martedì 19 maggio 2015

Il leader I.

Vediamo questa frase: "se il gesto politico si consuma mentre si compie, il leader diventa un performer che non cerca più di convincere". Circa tale brano c'è molto da scrivere, soprattutto intorno alla differenza fra leader e capo (nel senso originale riferito all'umano, per il quale anche testa è un'altra cosa, un sinonimo dell'esterno e non dell'interno), quindi pure di performer e di convincere. Infine bisogna intendersi anche su gesto politico. Bisogna infatti notare che, mentre leader è solo "colui che guida", ovvero una persona "che va con o davanti ad una persona per mostrare la strada", o colui o la cosa che "collega due cose o due luoghi", anche senza un piano di qualche tipo, capo è la testa, come parte dell'essere umano sede dell'intendimento, che conduce razionalmente il corpo; quello che oggi viene usato come sinonimo, ovverosia testa, originariamente qualificava i vasi, contenitori generalmente di terracotta (Testaccio perchè in quel quartiere si trovava un cumulo di vasi di terracotta ed altro), e perciò è parola che si riferiva al cranio come contenitore. Inoltre, pur non potendo dire di essere un ammiratore dell'attuale Presidente del Consiglio italiano, toccherebbe ammettere che, se ancora vedessimo la Politica abbastanza alla maniera antica, alcuni gesti politici non potrebbero essere se non gesti performativi (orazione). Semmai il punto è che tale performance, per quanto eseguita a ripetizione, ha effettivamente perso lo scopo di convincere l'elettorato, in quanto in realtà è sufficiente una abbastanza ampia concordia del sistema istituzionale, che sa darsi una persistenza la quale è prima di tutto riciclare le speranze cui non ha dato risposta reclamando la scarsità del tempo dovuta a resistenze - è ovvio - immotivate, per mantenersi nella posizione acquisita o rimanere in un posto sufficientemente caldo all'interno del sistema. Senza considerare che non soltanto la politica in sé, ma anche solo il gesto politico dell'orazione ha perso di dignità artistica, certo anche a causa dei tempi contingentati. La persuasione perciò è ridotta ad una trafila di slogan, quattro concetti ripetuti senza neppure tentare di variarne ogni tanto l'ordine d'esposizione, l'appello all'irrefragabilità del numero come strumento definitivo di dimostrazione di una tesi (numero che però significa da una parte una cosa e dall'altra l'esatto opposto)è talmente sistematico da fargli perdere qualunque valore. L'invenzione stessa del partito organizzato ha in un certo qual senso eliminato la necessità di impegnarsi a persuadere, poiché la solidarietà di partito garantisce in partenza un certo numero di voti a qualsiasi mozione, anche la più democraticamente insana. L'attuale Presidente del Consiglio italiano ha proprio di tale forma di intruppamento fatto lo strumento principe della sua pratica di gestione del partito (e di conseguenza del governo e del Parlamento - essendo quest'ultimo ormai da molto trasformato in una macchina di voti di approvazione di provvedimenti elaborati dal Governo). Teniamo inoltre conto che la pratica di legittimazione si è ribaltata, per cui un leader di partito richiede l'adeguamento di iscritti e simpatizzanti alla sua linea politica in quanto eletto e non - al contrario - l'adeguamento della linea politica del partito ai desiderata dell'elettorato.

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