mercoledì 20 agosto 2014

Interviste.

Ne leggo una in cui un candidato olandese al premio Nobel afferma che lo spazio letterario europeo include Borges e Salman Rushdie. Per Borges è ovvio: scrive in spagnolo. Per l'indo - britannico Rushdie è meno astruso di quanto si pensi al di là del "naturale" uso dell'inglese: una delle basi dell'elaborazione intellettuale islamica (ciò che era - e probabilmente, a sentir lui, ancora è, Rushdie -) fu ed è la grecità, tanto che la riflessione filosofica su Aristotele in Europa si è completata nel medioevo ed oltre tramite l'integrazione del mancante via arabo (Francesco Robortello, ancora durante il Rinascimento, nel commentare la Poetica si rifà spesso al commento di Averroé per accoglierne le tesi). Quindi anche la filosofia (e non solo) persiana ed indo - occidentale etc. è a suo modo entro lo spazio europeo. Contemporaneamente, la cultura filosofica (e non solo) europea non sarebbe come è senza il contributo arabo, ossia si potrebbe dire che la cultura europea è inclusa in uno spazio arabo (o meglio islamico: notare il contributo persiano, ed il persiano non è arabo, bensì è islamico, mussulmano da qualche secolo, ormai; benché non da sempre - per la maggioranza - come il turco). E poiché l'inglese è prima lingua negli Stati Uniti, in Australia, Neue Zeeland ed altrove; lo spagnolo in quasi tutto il centro e sud america; il francese è parlato in nord, centro e sud america; l'olandese in centro e sud america etc. etc. etc. lo spazio europeo è transcontinentale. Come un'altra ventina: per esempio i numeri "arabi" arrivano dall'India, e sono ormai globali. Potremmo parlare di adspazi. Le culture nascono, crescono, si contaminano, si espandono, si combattono, sopravvivono "clandestinamente" le une nelle altre.

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