mercoledì 3 settembre 2014

Anatolia VIII.

Nel Vicino Oriente oggi non tramonta lo stato - nazione post - colonialista. In primo luogo perché il crollo dell'Impero ottomano (o meglio, l'ufficioso spartirsene le spoglie, processo al 1948 più che secolare) diede l'occasione di concludere una vera operazione coloniale tramite l'istituto del protettorato (fino al protettorato di secondo livello del Sudan anglo - egiziano); in secondo luogo perché stati come la Siria non erano (non sono) stati - nazione, perlomeno se si concepisce l'idea di stato - nazione come sovrapponibilità fra spazio culturale e spazio statale: il Kurdistan (per fare il caso più in rilievo oggi) è ancora fatto a strisce dai geometrici confini dei supposti stati - nazione. E proprio le linee rette dei confini di stati come Siria, Giordania, Iraq, persino Israele (ma si possono aggregare quali esempi anche Algeria, Libia, ed Egitto, con una linea retta come confine meridionale) confermano che in Asia occidentale non stanno scomparendo stati - nazione. Ma certo, poiché nemmeno in Europa mancano casi... Migliorare la definizione di legame pre - politico. Circa la questione ucraina, la resistenza della N.A.T.O. all'installazione di grandi basi ad est è motivata da precedenti esperienze politiche(secondo il senso originario del termine, non quello giornalistico di duelli parlamentari accentuatamente autoreferenziali): ciò che sulla pressione del momento è reclamato a gran voce, tende poi a divenire il simbolo di un preoccupante incombere non appena la crisi è passata (e non è detto che l'idea sia del tutto sbagliata).

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