mercoledì 1 aprile 2015

Somiglianza / dissimiglianza II.

Dunque, si dice che l'essere umano è un libro, ma un libro che, ancor prima di poter rifiutare di farsi interpretare, può rifiutarsi di essere letto. Continuando, consideriamo che, al di fuori dell'utile figura retorica qui sopra, anche il libro 'vero' è materialmente plurale, ossia che quantomeno il testo, ma pressoché sempre anche il paratesto di ogni copia di una stessa opera è diverso da quello delle altre copie, pur volendo essere identico, prima dell'invenzione di Didot; e non parliamo (?) della teoria della ricezione, del 'lector in fabula'. Perciò potremmo proporre la conclusione che la fondazione pratica dell'interpretazione a molti mondi dell' "universo" è precedente alla sistemazione (/sistematizzazione) teorica formulata da certa fisica quantistica; e poiché l'essere umano dovrebbe nella sua transitorietà essere (e non Essere) più complesso di un libro... Inoltre, per "sfruttare" Pirandello, si potrebbe avanzare l'ipotesi che siamo (non un noi trascendentale di gentiliana memoria, ma altro modo dell'individuo) più volte centomila: in noi e negli altri, per come noi ci rispecchiamo (Lukacs) negli altri e per come gli altri ricevono quest'immagine; per come noi vorremmo che questo rispecchiamento negli altri fosse, e per come gli altri vorrebbero che esso fosse (sì, fino anche alla negazione). Ed in gruppo il rispecchiamento diventa i, cioè anche l'interpretazione di un terzo (quarto etc.) delle relazioni intercorrenti fra altri due (tre etc.) multilateralmente. Mutando nel tempo. E se il lettore "attiva" il libro 'vero', forse "attiva" anche il libro umano. Mutando nel tempo: ovvero, Quinto Ennio.

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