venerdì 29 agosto 2014

Chi si stupisce? (Anatolia VI).

Di fronte alla notizia di combattimenti in riva al Mar d'Azov, davvero qualcuno è sorpreso? Prendiamo la notizia per vera, e non poniamoci il problema se l'azione sia condotta da indipendentisti russofoni, truppe russe "cammuffate", od operanti allo scoperto. Non importa. Non importa al livello d'analisi più semplice, quello tattico / economico, perché l'apertura di un corridoio territoriale costiero tra Rostov (per assumere un riferimento geografico conosciuto, seppure non rigorosamente finitimo agli attuali confini politici fra Russia ed Ucraina), che sia ottenuto direttamente o tramite satelliti geopolitici (anche, sia concesso al vezzo di una parte, al suo punto di vista, nel senso negativo assunto dalla parola in talune occasioni), cambia di poco - pur se, in verità, comunque la cambia - la situazione per cui una simile operazione risulta la più grande banalità tattica di questo mondo, e perciò sommamente prevedibile. Verrebbe da pensare che in determinati ambienti non si sia pensato ad una tipica accortezza "politica": piuttosto che una est- ensione della N.A.T.O. ad Oriente - di cui l'annuncio deterrente di nuove basi ad est è solo una fresca conseguenza lapalissiana che probabilmente si aspettava in certi luoghi da anni - sarebbe stato forse meglio non irritare un senso russo d'accerchiamento. Mantenere gli accordi militari coperti avrebbe oggi ufficialmente consentito a stati come la Polonia, la Lituania ed altri di esibire una politica di supporto economico-militare all'Ucraina che apparisse autonoma, e non la "mano morta" di una superpotenza, se non nemica, avversaria. E' chiaro che la Russia avrebbe comunque avuto le informazioni non pubbliche, o che la deduzione sarebbe stata quanto mai elementare, ma in casi tali le differenze di forma sono comunque importanti. Un limite tattico della dottrina di Luttwak che suggerisce l'adozione di alleanze in luogo dell'inclusione territoriale, onde mantenere bassa la pressione dell'intervento diretto sull'esercito della nazione egemone, e che assai presumibilmente è ancora ufficiale là dove conta, è un caso come questo. Qui non si tratta di proteggere indirettamente i propri confini obbligando la potenza opposta a superare un dispositivo militare ulteriore prima che possa giungere allo scontro frontale, ma di proiettare la propria protezione all'esterno della rete delle alleanze finanziario-belliche pubbliche, evitando di impegnarle apertamente. Una protezione per procura. D'altra parte, questo sembra il limite che risulta anche dallo scenario medio-orientale, dove tutti i supposti alleati (giuridicamente, ben più che supposti; ma gli accordi di questo tipo sono più fluidi di quanto si voglia - far - credere) degli Stati Uniti in zona stanno a guardare il Grande Difensore, manifestando la propria estrema preoccupazione, senza accennare ad un intervento diretto per dissiparla. Qui bisogna dire che qualcuno mi ha indicato che la solidità di certi stati arabi, soprattutto in una situazione come questa, è più apparente che reale. A questo modo Is diventerà davvero un pronome, invece che la sigla inglese di un "Islamic state" istituzionalmente ancora inesistente. Qui sì che servirebbe più flessibilità, se si vuole gestire la stabilità del mondo con la diplomazia come strumento di estrema istanza. Dopo il caso delle foto satellitari degli impianti per la fabbricazione di armi chimiche nell'Iraq di Saddam, penso ci si muoverà con cautela. A chi pensava (chi pensa) che una federazione russo-ucraina potesse (possa) essere una soluzione, manifesto perplessità: ritengo che a ciò si opponga la stessa motivazione che si oppone ad una proposta di adesione all'Unione Europea rivolta verso la Russia: le risorse di materie prime e l'ampiezza territoriale ne farebbero automaticamente il dominus dell'Unione: la CSI è praticamente scomparsa, si può supporre, per questo motivo, che rende sconsigliabile, non a breve, ma a lungo termine una soluzione di questo tipo ancor più per la sola Ucraina. Si vedano i post "Congo /Jugoslavia/Ucraina", "Anatolia", e "Geopoliticamente parlando..." almeno.

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