lunedì 25 agosto 2014

Pare.

Verbo fondamentale. Come la realtà "diretta" per ogni essere umano è mediata dal tempo - il ritardo insignificante con cui la luce dell'oggetto raggiunge l'occhio; quello ancora più significativo del suono, che ad intermittenza ricordiamo sotto forma di esempi scolastici circa il lampo ed il tuono, circa l'effetto Doppler e la sirena dell'ambulanza - e che si debba tener conto, oltre che dell'efficienza dei sensi, delle condizioni meteorologiche e della distanza dall'oggetto, dell'imperfezione degli strumenti come pure che le nostre percezioni sono una ricomposizione cerebrale dei dati assunti dall'"esterno" (alcuni direbbero dei nostri idola); così in linea di principio si dovrebbe trattare l'informazione mediatica, anche supponendola onesta, come strutturalmente non vera, perché falsificata da inevitabili limiti di accessibilità ai dati: si tratterebbe di ricostruzioni credibili, verisimili; di mondi (Goodman) o libri individuali (fra i rimandi possibili, Thomas G. Pavel) che dovremmo piuttosto consciamente trattare come se (Walton)fossero veri, e non per Veri (od il Vero). Scetticismo: non quello che parte dal presupposto della voluta, cosciente tendenziosità dell'altro, ma piuttosto quello della necessaria, anche se involontaria, scorrettezza in qualche dettaglio della sua ricostruzione, della sua rappresentazione. E non solo per l'altro. Il verbo pare assumerebbe tutt'altra importanza.

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