martedì 19 agosto 2014

Congo / Jugoslavia / Ucraina (Anatolia II).

L'ultimo paese sembra un caso di mescolanza dei due modi di prassi precedenti. Il Congo (e poi Zaire, e poi Congo, e poi...) conobbe la secessione (fallita) del Katanga. E' ormai assodato che tale moto fu pilotato per rendere più facile gestire le concessioni minerarie in uno stato di ridotte dimensioni. La catastrofe umanitaria della Bosnia è il risultato della leva esterna su di una fragile federazione post comunista ai confini sudorientali europei della Nato, con tutti i "ritorni" post Bosnia / Kosovo. La vicenda ucraina è una mescolanza delle due cose, ma condotta dal "criptonemico" russo: la concentrazione geografica di una "minoranza linguistica" (sto ancora aspettando che qualcuno presenti un convincente fascio di isoglosse significative - e non solo - che consenta di discriminare seriamente l' "ucraino" dal russo: certo che con l'andar del tempo una sistematica insistenza didattica su caratteristiche lessicali, sintattiche etc. di una variante dialettale ucraina del russo porterà ad una effettiva "lingua ucraina", con una bastevole quantità di quella dimensione; ma allo stato sospetto che l'ucraino sia un nuovo "moldavo", il che confermerebbe una continuità nell'uso di certe tattiche "identitarie" fra Urss e stati post - sovietici: potrebbe non essere un caso che l'insistenza sulle "minoranze russofone" venga da est più che da ovest, cioè più dalla Russia che dall'Ucraina). Questa la parte jugoslava della crisi ucraina. La parte congolese sono i bacini minerari delle regioni secessioniste: che la Russia voglia accaparrarsele e l'Ucraina conservarle è "naturale". Ad alcuni che aspettano guardando dalla finestra potrebbe riuscire ancora più gradita la formazione di uno o due stati indipendenti. In seconda battuta, potrebbe non spiacere neppure alla Russia una tale soluzione intermedia: ha certo più possibilità dell'Ucraina dal lato delle materie prime, per indurre almeno una dipendenza del nuovo stato dai propri aiuti. A rimetterci certamente sarebbe l'Ucraina, privata di una carta di negoziazione; e l'eventuale stato indipendente, che lo sarebbe di nome e non di fatto (ma sul passaggio dalla solidarietà "nazionale" per esempio del buon Cicerone; alla solidarietà degli "esclusi politici" che portò alla rivoluzione francese; alla solidarietà "di classe" del socialismo / comunismo; alla "solidarietà transnazionale" delle elite economico - politiche che viviamo attualmente, forse scriverò un'altra volta). Comunque, non vedo molti guadagni per il "popolo minuto" di tali eventuali stati secessionisti, in futuro.

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