martedì 24 marzo 2015

Intorno al "lavoratore".

E' ormai qualche anno che si propugna l'esistenza di una "nuova" categoria: il lavoratore non salariato. Partendo dal fatto che labor latino si traduce in italiano "fatica", e non "fatica stipendiata", pervicacemente si indica che in Italia (per altri paesi ci si deve fermare ad ipotesi non riscontrate) esiste una percentuale di popolazione che dedica circa un terzo della giornata a produrre non "in cambio" di un salario, ma "in vista" del diritto a riceverne uno in futuro; esiste perciò in Italia un certo numero di individui che può essere definito, pur non essendo imprenditore o libero professionista, "lavoratore senza salario", sebbene una definizione del genere non rientri nelle griglie statistiche. Perché si affronta questo tema? Perché l'ultima riforma della scuola prevede l'accorciamento in Italia delle vacanze estive scolastiche. Anche in ambienti del lavoro della conoscenza di sinistra si leva, di fronte alla notizia, il senso di colpa di coloro che hanno inglobato l'idea, in cui sono concordi un certo tipo di operaismo e di "pensiero" capitalista a) che il "lavoro" sia unicamente il lavoro fisico; e (più grave) b) che il lavoratore sia unicamente quello che riceve un salario. Ma, partendo appunto dal "fatto" che labor latino si traduce nella lingua italiana "fatica", e che, per quanto meno grave dal punto di vista del lavoro (nel significato che dà al termine la "fisica" colla F maiuscola), il consumo di energie e lo sforzo dei muscoli sia certo inferiore nelle professioni riconosciute dall'opinione come dell'intelletto - il cui uso, chiaramente, è presente anche negli esercizi che non vedono esso intelletto in primo piano nell'idea popolare - esso è comunque presente nei lavori "seduti", si continuerà anche osservando che pure il lavoro non salariato cui si accennava sopra, in primo luogo è un lavoro; ed in secondo luogo che, oltre ad essere praticato a volte anche per ben più delle quaranta ore settimanali legislativamente previste (colle eccezioni altrettanto legislativamente regolate e dette "straordinario"), può - come ugualmente il lavoro salariato - prevedere "integrazioni" come tutte le attività connesse alla gestione della casa successive all'orario ufficiale (nel caso del lavoro non salariato, ufficioso). E' pur vero infatti che un altro lavoro il quale ancor oggi fatica ad essere considerato tale è quello di casalinga. Tutto ciò accade perché sono più di venti anni ormai che - parallelamente alle restrizioni del diritto di sciopero ed altri aspetti del diritto del lavoro - i vari governi di qualsiasi colore sostengono, oltre al "fatto" che il lavoro intellettuale non è un vero lavoro, che, lungi dall'essere solamente gli studenti a non lavorare abbastanza, sono tutti gli italiani a non faticare abbastanza. Il problema non è dunque che l'abbreviamento delle vacanze degli studenti e degli insegnanti porti a stage dove essi - parole non di un "operaio", ma di una persona afflitta, pare, da quel senso di colpa cui si accennava sopra - imparino finalmente "a FARE qualcosa" - ma che il progetto di persone che "lavorano" due giorni e mezzo alla settimana, quello di far sentire "fannulloni" i contribuenti italiani - essenzialmente i cittadini, per certi quadri, sono questo - sta mettendo radici, e che quest'ultima proposta di legge sia, infine, parte di tale progetto e chi ne è "oggetto" - nel senso di una cosificazione dell'essere umano - se ne renda talmente poco conto; che il rischio di un abbreviamento delle ferie di chi non lavora, sia soltanto la premessa di una operazione identica nei confronti di chi lavora. Di tale strategia - che poi, oltretutto, in soggetti scarsi, si scopre da sola - faceva parte anche, anni fa, l'attacco di un Ministro dell'Istruzione di sinistra al Liceo classico, che "rovina l'Italia", perché produce un certo tipo di cittadino quando il "Paese ha bisogno di ingegneri". Questo ministro, alla domanda sui suoi studi, rispose candidamente: "Liceo Classico e Giurisprudenza"; lascio ad altri, a distanza di anni, la controreplica che si sarebbe dovuta formulare e non fu formulata.

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