia, d'una armonia persa oscura, interpretata in fratellanza colla musica eppure un poco differentemente. Niente Maddalene placide e scruciate, ma strumenti, in lor vece, coll'anima limpida viva a doppia ancia.

Manca.

E' certo,comunque la più parte.

Saggezza del popolo.

Si legge ne Il Belisario di Scipione Francucci (Venezia, Evangelista Deuchino, 1620) in bocca alla nudrice il verso:
Cade ogni scettro da una destra imbelle, / e le corone aurate / han solo fermezza su le tempie armate
. Realpolitik. Ancor oggi il consiglio pare assai seguìto.

Parere antico.

"E quello che n'avvien per rea fortuna, / dell'antico fallir pena si stima". Bel: "Così deve stimar mente non empia". Del pio come dell'empio s'assegni l'uomo, se non si vuole riascoltare il lamento di Zeus nell'Odissea.

Il futuro.

Non sarebbe, circa il tempo, sbagliato tecnicamente concludere che presente e futuro non esistono. Qualcuno osservò che mentre diciamo "ora", il momento è già trascolorato nel prima, nel passato. Così il futuro più prossimo lento scivola in un presente istantaneo che, come "dimostrato" appena sopra, si diluisce nel trascorso subitaneamente.

Un livello di lavoro.

l'atmosfera da certuni taluni ritenuta troppo degagé di certi passi
.

mercoledì 27 agosto 2014

Sembrerebbe.

Che, a condurre l'edizione critica di un'opera tramandata da soli testimoni a stampa, il criterio filologico più approvato richieda quantomeno il confronto di tutti gli esemplari di una edizione. Conseguentemente, non è dei procedimenti migliori produrre un'edizione critica tramite il confronto di tre edizioni diverse senza passaggi intermedi.

Tardo XVI secolo (trissinismo coperto).

Debbo pur ammettere che Danese Cattaneo, nel suo Dell'amor di Marfisa, usa tecniche di depistaggio relativamente ingegnose, per camuffare la propria imitazione dell'Italia liberata da' gotti di Giangiorgio Trissino. Come dare l'impressione di correggere l'errore d'etichetta dell'undicesimo libro, poiché la regina che era stata vincolata al giudizio di Carlo Magno riguardo la scelta dello sposo prima dichiara di essersi informata sulla forma della decisione nel campo di Carlo, e poi essersi diretta alla protagonista, mentre l'ambasciatore della promessa sposa del guerriero più forte del campo bizantino, nell'Italia liberata da' gotti, prima aveva riferito le intenzioni della principessa al guerriero, quindi le aveva esposte al generale che si era riservato la decisione. Ma nei due versi immediatamente successivi alla sua dichiarazione così formalmente esatta, dice (XIII lxxxii, 1 - 2): "Ma non già starmi a tal sentenza intendo, / perciò che il mio voler non fu mai tale". Una così forte dichiarazione supera l'errore teoricamente involontario dell'ambasciatore della principessa di Taranto; ma si pone nella linea dei versi trissiniani: "ché il matrimonio libero esser deve" (Italia liberata da' gotti VI, 627 e XI, 416), riconfermando così indirettamente il trissinismo del loro autore. Poiché uno dei principi fondamentali dell'elideismo è la necessità di tenere conto del quadro, del contesto storico, con questi rilievi non si vuole affermare che Trissino (e, quindi, Cattaneo) intendano affermare una autentica autodeterminazione della donna circa il consorte ed altro (alcune altre citazioni ribadiscono come la donna sia tenuta a difendere la propria reputazione - onestà -, perché, persa l'onestà nell'opinione, la donna ha, in questa visione, perso tutto), ma si richiama alla libertà dell'assenso sancito dal diritto canonico, che non era quasi mai esercitato, specie dalla donna, e non per spontanea rinuncia. Questo è solo uno dei casi in cui Danese sfida con attenzione strategica il parere comune secondo cui l'Italia liberata da' gotti non poteva fungere da fonte. L'articolo in lavorazione espone altri punti di contatto, e spero possa essere più avanti visibile in forma integrale.

Applicazione.

Del concetto socio-antropologico di cultura. Dopo una copia, un semplice grazie avevo offerto. E di séguito sorse alle labbra: "Grazie dei fior fra tutti gli altri li ho riconosciuti mi han fatto male eppure li ho graditi". Strofa della canzone vincitrice della prima edizione del Festival della canzone italiana di Sanremo. E le canzoni "del fronte" della prima guerra mondiale in Sereni. Vedi un po' le associazioni mentali...

Scelta multipla.

1)...:...negativamente; 2)...:...negativamente; 3)...:...negativamente.

Ho imparato...

...o meglio, reimparato a necessariamente presupporre, in un evento sociale specificatissimo.

martedì 26 agosto 2014

Dell'amor di Marfisa XIII xii, 5 - 8.

"Proposto ha Carlo in premio a la più forte / render Guidon, s'in libertade è posto. / Ma ben, lasse, il morirne a l'una avvenne, / né l'altra mai l'amato sposo ottenne". Anticipazione assai epica. Ossia, la tensione non circa il cosa, ma circa il come. Vedi sotto la voce "ineluttabile".

Strano?

"Contaminar significar per verba non si poria". Seguendo Terenzio (o Scipione Emiliano, à vous), mettere insieme Caproni ed Errico.

Minori.

Per così dire. L'unico difetto di un metodo di studio che si rapporta alla composizione dell'opera letteraria come ad un procedimento in cui va verificata la possibilità che entrino come reagenti i testi di autori oggi considerati minimi, oltre a quelli dei cosiddetti grandi, è gestirlo in funzione espositiva. Questo poiché, per quanto la critica tenda istituzionalmente al classico, a definire l'opera d'arte una volta per tutte, questo una volta per tutte, oltre a mutare nello spazio, varia nel tempo, ossia gli orientamenti critici scorrono anch'essi al modo che voleva colui (Eraclitus ille) appunto per il Tutto, con continuità e discontinuità fra di loro intrecciate in variazioni per gradi - si veda La scuola d'Ippia -: una tradizione sposta massi ed un'altra ciottoli, e ciò che per una è masso, per un'altra è ciottolo; il fiume si riparte in più correnti / rami, i meandri a volte divengono tornanti - pensiamo per la letteratura in Italia, come esempi, alla poesia latina e greca umanistico-rinascimentale, ai ripetuti casi di metrica barbara, esempi paradigmatici in ciascuna delle loro individuali disponibili declinazioni - ma il fiume è lo stesso, nel cui letto si sono depositati più di duemilaottocento anni di apporti, solo in parte attestabili. Il fiume torna diverso lo stesso - sé stesso - rimescolandosi più e più volte. E' individuare le particelle che compongono l'opera e disporre i rilievi in un discorso dettagliatamente ordinato, indicare la sabbia coi macigni, passando per i sassolini, che la corrente del fiume trascina per entro in tutte le deviazioni, la massima difficoltà che in un tale metodo bisogna affrontare.

Sempre che le informazioni siano giuste...

...poiché il Califfo è il successore del Profeta (successore universale di un profeta universale) per i mussulmani, trovo curioso che oggi ci siano due califfi.

Saramago (Elideismo IV).

Prima di esprimere un parere dovrei leggerlo e smontarlo. Leggerlo in portoghese, ovviamente. E chissà, magari anche smontarlo in portoghese, oltre che in italiano. Mi sentirei di proporlo come approccio ad un testo: leggerlo prima nel maggior numero di lingue originali (antecedentemente a Didot, ogni singolo esemplare di una edizione - per semplificare - è una sorpresa), se se ne è in grado, quindi in tutte le traduzioni per le quali si hanno le competenze di lettura. Quasi mi spingerei a suggerire di leggere per ultima la traduzione nella propria lingua.

Trafiletti campanilistici.

Ignorando il resto, cito: "tra Lombardia, Svizzera e Trentino". Dell'estero quel che conta è la nazione lo stato; di qua dal confine, almeno la regione. Il che spiega altre cose, e riconferma certe mie antiche conclusioni.

lunedì 25 agosto 2014

Tra finto e vero.

Meno di quattrocentocinquanta anni fa. Dell'amor di Marfisa XII xxxi, 7 - xxxii, 2: "Dunque adempiam di Dio la volontade, / occidan questi rei le nostre spade. // E s'a quelle il lor sangue è ben poc'esca, / poco onor non fia a noi sì nobil fatto". Vien da dire: com vontade. Si replicherà: è un poema. Nove anni dopo, La vittoria della Lega, come recitava il titolo di Tommaso Costo (La cristiana vittoria marittima, di Francesco Bolognetti; La vittoria navale, di Guidubaldo Benamati), a Lepanto. L'ammazzamento, sul serio. Celebrato "quasi subito" da Bolognetti (1582)e da Costo, sessantacinque anni dopo da Benamati. Se si replica "Siamo nel Duemila", à la Obama, la risposta potrebbe essere che il calendario islamico è ancora nel XV secolo, circa cent'anni prima di Lepanto. Il fatto è che la guerra, dispiace dirlo, è uno dei "divertimenti" preferiti dell'uomo (in specie classi a vario titolo dirigenti, che difficilmente ne subiscono conseguenze dirette), uccisione di civili inermi compresa. Dunque, ammesso e non così facilmente concesso che sia necessario fare la guerra, si comprende che altre determinate "necessità" spingano ad evidenziare le crudeltà di chi si ha necessità di combattere; ma colui che si trova a seguire gli sforzi giustificativi delle parti deve ricordare che tutte le parti, nonostante il loro comprensibile tentativo di farlo dimenticare, hanno commesso in guerra crimini della foggia dell'avversario in qualche momento della loro storia, e che l'unica differenza sta negli impassibili numeri. Ciò premesso, o dello Stupor mundi s'è perso lo stampo, o quando la sua crociata fu un accordo ottenuto senza spargimento di sangue evidentemente le condizioni erano particolari.

Pare.

Verbo fondamentale. Come la realtà "diretta" per ogni essere umano è mediata dal tempo - il ritardo insignificante con cui la luce dell'oggetto raggiunge l'occhio; quello ancora più significativo del suono, che ad intermittenza ricordiamo sotto forma di esempi scolastici circa il lampo ed il tuono, circa l'effetto Doppler e la sirena dell'ambulanza - e che si debba tener conto, oltre che dell'efficienza dei sensi, delle condizioni meteorologiche e della distanza dall'oggetto, dell'imperfezione degli strumenti come pure che le nostre percezioni sono una ricomposizione cerebrale dei dati assunti dall'"esterno" (alcuni direbbero dei nostri idola); così in linea di principio si dovrebbe trattare l'informazione mediatica, anche supponendola onesta, come strutturalmente non vera, perché falsificata da inevitabili limiti di accessibilità ai dati: si tratterebbe di ricostruzioni credibili, verisimili; di mondi (Goodman) o libri individuali (fra i rimandi possibili, Thomas G. Pavel) che dovremmo piuttosto consciamente trattare come se (Walton)fossero veri, e non per Veri (od il Vero). Scetticismo: non quello che parte dal presupposto della voluta, cosciente tendenziosità dell'altro, ma piuttosto quello della necessaria, anche se involontaria, scorrettezza in qualche dettaglio della sua ricostruzione, della sua rappresentazione. E non solo per l'altro. Il verbo pare assumerebbe tutt'altra importanza.

Sull'irrilevanza della lingua per l'identità statale (ed altre questioni identitarie:elideismo III, Anatolia V).

In primo luogo, si noti che non ho scritto nazionale, non necessariamente coincidendo, né diacronicamente e diatopicamente, né sintopicamente e sincronicamente, nazione e stato, e differenziandosi nel tempo il valore distintivo e sinonimico assegnato ai termini "stato" e "nazione". E tuttavia bisogna osservare che una omogeneità / disomogeneità linguistica è uno degli argomenti retorici più messi in rilievo nelle narrazioni indipendentiste ossia separatiste, e che d'altra parte i discorsi unionisti cercano di sminuire in primo luogo la differenza linguistica ovvero di riportare l'unità discriminante dalla specie al genere; poi di rilevare omogeneità storiche ad un livello culturale (spesso, artistico in senso comune, o religioso) più ampio, studiandosi di mettere la lingua in secondo piano a favore di una diversa società, perciò implicitamente riconoscendo la pericolosità od utilità identitaria del tema. Così per le religioni, le filosofie e le teologie: quando Tommaso d'Aquino rinuncia ad utilizzare fino in fondo una struttura dialettica di Avicenna ossia di Maimonide riconosciuta apertamente, lo fa per distinguere una filosofia cristiana (teologia, religione)da una filosofia mussulmana (e quanto prima), ovvero ebraica; allo stesso modo quando contesta alcuni punti di Aristotele, degli Scotisti etc. Se il fondo dell'elaborazione filosofica mediterranea è in maggior parte lo stesso, pare che l'intento degli autori sia di dar vita ad una individualmente coerente dottrina che sciolga le difficoltà della propria religione (quando professata) a rispondere integralmente agli enigmi posti dal mondo-Sfinge all'uomo. Ma comunque tale interpretazione (sembra che il mondo sia ermeneusi) vuole dimostrare la veridicità delle risposte della propria parte.

Su di un avverbio.

L'avverbio sempre si usa con troppa facilità. Leggo: "La Crimea è un porto strategico militare russo da sempre". La Crimea non è un porto russo da sempre. Nell'attuale Crimea esisteva nel I secolo a.Cr. un regno (veni vidi vici, frase cesariana stracitata ma poco realmente conosciuta nelle sue circostanze, fu pronunciata da Cesare dopo aver sconfitto Farnace, re dell'attuale Crimea). Successivamente, fu occupata "per qualche tempo" dai bizantini (Impero Romano d'Oriente: i bizantini ufficialmente chiamavano sé stessi "Romani", ed al limite preferivano chiamarsi greci). Ci fu un khanato mongolo, in Crimea. La Russia stessa esiste come entità politica "unitaria" solo da qualche secolo, ergo un territorio non può appartenere ad una nazione da sempre. Ma certo, ho già osservato che agli stati basta poco per istituire un diritto "eterno" d'occupazione: si può anche inventare, all'uso, una storia mitica.

venerdì 22 agosto 2014

Sul concetto di "azione".

Da ormai almeno quarant'anni ogni descrizione è noia, nella considerazione dell'ambiente letterario; come per i dialoghi articolati, anche per la critica (Vedi Thomas G. Pavel su Thomas Mann in Mondi di invenzione, pur utile circa altre questioni). Non per sembrare Giraldi o Speroni quando si esprimevano sugli scrittori di poemi eroici che usavano lo sciolto in luogo di strofe rimate.

Il modo.

Una dichiarazione: [...] "Non sapevo granché di come si scrivono i romanzi". "Come si scrivono i romanzi"? Chi ha detto che i romanzi si scrivono in un modo? Paradossalmente, chi ha stabilito che moriremo post - romantici? E' utile accantonare la certezza da progressive sorti magnifiche esposta da un giornalista qualche anno fa (nonostante la più che secolare opposizione di Giacomo Leopardi) in un articolo, quella "fede" secondo cui l'inglese sarebbe destinato a conservarsi supremamente incorrotto eterno fino alla fine dei secoli a cagione dell'editoria e di internet. Ma la civiltà micenea è stata seguita in Grecia da alcuni secoli di regressione delle strutture societarie e non solo a livello tribale; il latino "classico" è riemerso nel XV secolo da un silenzio millenario (lungi da me, data la professione, l'idea della sovrapposizione fra il latino dei due secoli I a.C. ed I d.C. ed il latino in toto come se esso - ammessa poi una vera unità su di un periodo tanto lungo a puri fini argomentativi - fosse il solo latino; e tuttavia...), ed il palinsesto del De republica di Cicerone è stato ritrovato nel XIX secolo. Come non sono esistite e non esisteranno civiltà destinate a rimanere identiche a sé stesse da qui all'eternità; come le lingue non sono investite di un fato eterno (altro che stato millenario): così, oltre a non essere garantiti dal tempo l'editoria ed Internet, e non per questioni progressive, la storia stessa del romanzo ci strilla oltre il padiglione auricolare, al martelletto, che già esso ha conosciuto la mobilità. All'inizio non era neppure un genere letterario, bensì un termine che definiva testi scritti in volgare neolatino; quindi passò ad indicare lunghi testi volgari narrativi in versi; solo dopo questa fase la competenza della parola romanzo si allargò ai testi narrativi volgari in prosa, e poi arrivò allo stadio attuale. Come può quindi esistere un modo di scrivere romanzi? Vedi, per esempio, Interviste, Elideismo I e II etc.

Continuazione.

...che è speranza.

giovedì 21 agosto 2014

Levi-Strauss, "Il pensiero selvaggio", pagina 257.

[...]"degli eroi mitici si può dire veramente che ritornano [...] ma gli esseri umani muoiono". Quindi, gli eroi (e, conseguentemente, gli dei; anzi, per non fare evemerismo, l'ordine va invertito)sono più vivi e più reali, perchè ritornano, mentre gli uomini comuni no - ecco perciò che quantomeno il cristianesimo divinizza (integralmente) l'uomo tramite il "ritorno" della resurrezione della carne -. La religione greco - romana teneva dunque separati dei e uomini, fatti salvi gli eroi, semidivini, e così cogliamo una delle ragioni (proprio) del conflitto col cristianesimo (basta rifarsi all'indignazione di Celso); inoltre quella greco - romana sarebbe stata una religione selvaggia (arcaica, pre-statale, familiare - si veda Vico, "Scienza nuova" - ovvero clanica. Primitiva, secondo l'altro termine-ombrello antropologico), quella cristiana non selvaggia. Certo, se l'interpretazione indicata di Levi-Strauss è giusta, si potrebbe leggere un pregiudizio cristiano sotto una spiegazione che ha di sicuro ragioni valide, ma solo prospettiche.

Contro la concettualizzazione.

Del rosso mi vengono in mente così, all'improvvisa, tre tipi: vermiglio, porpora, e magenta. La tipica operazione riduttiva di fabbricar concetti è troppo semplicista, il fenomeno (eventualmente colla maiuscola, se v'aggrada, anche se inadatto al contesto)ne viene giustappunto semplificato in una maniera eccessiva, quantomeno se poi si vuole che il termine il quale esprime il concetto sia il fenomeno corrispondente. E, contrariamente a quel che si crede, la succitata operazione è pericolosa.

Crisi.

Dell'identità culturale europea oggi. Ricordo che nel Cinquecento (sedicesimo secolo dell'era cristiana) Francia ed Impero ottomano "collaborarono" in funzione antiasburgica, pur essendo il re di Francia Cristianissimo e gli Ottomani islamici. Ossia: se Cristianesimo ed Europa si identificano (come alcuni sostengono, di certo non un elideista), la crisi dell'identità europea risale, in una visione dogmatica - vide Schelling - a secoli fa.

mercoledì 20 agosto 2014

Dell'amor di Marfisa VIII lxxii, 5 - 8.

Questi cavalli a mille altri guerrieri / dà in guardia, e non gli lascia andar più avanti; / perché i silenzi lor non impediti / sian dal lor calpestìo, da i loro hinniti. Uno "sfacciato" latinismo (persino morfologico) in rima, e otto canti senza uno straccio di battaglia: ecco un indizio ("narrativo", non linguistico) che Danese Cattaneo è un trissiniano (nell' Italia liberata da' gotti in sei libri abbondanti c'è appena una rapida giostra: sei libri abbondanti vuol dire più di seimila versi); ecco anche perché l'autore non ha finito di lavorare al poema e non l'ha pubblicato: il lettore medio in un poema cavalleresco vuol sangue e teste mozze a profusione, altrimenti si annoia. Questo anche se l'Italia è un poema eroico e il Dell'amor di Marfisa una giunta all'ariostesco Orlando Furioso (Come il Ruggino di Spalenza).

Interviste.

Ne leggo una in cui un candidato olandese al premio Nobel afferma che lo spazio letterario europeo include Borges e Salman Rushdie. Per Borges è ovvio: scrive in spagnolo. Per l'indo - britannico Rushdie è meno astruso di quanto si pensi al di là del "naturale" uso dell'inglese: una delle basi dell'elaborazione intellettuale islamica (ciò che era - e probabilmente, a sentir lui, ancora è, Rushdie -) fu ed è la grecità, tanto che la riflessione filosofica su Aristotele in Europa si è completata nel medioevo ed oltre tramite l'integrazione del mancante via arabo (Francesco Robortello, ancora durante il Rinascimento, nel commentare la Poetica si rifà spesso al commento di Averroé per accoglierne le tesi). Quindi anche la filosofia (e non solo) persiana ed indo - occidentale etc. è a suo modo entro lo spazio europeo. Contemporaneamente, la cultura filosofica (e non solo) europea non sarebbe come è senza il contributo arabo, ossia si potrebbe dire che la cultura europea è inclusa in uno spazio arabo (o meglio islamico: notare il contributo persiano, ed il persiano non è arabo, bensì è islamico, mussulmano da qualche secolo, ormai; benché non da sempre - per la maggioranza - come il turco). E poiché l'inglese è prima lingua negli Stati Uniti, in Australia, Neue Zeeland ed altrove; lo spagnolo in quasi tutto il centro e sud america; il francese è parlato in nord, centro e sud america; l'olandese in centro e sud america etc. etc. etc. lo spazio europeo è transcontinentale. Come un'altra ventina: per esempio i numeri "arabi" arrivano dall'India, e sono ormai globali. Potremmo parlare di adspazi. Le culture nascono, crescono, si contaminano, si espandono, si combattono, sopravvivono "clandestinamente" le une nelle altre.

Non so se mi spiego. (Anatolia IV)

Oggi Antiochia è in Turchia. Antiochia, la millenaria metropoli della Siria. Ops...

Geopoliticamente parlando...(Anatolia III)

...bisogna considerare che il Kurdistan iracheno è vicino a quello siriano (e mettiamo pure...),a quello iraniano (ed ammettiamo che a certuni dei sommovimenti in Iran non dispiacciano...); ma anche a quello turco (teoricamente, a certa gente, utile) ed a quello ex-sovietico. Bisogna considerare con attenzione. A meno che degli stati "post" non siano considerati irrilevanti in certi luoghi, e che si stia cambiando impostazione sulla "democratica" Turchia...

Una delle (tante) sovrapposizioni.

La prosa di Alla foce di Giorgio Caproni ci dice che la "Stella Maris" è una reincarnazione d'Afrodite. Al quadro di Jean Borilluon manca solo la conca. Punto.

Mutabilis aevi.

Giorgio Caproni, Il delfino, 12 - 3: "(il delfino è allegro -è il gaio / compagno d'ogni navigazione)". Moderno: in Omero il delfino è la ferocia, la crudeltà stessa marittima. Achille che massacra i troiani è delfino, nel fiume (oggi pochi, i delfini di fiume). Il delfino salvifico viene dal mito dionisiaco: Dioniso buttato a mare dai marinai ed il dio portato dal delfino a riva.

Ordine.

Lessi sulla "Società degli individui" numero 49, pag. 33: "acquista senso alla luce dell'idea di un ordine generale dell'esistenza". Per l'appunto, ciascuna società ha pensato (e pensa) che ci fosse (che ci sia) un ordine generale dell'esistenza, ma intendendo sempre che fosse (che sia) il proprio, magari "insignificantemente" diverso da un altro anche per colui che lo espone, ma le cui "insignificanti" differenze dall'altrui ordinamento sono proprio quelle cui non è disposto a rinunciare, essendo che lo individualizzano rispetto agli altri. Ciascuna società (stato), di conseguenza, si proietta nell'eternità, vedendosi semmai in espansione fino alla coincidenza colla totalità delle terre, solo come possibilità sistematicamente rimossa destinata a scomparire nel flusso della storia. Vedi Storia / Stato / Spirito in Hegel.

Prima Fisica.

Il primo scrittore di Fisica che ci conserva la letteratura europea è Omero.

martedì 19 agosto 2014

Sterilizzazione.

Chi avanza l'idea di sterilizzare gli immigrati all'entrata in Italia (udito oggi di primo mattino) probabilmente non ha zii d'America (o belgi, o australiani) che hanno diffuso la propria genìa in the U.S.A. (in Argentina, in Belgio, in Australia) e d'estate torna in Italia con i suoi cugini per le vacanze; o li trova sgradevoli (protestando la propria bontà stressata).

Congo / Jugoslavia / Ucraina (Anatolia II).

L'ultimo paese sembra un caso di mescolanza dei due modi di prassi precedenti. Il Congo (e poi Zaire, e poi Congo, e poi...) conobbe la secessione (fallita) del Katanga. E' ormai assodato che tale moto fu pilotato per rendere più facile gestire le concessioni minerarie in uno stato di ridotte dimensioni. La catastrofe umanitaria della Bosnia è il risultato della leva esterna su di una fragile federazione post comunista ai confini sudorientali europei della Nato, con tutti i "ritorni" post Bosnia / Kosovo. La vicenda ucraina è una mescolanza delle due cose, ma condotta dal "criptonemico" russo: la concentrazione geografica di una "minoranza linguistica" (sto ancora aspettando che qualcuno presenti un convincente fascio di isoglosse significative - e non solo - che consenta di discriminare seriamente l' "ucraino" dal russo: certo che con l'andar del tempo una sistematica insistenza didattica su caratteristiche lessicali, sintattiche etc. di una variante dialettale ucraina del russo porterà ad una effettiva "lingua ucraina", con una bastevole quantità di quella dimensione; ma allo stato sospetto che l'ucraino sia un nuovo "moldavo", il che confermerebbe una continuità nell'uso di certe tattiche "identitarie" fra Urss e stati post - sovietici: potrebbe non essere un caso che l'insistenza sulle "minoranze russofone" venga da est più che da ovest, cioè più dalla Russia che dall'Ucraina). Questa la parte jugoslava della crisi ucraina. La parte congolese sono i bacini minerari delle regioni secessioniste: che la Russia voglia accaparrarsele e l'Ucraina conservarle è "naturale". Ad alcuni che aspettano guardando dalla finestra potrebbe riuscire ancora più gradita la formazione di uno o due stati indipendenti. In seconda battuta, potrebbe non spiacere neppure alla Russia una tale soluzione intermedia: ha certo più possibilità dell'Ucraina dal lato delle materie prime, per indurre almeno una dipendenza del nuovo stato dai propri aiuti. A rimetterci certamente sarebbe l'Ucraina, privata di una carta di negoziazione; e l'eventuale stato indipendente, che lo sarebbe di nome e non di fatto (ma sul passaggio dalla solidarietà "nazionale" per esempio del buon Cicerone; alla solidarietà degli "esclusi politici" che portò alla rivoluzione francese; alla solidarietà "di classe" del socialismo / comunismo; alla "solidarietà transnazionale" delle elite economico - politiche che viviamo attualmente, forse scriverò un'altra volta). Comunque, non vedo molti guadagni per il "popolo minuto" di tali eventuali stati secessionisti, in futuro.

lunedì 18 agosto 2014

Anatolia I.

Dalla crisi russo - ucraina si ricavano alcune considerazioni: la Russia ha imparato (se ne aveva bisogno) ad utilizzare il medesimo schema che altri hanno usato contro l'Unione Sovietica (riaffermo la continuità della politica dell'Unione Sovietica e della Russia post - Urss) nella direzione di una ricostituzione dell'organismo politico zarista, oggi - forse - con l'unica differenza della rinuncia alla (mezza) Polonia ed alla Finlandia. Con l'Ucraina la Russia sperimenta il pretesto etnico ed un approccio militare indiretto; con altre realtà sfrutta lo strumento economico per mantenere una sfera d'influenza geopolitica laddove esso è, per vari motivi, preferibile ad una inclusione entro i confini (riduzione della diversità linguistica - alloglossia - funzionale ad una prima fase di consolidamento interno, ritenendo anch'essa - come gli zar - che il tempo della Storia lavori a suo favore: la ricomparsa della "terza Roma", quella slava, eterna come la prima). L'Ucraina d'altra parte, rifacendosi anch'essa alle "glorie" dei soviet, di fronte all'argomento della tutela delle minoranze russofone, pericolosamente, potrebbe pensare qualcuno, non vi controbatte in modo diretto sul piano della politica estera negando l'esistenza di una minoranza russofona ma, trasversalmente, la corrobora nella contrapposizione "spontanea" della maggioranza alla minoranza ribelle "russa". Che l'obiettivo post - 1989 dell'Occidente sia smembrare il "continente" russo (l'organismo politico che fra il 1917 ed 1989 ha occupato più del sette per cento delle terre emerse) pare evidente, dal fallimento della CSI alle tensioni caucasiche, alla integrazione mercatizia di Lituania Lettonia ed Estonia, fino alla proposta rivolta dalla UE all'Ucraina. Ognuno dei quattro (o sei) attori di questo balletto (Russia, Ucraina, Unione Europea, Stati Uniti, Nato, Nafta) sta muovendosi sfruttando ciò che ha per mantenere una posizione. La Russia gioca la carta più vicina ad una sconsigliabile vera e propria guerra aperta per evitare di ritrovarsi con il "nemico alle porte" (il rapporto conflittuale è più coperto, ma le "repubbliche" di Donestk e Lugansk possono fungere da "cuscinetto" anche doganale fra un Occidente giunto fino all'Ucraina, ed il confine russo; e chi ha un rapporto di fiducia non ha bisogno di un "cuscinetto"); l'Ucraina da una parte tramite l'accordo con l'Unione Europea vuole riscattarsi dall' "amicizia" russa (prezzi di favore del gas pronti ad aumentare non appena emerge una frizione); dall'altra necèssita di presentarsi all'Unione integra per motivazioni "storiche" (continuità temporale dei confini post - sovietici, già intaccati dalla vicenda della Crimea), interne (dimostrare - in parziale coincidenza col primo punto - ai propri cittadini di essere in grado di conservare lo "status quo"); necessità "contrattualistiche" nei confronti dell'Unione Europea (vedere l'attuale campagna comunicativa di quest'ultima sulla differenza di peso di un mercato sovranazionale di svariate centinaia di milioni di acquirenti rispetto ad un mercato nazionale di decine - non sempre - di milioni: l'oriente ucraino - nessuno l'ha mai negato - è importante per le sue risorse, e perché "fa numero" come mercato nei confronti dell'Unione Europea. L'Unione Europea ha un disperato bisogno di espandere il proprio mercato interno nonché di dimostrare il proprio peso politico internazionale risolvendo indipendentemente un conflitto; ancora, nel momento in cui si sta trattando cogli Stati Uniti per l'eliminazione di determinati vincoli, un'ulteriore espansione dell'Unione verso uno stato che non ha ancora aderito alla Nato giova politicamente sul piano economico (ulteriore espansione del mercato, quindi condizioni migliori per l'accordo cogli Stati Uniti) e politico generale (almeno temporanea mancata sovrapposizione Nato europea / Unione - leggi anche la questione turca -). Per gli Stati Uniti, un accordo Ue - Ucraina che sottragga quest'ultima almeno in parte all'influenza russa gioverebbe economicamente una volta concluso l'accordo coll'Unione Europea, pur senza un totale abbattimento delle dogane, e politicamente, sebbene non sotto il profilo tattico / militare. Per la Nafta (in particolare per il Canada) il giovamento sarebbe economico, poiché otterrebbe ulteriori facilitazioni, dopo quelle di cui si giova tramite le condizioni facilitate d'accesso che derivano dal Commonwealth. Per la Nato il giovamento andrebbe visto in prospettiva, cioé in una eventuale adesione a lungo termine dell'Ucraina. La Gran Bretagna, inoltre, rafforzerebbe il proprio multilateralismo economico con i conseguenti giovamenti (UE, EFTA, Commonwealth, accordo USA - UE). Anatolia è uno fra i modi greci di riferirsi all'oriente, che sembrerebbe quantomeno attualmente avere tutte queste implicazioni.

venerdì 1 agosto 2014

Dell'amor di Marfisa V xv, 5 - 6 (riscrittura I).

Sì alto obietto il cor non dovea darmi, / se far sì basso fin mi convenia. Ma non è vero, anzi...

Associazioni.

Dell'orecchio interno. Aristotele riteneva l'udito il senso più importante per l'apprendimento. Si parla quivi del secondo orecchio:non la complessa struttura che ulteriormente si intramette per farci ben sentire i suoni, ma la memoria musicale, e come funzioni in senso associativo: da parole, a parole e musica, a colore, figura, e movimento. Evocazioni; e non è detto che la capacità evocativa sia un bene. Nessun maggior dolore / che ricordarsi del tempo felice / ne la miseria (Dante, Divina Commedia, Inferno V 121 - 23).

Scacco perpetuo.

Volere ciò che non si può avere, non volere ciò che si potrebbe. Soluzione: dichiarare a sé stessi la sconfitta, rinunciare alla parità.

Percepire.

Un'orribile sensazione di ruvidezza della carta mentre scrivi. Non perché la tocchi: attraverso la matita.