venerdì 29 maggio 2015

Pregio: stile. Difetto: teleologismo.

Su Christa Wolf la traduttrice italiana: "Wolf [...] scriveva e riscriveva fino a raggiungere sulla pagina la precisione che cercava [...] non c'è niente di casuale nella sua scrittura [...] Della prima pagina di Cassandra esistono, se non sbaglio, 28 versioni diverse [...] Epitaffio per i vivi [...] sembrerebbe una specie di allenamento che confluisce poi [...] in [...] Trama d'infanzia". Questo stralcio di articolo è indicativo. Il tono usato dalla traduttrice è indubitabilmente all'inizio in certo qual modo "promozionale"; ma d'altra parte, la sottolineatura delle ventotto versioni della prima pagina di un romanzo, volutamente collegata all'allusione non da me riportata agli studi classici, intende segnalare un aspetto della scrittura della Wolf che un tempo si sarebbe chiamato "cura per lo stile", talmente sconosciuto in queste minuzie quantomeno al lettore odierno, che per lo più, se anche esiste, si tace nelle recensioni, per non far fuggire il potenziale 'cliente'. Questo è per me senza dubbio un pregio più che venato di coraggio. Nella 'seconda parte', quella che comincia con "Epitaffio per i vivi, si vede un vecchio difetto della critica (di derivazione idealista? un rottame di finalismo religioso monoteista?) accentuato dal richiamo in colore interno all'articolo, di fattura chiaramente redazionale: nell'intervista la traduttrice afferma che: "Epitaffio per i vivi [...] sembrerebbe una specie di allenamento che confluisce poi [...] in [...] Trama d'infanzia". Quella che nell'evidenziazione redazionale dovrebbe essere una anticipazione destinata a stimolare il lettore a proseguire la lettura, essendo evidentemente, poiché formulata da una professionista, una frase ipotetica, come "citazione" è alquanto rifatta, travisata, ricordando qui decisamente i vecchi arnesi promozionali che già si formano col nascere della stampa: "sembrerebbe una specie" scompare e diviene, senza incertezze, un allenamento: "[...][è un] allenamento [per il capolavoro] Trama d'infanzia". Al di là del tono promozionale, si può ricordare che tutte le opere di Dante, nelle antologie scolastiche, preparano il capolavoro della 'Divina Commedia'; che tutti gli scritti di Ludovico Ariosto anticipano il capolavoro dell' 'Orlando Furioso', e che ogni verso di Torquato Tasso tende alla 'Gerusalemme Liberata'. Ah, questo vecchio vezzo: se per la traduttrice certe cose si possono solo sospettare - ma nemmeno, come si è visto sopra - nelle parti d'articolo che non sono mero riferimento di parole altrui spunta l'antico vizio dello slogan pubblicitario e del teleologismo. E come si sa: vezzo < VITIUM.

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