martedì 24 febbraio 2015

Anatolia IX.

"sviluppare in Russia il tema dell'unità europea significa far compiere al popolo russo un altro passo verso la sfera della civiltà occidentale, e rientra perciò nella secolare faticosa tendenza russa ad occidentalizzarsi". La replica di Sergio Romano a colui che fa nel suo scritto ricorso alla citazione di cui sopra, riallacciandosi ai temi della slavofilia, dell'euroasiatismo, e della terza Roma, è quasi perfetta. Si tende soprattutto ad equivocare, ossia a sovrapporre, europeizzazione ed "adesione" - (sottomissione?) - "agli interessi" - prima - "dell'Unione Europea" (che neppure ancora è un'autentica realtà politica unitaria), a far coincidere europeizzazione ed occidentalizzazione, termini che, di nuovo, si può obiettare che non coincidano, soprattutto in una prospettiva russa, in quanto pare che l'essere europeo si identifichi con un sistema culturale latino - germanico a venatura prevalentemente protestante. Ad una visione simile la Russia può indubbiamente replicare colla slavofilia come via per un proprio europeismo(al medesimo modo in cui francesi, spagnoli, romeni ed italiani e portoghesi declinano non infrequentemente la propria europeità attraverso la cultura latina, la discendenza linguistica latina; o come la Germania ha precisato la propria identità attraverso il richiamo ad un germanesimo inclusivo - inserimento fra i partecipanti alla cultura latina post - imperiale soprattutto, per quanto, già prima della caduta dell'Impero d'Occidente, esso avesse le due provincie di Germania inferiore e superiore - ed esclusivo - la germanità forte ed intatta, benché barbara, che poi prese anche pieghe estremamente dannose). Può diversamente od integrativamente rispondere ribadendo il forte legame colla grecità attraverso Costantinopoli, tra l'altro a suo modo differentemente accentata rispetto all'orientamento classico - pagano che sembra segnare (sembra)così fortemente le ricerche che discendono da Lachmann. Poi, via ulteriore di specificità geo / politica, l'euro - asiatismo, che sarà più orientato ad una retorica delle grandi distese di ghiaccio domate dal vigore dell'uomo russo e dalle sue capacità tecniche. Asiatismo, motivato da ragioni storiche: non pochi sono stati quelli in Occidente, che si sono mostrati perplessi nel considerare la Russia uno stato europeo, prima della sua espansione al di là degli Urali, sicché non si potrebbe ribattere molto ad un lazzo russo che mettesse in dubbio l'essere la Russia uno stato europeo. Meno battuta la via della Terza Roma: è un argomento fortemente zarista e, come nella Roma vera, nonostante l'orientamento autoritario della democrazia russa, è probabilmente ancora meglio gestire in maniera simil - imperiale lo stato senza rievocare apertamente idee cesariste, che fare una scelta simile. Ma soprattutto, non ci vuole molto a dimostrare che ad oggi è più l'"Europa" ad avere bisogno della Russia, che la Russia dell'"Europa": è l'"Europa" ad avere bisogno del gas e del petrolio per le proprie centrali elettriche a combustibile fossile, del platino e dell'iridio per le marmitte catalitiche delle proprie automobili, del mercato russo per la vendita delle merci ad alto valore aggiunto, dei russi come bacino di turisti danarosi da portare in Occidente. Lo stesso discorso vale in un certo qual modo, oltre che per gli altri paesi slavi in Europa, anche per Grecia e Turchia. Certi greci con una spiccata coscienza storica - anche se non spinta agli estremi raffigurati in film d'Oltreoceano, magari - a sentir discorrere di sforzi necessari alla Grecia per rimanere "in Europa", potrebbero sorridere ed osservare che l'Europa neppure esisterebbe, se certi greci non avessero narrato del rapimento di una principessa fenicia attraverso il mare verso occidente, e che le radici letterarie europee pagane - quantomeno allo stato attuale delle ricerche - sono greche, come il modello della scultura e dell'architettura. Il problema della Turchia nell'aderire all'Unione Europea (oltre alla limitata base territoriale del paese da questa parte dello Stretto dei Dardanelli) è anche la valutazione del "rischio" che corre un paese almeno un tempo laicamente islamico ad unirsi con una organizzazione economica europea postconfessionalmente cristiana: dove il problema sta sia nella postconfessionalità sia nella - formale, è vero - comunque, per quanto minima, cristianità dell'organizzazione: la Turchia ha anch'essa bisogno di consolidare la propria differenza nell'uguaglianza (una minima territorialità europea, alcune minoranze religiose che le ragioni dello sviluppo storico possono spingere ad identificare come europee), come lo hanno avuto altri: tralasciamo ulteriori aspetti di politica economica e militare che sconsiglierebbero a certi russi l'adesione all'Unione Europea, ed a certi europei che la Russia scelga di aderirvi. Come si vede, che gli atteggiamenti siano poco chiari è comunque in un certo qual modo motivato.

venerdì 20 febbraio 2015

La tecnica.

"La tecnica del flashback [...] risale [...] all'antichità. La si ritrova in molti classici [...] e i greci la chiamavano analessi, 'ripresa' o 'recupero'", scrive un matematico. Ora posto che certi greci chiamavano la analessi anche episodio, 'accumulo' (per es., Aristotele), mi chiedo: ma una volta la traduzione del greco analessi in italiano non era, sulla scorta del latino digressio (latino: quella lingua da cui dicono - insegnano persino, da qualche parte - derivi perlopiù l'italiano), digressione? E in aggiunta, mi pareva che un tempo si dicesse: "Libro primo, sesto, ventitreesimo dell'Odissea", "libro secondo, quinto dei Punica"; e "canto primo, settimo, trentaduesimo dell'Inferno" etc. Poi conosco l'obiezione secondo cui i poemi omerici sono una raccolta di canti orali; obiezione che non vale per l'Eneide, ad esempio. Quando poi si smetterà di chiamare Giove il padre degli uomini e degli dei che compare nei poemi omerici...

Fra specializzazione linguistica e sinonimia.

La differenza che intercorre fra la coppia esse / non esse e quella adesse / deesse può ben configurarsi come più significativa di quella assegnata dalla interpretazione media, per quanto esse sia appunto frequentemente utilizzato in funzione di sinonimo di adesse: l'assenza e la presenza non necessitano l'inesistenza tout court; mentre il non esse implica dogmaticamente (nel senso assegnato al termine "dogmatico" da un filosofo sette-ottocentesco) l'assenza, e l'esse la presenza, che sia stato in luogo, moto per luogo, o moto da luogo(volontario o no). L'agitarsi di una parola fra specializzazione e polisemia è vicenda ab origine.

giovedì 19 febbraio 2015

Ciclicità I.

Leggo un articolo non so dire quanto seriamente allarmato circa la caccia editoriale alle continuazioni di opere oggi considerate classici moderni. Benchè da una parte comprenda la preoccupazione circa la logica "pop" dell'operazione e della (s)valutazione del libro come categoria merceologica (si veda in un certo qual senso il sottinteso di uno scritto come "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica"), dall'altra debbo pur notare che la sequenzialità è storicamente la radice della letteratura occidentale: si pensi alla galassia "Iliade" - "Odissea" - Ciclo epico. I librarii romani avevano a loro disposizione veri e propri scriptoria di servi - scribi per riprodurre il più rapidamente possibile il più alto numero possibile di esemplari dei testi di maggior successo; si pensi alle prosecuzioni in versi ed in prosa dei romans cavallereschi francesi; alle "giunte" orlandiane dei secoli XV - XVII in Italia. In conclusione, circa il libro, più che preoccuparmi della caccia di cui sopra, risulterei più allarmato da certe prospettate fusioni dei settori libri a livello nazionale.