giovedì 19 febbraio 2015

Ciclicità I.

Leggo un articolo non so dire quanto seriamente allarmato circa la caccia editoriale alle continuazioni di opere oggi considerate classici moderni. Benchè da una parte comprenda la preoccupazione circa la logica "pop" dell'operazione e della (s)valutazione del libro come categoria merceologica (si veda in un certo qual senso il sottinteso di uno scritto come "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica"), dall'altra debbo pur notare che la sequenzialità è storicamente la radice della letteratura occidentale: si pensi alla galassia "Iliade" - "Odissea" - Ciclo epico. I librarii romani avevano a loro disposizione veri e propri scriptoria di servi - scribi per riprodurre il più rapidamente possibile il più alto numero possibile di esemplari dei testi di maggior successo; si pensi alle prosecuzioni in versi ed in prosa dei romans cavallereschi francesi; alle "giunte" orlandiane dei secoli XV - XVII in Italia. In conclusione, circa il libro, più che preoccuparmi della caccia di cui sopra, risulterei più allarmato da certe prospettate fusioni dei settori libri a livello nazionale.

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