giovedì 28 maggio 2015

Armade / armature.

"Però era lì, rivestita di una posticcia armatura guerresca, a cavallo di un bianco destriero. Elisabetta era venuta tra il suo popolo in armi, senza esitazione s'era lanciata nel campo di battaglia, sito privilegiato della storia patriarcale". Se, per quanto sopra effiggiato, si può nazionalisticamente escludere (forse)un richiamo alla Pucelle, "strega" francese bruciata da inglesi ancora cattolici - appunto - nel 1431, non escluderei del tutto una palinodia, una riscrittura meglio, a Tilbury, di Giulio II alla Mirandola (Elisabetta era già capo della Chiesa anglicana). E la letteratura cavalleresca italiana almeno, non sconosciuta nel tardo Cinquecento anglico, era (è) ricolma di guerriere a cavallo, di vergini guerriere a cavallo. Marfisa (e s'intenda non la Marfisa del Camerino al sedicesimo canto del Ruggino - Pierfrancesco de' Conti di Camerino, che pubblicò il Ruggino, ovvero El sexto libro de l'Inamoramento de Orlando - che si sposa, ma quella di Boiardo e di Ariosto)? Se ci riferiamo a quel personaggio specifico poi, vediamo una armatura fatata, che la protegge, la rende inviolabile. La perla era tale, gigantesca - per dire - pure nel primo libro dell'Italia liberata da' gotti, che in corte a Londra circolava (vedasi catalogo del British Museum). Italia I, 132: "ch'una provincia non poria pagarla". Bianca, tra l'altro - ovviamente -; si veda Italia I, 131: "e di sì bianco e splendido colore". Una perla regale; anzi imperiale, poiché funge da fermo per il mantello di Giustiniano. Le critiche ai papi nel poema di Trissino furono usate come argomento dai protestanti. Elisabetta dunque, una regina vergine in armatura, con tutti i segni dell'imperio, attendeva a Tilbury una flotta ispanica (armada, in spagnolo; ma anche in italiano armata per 'flotta' è stato termine tutt'altro che infrequente fino a pochi secoli fa). Inventare un gesto dunque, o concretizzare in funzione politica una tradizione letteraria? Per tradizione oltretutto, anche secondaria (penso alle due opere di cui mi sono principalmente occupato in questi quindici anni)le "genti" si radunano in riva al mare, che sia per respingere un nemico da quello in procinto di giungere, o che sia per partire alla volta d'una guerra 'giusta' e - nelle intenzioni, destinate a realizzarsi o meno - vittoriosa. Il luogo scelto, oltre che tatticamente importante, aveva perciò anche un forte valore simbolico e richiami forti ad una cultura "popolare". Tralascio le acque del mare che l'ingiusto nemico travolgono: il riferimento tradizionale è ovvio.

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