giovedì 4 settembre 2014

Proposte filologiche X (Ettore Baldovinetti).

Rinaldo appassionato, di Ettore Baldovinetti,Venezia 1543, I l,1: "Disse Malagigi i ero in Arismonte"; proposta: "Disse Mal[a]gigi: 'I' ero in Arismonte"

Valutazione dubitativa.

Il danno cumulato dei piccoli intoppi sul piano temporale è presumibilmente in misura maggiore significativo di quello cagionato dagli ostacoli i quali sono ritenuti grandi ostacoli. Senza inoltre includere la deduzione che alcuni degli ultimi sono invero autogenerati.

Odio presupporre.

Ma ormai almeno è necessario l'allarme presupporre.

mercoledì 3 settembre 2014

Estratto.

I xvi, 8: "E 'l suo pregar l'indura, e più gli nuoce" (Ettore).

Insegnavano i Parti.

Insegnavano che bisogna saper far uso e della fuga, e della cavalleria e dell'arco al momento opportuno, anche in modo apparentemente inconsueto. Le consuetudini d'altronde (dette tradizioni altrimenti) curiosamente nel tempo trascorrono d'una in altra.

Fatti positivi (non andrà mai bene II).

E l'articolo cui è riferito Non andrà mai bene(I) voleva presumibilmente essere l'indicazione di una positività nella negatività meteorologica. Distruggere pensando di costruire.

Anatolia VIII.

Nel Vicino Oriente oggi non tramonta lo stato - nazione post - colonialista. In primo luogo perché il crollo dell'Impero ottomano (o meglio, l'ufficioso spartirsene le spoglie, processo al 1948 più che secolare) diede l'occasione di concludere una vera operazione coloniale tramite l'istituto del protettorato (fino al protettorato di secondo livello del Sudan anglo - egiziano); in secondo luogo perché stati come la Siria non erano (non sono) stati - nazione, perlomeno se si concepisce l'idea di stato - nazione come sovrapponibilità fra spazio culturale e spazio statale: il Kurdistan (per fare il caso più in rilievo oggi) è ancora fatto a strisce dai geometrici confini dei supposti stati - nazione. E proprio le linee rette dei confini di stati come Siria, Giordania, Iraq, persino Israele (ma si possono aggregare quali esempi anche Algeria, Libia, ed Egitto, con una linea retta come confine meridionale) confermano che in Asia occidentale non stanno scomparendo stati - nazione. Ma certo, poiché nemmeno in Europa mancano casi... Migliorare la definizione di legame pre - politico. Circa la questione ucraina, la resistenza della N.A.T.O. all'installazione di grandi basi ad est è motivata da precedenti esperienze politiche(secondo il senso originario del termine, non quello giornalistico di duelli parlamentari accentuatamente autoreferenziali): ciò che sulla pressione del momento è reclamato a gran voce, tende poi a divenire il simbolo di un preoccupante incombere non appena la crisi è passata (e non è detto che l'idea sia del tutto sbagliata).

Le leggi della scrittura.

Si trasformano, ma tendono a passare di forma in forma. Senza raggiungere la Forma.

martedì 2 settembre 2014

Sul "romano" a Costantinopoli.

Leggo che Giustiniano I fu l'ultimo imperatore romano di Bisanzio. Affermare una cosa simile a Costantinopoli (l'attuale Istanbul) non avrebbe avuto conseguenze gravi nel 1454. Avrebbe potuto averne a Trebisonda fino al 1461, sebbene ufficialmente i locali imperatori all'epoca non reclamassero il titolo ormai dal 1282. Tuttavia, fino alla caduta della capitale del più che millenario Impero romano d'Oriente, gli imperatori il cui soglio si trovava a Costantinopoli continuarono a professarsi imperatori romani. A prescindere dalle pretese sulla parte occidentale dell'impero, che erano ancora presenti nell'undicesimo secolo ma sempre più insostenibili praticamente, poiché Arcadio era discendente di Teodosio II, ultimo imperatore dell'Impero romano indiviso, la pretesa aveva certo fondamento, nel 518 ancora nel nome teodosiano. Flavio Olibrio, figlio di Anicia Giuliana, discendeva per via indiretta ancora dalla casa di Teodosio, ma venne escluso dal trono imperiale da Giustino I, e fino alla fine del V secolo un legame dell'imperatore in carica con appartenente alla stirpe di Teodosio aveva ancora una forte valenza simbolica, se Anastasio primo organizzò il matrimonio di sua nipote con Flavio. Rifacendomi a studi di storia medievale di ormai anni fa, una prassi simile a quella degli stati romano - barbarici dell'occidente europeo, dove non era infrequente che il re subentrante sposasse la vedova del re precedente, per aumentare la propria legittimazione. Successivamente, la dinastia macedonica era romana nella misura in cui i suoi membri parlavano latino. Ma ormai da tre secoli anche chi non parlava latino era indubitabilmente romano, in quanto cittadino romano in grazia dell'editto di Caracalla. Latino e romano non erano giuridicamente sinonimi. D'altronde ci sono documenti che dimostrano come anche in Occidente fosse in uso il termine Romania riferito all'Impero romano d'Oriente. Lo stesso Teodosio I - per fare un passo indietro - era di origine spagnola, ed era stato preceduto da una pletora di imperatori provinciali anche prima del 212. Gli imperatori con sede a Costantinopoli dunque continuarono a chiamarsi legittimamente romani dopo Giustiniano I, pur non essendo più in grado di comprendere il latino; anche perchè sarebbe come sostenere che tutti gli imperatori romani successivi alla dinastia giulio - claudia e privi della cittadinanza romana fossero imperatori illegittimi, tesi che nemmeno oggi mi risulta qualcuno sostenga. Ancora: a rigore Giustiniano non era un imperatore bizantino; in primo luogo per quanto sopra, ossia che si riteneva un imperatore romano; in secondo luogo perché la città di fondazione greca Bisanzio aveva cambiato nome da circa due secoli.

Leopardi.

Solo il liceale che non si accorge (alla terza volta che glielo si propone per lo studio) che fuggì a Roma (dalla quale rimase deluso) e morì a Napoli, può pensare a Giacomo Leopardi come al soddisfatto eremita di Recanati. E' vero che i test di accesso a Lettere segnalano di peggio. Tuttavia, se non fosse la contemporanea teatro di macerie Italia, scoprire la complessità di Leopardi sarebbe scoprire (per far uso della saggezza popolare) l'acqua calda. Tra l'altro, non si trova di certo ciò che non si ha alcuna voglia di cercare.

lunedì 1 settembre 2014

Babilonia distrutta III lxiii, 1 - 2. (proposte filologiche IX).

"A te verrò tù a l’amoroso affanno. / Mi sei ristoro, e sol conforto à i pianti"; proposta: "A te verrò, tu a l’amoroso affanno / mi sei ristoro, e sol conforto a i pianti".

Facili profezie. (Anatolia VII).

Pare che Putin abbia proposto la creazione di un nuovo stato nell'est dell'Ucraina, dubbio già avanzato da qualcuno (si veda Congo / Jugoslavia / Ucraina). Questo dimostra che la vantata scaltrezza del capo del Cremlino è in realtà piuttosto semplice da anticipare in linea teorica. Ammetto che poi considerazioni circa determinate forniture, per le quali l'Europa (non solo l'Unione Europea) in primo luogo dipende dalla Russia, rendano più difficile il versante pratico. La risposta delle basi sul lato est della N.A.T.O. è altrettanto prevedibile come conseguenza prima della politica poco elastica nei confronti della Russia, secondariamente della volontà altrui di schiacciare l'organizzazione economica europea sull'organizzazione militare transatlantica. Le trattative che pare siano in corso per fare aderire l'Ucraina alla N.A.T.O. riconfermerebbero i due aspetti della politica ultraoceanica, anche se in questo caso probabilmente a funzioni ribaltate. Negli anni, la dinamica di allargamento della N.A.T.O. ad est ha seguìto i negoziati di adesione dei paesi dell'Europa orientale all'UE coll'intento - regolarmente portato a termine - di anticiparli. L'insistenza ancora almeno recente di certi ambienti per un celere ingresso della Turchia nell'Unione può ben essere inserita in tale quadro, e le perplessità democratiche (corroborate dalle ultime azioni interne) possono altrettanto bene essere strumentalmente usate su questa sponda orientale dell'Atlantico, insieme all'avversione greca, per perseguire tale politica di non coincidenza. Non troppo difficile trovare conferme all'analisi.

La soluzione.

L'elezione di un presidente di colore vuol dire che il razzismo bianco per due volte non è stato in grado di impedire l'elezione di un presidente non bianco; che forse non è più in grado di impedirla, e cioé che l'elite non guida più in una certa direzione (un tizio di Treviri di cui forse i successori hanno dimenticato una parte; forse ad un certo punto l'aveva dimenticata anche lui); ma non che il razzismo bianco (per dirne uno) è ormai del tutto dissolto. Attenzione ai vari alla rovescia.

Babilonia distrutta III lix, 7 - 8 (Proposte filologiche VIII).

"Come ò bel corpo, ch’agili, e vivaci / i bei membri mostravi immoto giaci?"; proposta: "Come o bel corpo, ch’agili, e vivaci / i bei membri mostravi, immoto giaci?".

Babilonia distrutta III xxxiv, 1 - 4 (Proposte filologiche VII).

"Ed è forza, che il creda. Hor qual dolore / si può à questo agguagliar miseri ama(n)ti? / Voi, che talhor ne la region d’Amore / varcaste in varie guise un mar di pianti". proposta: "Ed è forza, che il creda. Hor qual dolore / si può a questo agguagliar, miseri ama(n)ti? / Voi, che talhor ne la region d’Amore / varcaste in varie guise un mar di pianti".

Babilonia distrutta III xiii, 1 - 3 (Proposte filologiche VI).

"Ed ecco in bianco lin lieta gli appare / quel suo d’alta vaghezza inclito nume / a lo splendor de l’amorose, e care"; proposta: "Ed ecco in bianco lin lieta gli appare / quel suo d’alta vaghezza inclito nume. / A lo splendor de l’amorose, e care"; etc.

Razionalizzazione.

Determinate teorie sull'evoluzione "dall'esterno" della razza umana appaiono come esiti della riduzione del mito alla dicotomia vero / falso tipica dell'età contemporanea, oltre che, paradossalmente, un tentativo di riconfermare lo statuto di integrale fonte storica dei testi rivelati. Antropologicamente parlando, non è affatto necessario interpretare i riferimenti dei testi rivelati a discese divine sulla terra come effettive discese di alieni sul nostro pianeta. Una lettura sensata del mito, per esempio, che conserva il suo valore, può essere che i passaggi in cui il mito narra la discesa di Zeus sulla terra, siano una trasposizione mitica della tempesta, della discesa del fulmine. Il teorico insensato (e lo dico assumendo retoricamente una posizione da scienza esatta) di certe teorie è l'esito estremo dell'iperazionalismo odierno, un iperazionalismo religioso rigettato però dalle posizioni ufficiali. Alla maggior parte del contemporaneo è difficile includere ancora nell'interpretazione il verisimile, considerarlo uno strumento stato storicamente sussistente, e quindi ripristinare nell'analisi l'asserzione veritiera, oltre a quella fattuale e contrafattuale.

Rifacimento (Riscrittura II).

"...mi promise, e troppa speme".

Non andrà mai bene (I).

Se chi dice di formare l'opinione culturale di un popolo afferma che i turisti "si sono consolati con i passatempi tipici della stagione fredda. Un giro in pinacoteca, due ore di svago di fronte al grande schermo", ossia che "sdraiarsi sui lettini" è qualcosa che sicuramente viene prima, e che la cultura è un passatempo per la pioggia e per la neve, per le condizioni meteorologiche uggiose, ne nasce in conclusione che i musei sono secondi, che la cultura è uggiosa. Poi, personalmente bisognerebbe distinguere, poiché ci sono varie definizioni di cultura. Comunque, non andrà mai bene.

Non c'è?

Non c'è nell'Aida un popolo piangente in riva ad un fiume? Chi è la "Celeste Aida" che il canto di Radames innalza al di sopra della terra? Non forse una principessa sì, ma una non libera etiope principessa, la quale vagheggia sulla sponda del Nilo "le foreste imbalsamate, / le nostre valli...i nostri templi d'or"; "là tra foreste vergini, di fiori profumate" (atto terzo)? Un simbolo, Aida, in luogo di cori numerosi (e "cori", nella storia dell'ortografia italiana, può portare ad una sovrapposizione molto romantica).

Gabriele D'Annunzio.

La passeggiata, 31 - 2: "Quando parlate, io non guardo la bocca / parlare, o almen non troppo guardo. Ascolto". Ma il resto era diverso.