lunedì 18 agosto 2014

Anatolia I.

Dalla crisi russo - ucraina si ricavano alcune considerazioni: la Russia ha imparato (se ne aveva bisogno) ad utilizzare il medesimo schema che altri hanno usato contro l'Unione Sovietica (riaffermo la continuità della politica dell'Unione Sovietica e della Russia post - Urss) nella direzione di una ricostituzione dell'organismo politico zarista, oggi - forse - con l'unica differenza della rinuncia alla (mezza) Polonia ed alla Finlandia. Con l'Ucraina la Russia sperimenta il pretesto etnico ed un approccio militare indiretto; con altre realtà sfrutta lo strumento economico per mantenere una sfera d'influenza geopolitica laddove esso è, per vari motivi, preferibile ad una inclusione entro i confini (riduzione della diversità linguistica - alloglossia - funzionale ad una prima fase di consolidamento interno, ritenendo anch'essa - come gli zar - che il tempo della Storia lavori a suo favore: la ricomparsa della "terza Roma", quella slava, eterna come la prima). L'Ucraina d'altra parte, rifacendosi anch'essa alle "glorie" dei soviet, di fronte all'argomento della tutela delle minoranze russofone, pericolosamente, potrebbe pensare qualcuno, non vi controbatte in modo diretto sul piano della politica estera negando l'esistenza di una minoranza russofona ma, trasversalmente, la corrobora nella contrapposizione "spontanea" della maggioranza alla minoranza ribelle "russa". Che l'obiettivo post - 1989 dell'Occidente sia smembrare il "continente" russo (l'organismo politico che fra il 1917 ed 1989 ha occupato più del sette per cento delle terre emerse) pare evidente, dal fallimento della CSI alle tensioni caucasiche, alla integrazione mercatizia di Lituania Lettonia ed Estonia, fino alla proposta rivolta dalla UE all'Ucraina. Ognuno dei quattro (o sei) attori di questo balletto (Russia, Ucraina, Unione Europea, Stati Uniti, Nato, Nafta) sta muovendosi sfruttando ciò che ha per mantenere una posizione. La Russia gioca la carta più vicina ad una sconsigliabile vera e propria guerra aperta per evitare di ritrovarsi con il "nemico alle porte" (il rapporto conflittuale è più coperto, ma le "repubbliche" di Donestk e Lugansk possono fungere da "cuscinetto" anche doganale fra un Occidente giunto fino all'Ucraina, ed il confine russo; e chi ha un rapporto di fiducia non ha bisogno di un "cuscinetto"); l'Ucraina da una parte tramite l'accordo con l'Unione Europea vuole riscattarsi dall' "amicizia" russa (prezzi di favore del gas pronti ad aumentare non appena emerge una frizione); dall'altra necèssita di presentarsi all'Unione integra per motivazioni "storiche" (continuità temporale dei confini post - sovietici, già intaccati dalla vicenda della Crimea), interne (dimostrare - in parziale coincidenza col primo punto - ai propri cittadini di essere in grado di conservare lo "status quo"); necessità "contrattualistiche" nei confronti dell'Unione Europea (vedere l'attuale campagna comunicativa di quest'ultima sulla differenza di peso di un mercato sovranazionale di svariate centinaia di milioni di acquirenti rispetto ad un mercato nazionale di decine - non sempre - di milioni: l'oriente ucraino - nessuno l'ha mai negato - è importante per le sue risorse, e perché "fa numero" come mercato nei confronti dell'Unione Europea. L'Unione Europea ha un disperato bisogno di espandere il proprio mercato interno nonché di dimostrare il proprio peso politico internazionale risolvendo indipendentemente un conflitto; ancora, nel momento in cui si sta trattando cogli Stati Uniti per l'eliminazione di determinati vincoli, un'ulteriore espansione dell'Unione verso uno stato che non ha ancora aderito alla Nato giova politicamente sul piano economico (ulteriore espansione del mercato, quindi condizioni migliori per l'accordo cogli Stati Uniti) e politico generale (almeno temporanea mancata sovrapposizione Nato europea / Unione - leggi anche la questione turca -). Per gli Stati Uniti, un accordo Ue - Ucraina che sottragga quest'ultima almeno in parte all'influenza russa gioverebbe economicamente una volta concluso l'accordo coll'Unione Europea, pur senza un totale abbattimento delle dogane, e politicamente, sebbene non sotto il profilo tattico / militare. Per la Nafta (in particolare per il Canada) il giovamento sarebbe economico, poiché otterrebbe ulteriori facilitazioni, dopo quelle di cui si giova tramite le condizioni facilitate d'accesso che derivano dal Commonwealth. Per la Nato il giovamento andrebbe visto in prospettiva, cioé in una eventuale adesione a lungo termine dell'Ucraina. La Gran Bretagna, inoltre, rafforzerebbe il proprio multilateralismo economico con i conseguenti giovamenti (UE, EFTA, Commonwealth, accordo USA - UE). Anatolia è uno fra i modi greci di riferirsi all'oriente, che sembrerebbe quantomeno attualmente avere tutte queste implicazioni.

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