lunedì 2 marzo 2015

Due questioni.

La prima è se sia esatta l'equivalenza secondo la quale il testo esistente sarebbe il testo edito. E quindi: il testo inedito non esiste? Così pare ad alcuni, ma non sembra di poter condividere tale opinione, anche su basi storiche. Ed ancora, si può affermare che ogni testo sia testo di genere? Il problema del genere letterario continua ad impegnare nella discussione del tema lo spazio culturale del cosiddetto Occidente da millenni, e questo perché il primo testo letterario occidentale si presenta (ed ancor più è stato interpretato) come testo di genere - chiamatelo epopea, poema epico, eroico: sono tutte definizioni già usate -; ma l'Iliade del padre Omero, insieme alla sua Odissea - che però, fenomenicamente, ebbe meno seguito "integrale" - ben presto fu intesa come uno specchio dell'universo e contenitore d'ogni materia; anche successivamente od in modo diretto o trasversalmente, influì e venne conservata per via di travisamento - "cammuffamento" - sicché, conseguentemente, fu accolta con piena o meno piena legittimità (vedi Callimaco) in pressoché ogni opera - e perciò genere - successiva, dalla tradizione ionica a commedia e tragedia, alla scrittura storica etc. Dunque la spinta tassonomica, quella che vorrebbe trovare comunque un Limite, ed identificare una precisa Circoscrivibilità, benché senza dubbio sempre presente, fu altrettanto costantemente lacerata dalla crisi indotta nel Sistema dalla prassi letteraria. In sostanza perciò, anche le discussioni presenti sul recupero dell' autentico romanzesco, ossia della narratività intesa, appoggiandosi erroneamente ad Orazio, come il "precipitarsi" del racconto alla propria fine attraverso un continuo agitarsi, esplosione delle situazioni (il situm è immobile),sono tendenzialmente inutili, essendo la letteratura occidentale radicalmente contaminatoria ed il "genere" una categoria costitutivamente instabile, fluida. Per quanto non condivida l'idea di certa filosofia analitica anglosassone secondo cui l'arte sarebbe necessariamente ed integralmente contrafattuale, non si può pretendere che essa, per essere arte, sia obbligatoriamente e totalmente fattuale ed addirittura quotidianamente contemporanea, per avere una sua legittimità.

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