martedì 30 giugno 2015

Storia delle parole.

"Avaro si è colui che li danari / sempre in più copia vuole, e non si sazia: / questo è l'essere ch'oggi l'Italia chiama / avido, mentre colui che a proprio danno serba / la moneta, il peculio, ed ogni bene / ordinato a ben vivere qua giuso / i nostri Padri che tenean l'Impero / sordido invece lo chiamavan loro".

lunedì 29 giugno 2015

Proposte filologiche XXI (Punteggiatura II).

Italia liberata di Onofrio D'Andrea (1647 - 48) III 22, 5 - 8: "ma se pur contro a voi vedrassi accinta / la nostra gente, io temo strage, e lutto, / in sì bella d'Italia, e nobil parte, / troppo di Carlo è poderoso il Marte"; proposta: "ma se pur contro a voi vedrassi accinta / la nostra gente, io temo strage, e lutto, / in sì bella d'Italia e nobil parte: / troppo di Carlo è poderoso il marte".

Tema?

Uno studio sulla critica seicentesca alle opere letterarie seicentesche? E non solo letterarie; e delle contaminazioni, dei rimandi tra arti nelle opere critiche.

venerdì 26 giugno 2015

Brevi cenni di confronto fra teoria dell'uguaglianza e teoria dell'omologazione.

Teoria dell'uguaglianza e teoria dell'omologazione soltanto sembrano basarsi sul medesimo fondamento, e quindi potersi assimilare fra di loro (si veda il commento di Averroé alla Poetica di Aristotele fatto latino), rendersi per identici. Ma pare così non sia. Inizialmente, entrambi i concetti sembrano affermare la propria legittimità sul fatto che l'essere umano è sempre essere umano, per cui che le due parole possono essere usate come sinonimi; tuttavia, l'uguaglianza è subito l' 'essere uguali', l'omologazione il 'discorso intorno all'essere uguali', inteso oggi come la 'fissazione' (riduttiva) del 'come essere uguali'. L'omologazione odiernamente è intesa come la 'necessità di essere identici in tutto' agli altri: vestire come gli altri, parlare come gli altri, agire come altri etc., pensare (il punto discriminante e doloroso, in un pensiero sulla libertà: è possibile imprigionare il pensiero, o colla pessima persuasione - perché può ben esisterne una buona, benché la sua definizione sia più questione di accordo che effettività, universale - o con un esercizio della forza che annulli l'indipendenza del pensiero stesso) come gli altri. L'uguaglianza ammette anch'essa che un essere umano è un essere umano, ma riconosce a ciascun essere umano le sue caratteristiche individuali, che ne fanno un singolo. Da ciò poi la libertà come 'espressione del singolo': vestire a proprio modo, parlare a proprio modo, agire a proprio modo etc., pensare a proprio modo, senza forzare nessuno.

giovedì 25 giugno 2015

Sulla dialettica moderna II (Marx equivocato?).

Ancora nella sua Autobiografia intellettuale Norberto Bobbio afferma di essere arrivato a questa struttura di domanda / risposta: "esiste una teoria marxista dello Stato? Risposi con molta decisione di no". Marx in effetti pare più criticare lo Stato come struttura legislativo / economica, ed insomma l'identità hegeliana Moralità / Legge / Stato, che proporre un'idea di stato. E' stata mossa al comunismo la critica di mancare di una teoria dello stato che dovrebbe venire dopo la dittatura del proletariato. Ma torniamo a due punti fondamentali che ruotano intorno al movimento della dialettica (Marx è un hegeliano di sinistra, la dialettica, per quanto materialista, è la base anche del suo metodo): il problema della proposta statale di Marx è mal posto, perché per Marx la soluzione sta nell'eliminare l'alienazione del lavoro; ma cos'è l'alienazione del lavoro? E' privare l'individuo del dominio dell'intero processo di produzione del bene che soddisfa le sue necessità. Perciò, quando, attraversata la necessaria collettivizzazione dei mezzi di produzione, si giungerà finalmente a restituire il controllo dell'intero processo di produzione del bene all'individuo, il problema di "Quale stato?" sarà definitivamente risolto: semplicemente perché non ci sarà bisogno di alcuno stato. Questo come conclusione del processo, e non come inizio (vedi certe teorie). L'unico problema di questa soluzione è lo stesso della dialettica della Destra hegeliana: interrompe il movimento perenne della dialettica, blocca l'inarrestabile superamento del limite, di qualsiasi stato senza maiuscola, che è il cuore stesso della dialettica. Per cui, non dovrebbe esistere una teoria marxista dello Stato; o quantomeno, dovrebbe essere una descrizione dei vari generi di un fenomeno che deve essere superato, per citare un filosofo tedesco successivo. La "soluzione" interpretativa che un esegeta di qualche anno fa dava circa il rapporto architettonico fra morale e politica nell'Etica Nicomachea di Aristotele era appunto affermare che essa non aveva un intento meramente descrittivo. Dunque, come rinasce una teoria dello Stato nei comunisti che sono seguiti a Marx? Forse, come scrisse Antonio Gramsci sull'Avanti nel 1917: "contro il Capitale di Carlo Marx"? Può darsi di no.

mercoledì 24 giugno 2015

Sulla dialettica idealista in teoria e sulla dialettica idealista in pratica (Sulla dialettica moderna I).

Anni fa Norberto Bobbio, nella sua Autobiografia intellettuale, considerava: "Posti di fronte alla tragedia dell'Europa [la Seconda guerra mondiale] [...] dovemmo renderci conto che la filosofia 'speculativa' ci aveva offerto ben pochi strumenti per capire la tragedia dell'Europa". La mia esplorazione dell'idealismo non è ancora conclusa, neppure nei testi di quelli che sono considerati i suoi maggiori esponenti (in Germania, in Italia ed in Francia), quindi nulla esclude un immane abbaglio; ma da ciò che ho letto pazientemente in un paio d'anni, evitando il più possibile il "volo d'uccello", sono giunto ad alcune temporanee conclusioni: il cuore dell'idealismo è la dialettica; ma il cuore della dialettica è l'incessante, infinito superamento del limite. Dunque, perché gli strumenti dell'idealismo hanno fallito nell'analizzare correttamente lo stato dell'Europa precedente alla Seconda guerra mondiale e, soprattutto, nel proporre e mettere in pratica una cura appropriata a ridurre e far scomparire i bubboni che sarebbero esplosi nel conflitto armato? Perché (già, pare, con Hegel) la sua applicazione fu errata. Perché coloro che applicarono l'idealismo al mondo che avevano davanti furono troppo assorbiti da una contraddizione al cuore del metodo, si fecero assorbire da quell'idea di idealismo in cui il progresso dialettico (meditare profondamente il senso della parola progresso) è un "progresso verso un momento in cui si fermerà il progresso". Così gli hegeliani ortodossi; così la dialettica marxista; ma la radice di tutto è che la dialettica non si ferma, che ogni sistema viene superato (in Schelling approdando ad un equilibrio degli opposti che è decisamente altra cosa, almeno fino al System, rispetto ad una "notte in cui tutte le vacche sono nere". Qui solo un accenno, di Marx e del fallimento del comunismo un'altra volta. Indicherò soltanto l'"equivoco" tra fallimento del comunismo e fallimento dello stato comunista.

martedì 23 giugno 2015

Circa il commento (Ermeneutica III).

"La glossa mangia il testo, lo divora. [...] è un'opera creativa quella che i glossatori svolgono [...] ciascuno ha l'aria di riprendere cose già dette. Invece si tratta di una struttura aperta, passibile di addizioni infinite [...]". Franco Cordero. Si veda L'originalità della variazione, per intendere come io declino questo fondamento, secondo cui ogni lettura (e scrittura) è lettura interpretativa che per alcuni elementi differisce dalle altre: non solo nelle opere "originali", ma anche nei commenti, nelle annotazioni.

venerdì 19 giugno 2015

Proposte filologiche XX (Il Belisario XIV c, 5 - 6).

"Poiché, avveduta d'oro esser formate, / prova fa, per averle, inusitate"; Proposta: "Poiché, avveduta d'oro esser formate, / prove fa, per averle, inusitate".

giovedì 18 giugno 2015

Punteggiatura (Proposte filologiche XIX).

Il Belisario XIV lxv, 1 - 2: "Gli dice: 'Ah, come tu d'onor ti vanti, / barbaro infame, e di vil sangue nato' ". Proposta di correzione: "Gli dice: 'Ah, come tu d'onor ti vanti, / barbaro infame, e di vil sangue nato?".

Proposte filologiche XVIII (Il Belisario XIV ix, 5).

"La mia lingua a' tuoi meriti accento ha fioco"; l'intervento emendatorio meno invasivo, più economico, è: "La mia lingua a' tuoi mer[i]ti accento ha fioco".

Due che sono uno (Ermeneutica II).

A parte la solita allusione shakespeariana per cui "Al tempo della tecnologia gli eidola son fatti della stessa materia di cui sono fatti gli schermi ("We are such stuff / as dreams are made on": "Siamo della stessa sostanza dei sogni": La tempesta IV, 156 - 7), in certi scritti sono presenti non tanto errori, quanto grossolanità ermeneutiche legate al tema dell'immediatezza, così contemporaneisticamente idealistico. Leggo: "La superficie non va mai trattata con superficialità. Lo dice Nietzsche nella Gaia Scienza, quando riconosce ai Greci la superiore capacità di 'arrestarsi animosamente alla superficie' delle cose". Parliamo di questo, tralasciando l'allusione a Zucchero Fornaciari pur se l'autore ha una sua dignità. Di questi tempi Nietzsche è un po' dappertutto; ma qui la citazione è usata in modo lievemente grossolano, perché l'elogio del Folle era rivolto ad un tipo ben preciso di greco, ossia quello presocratico, à la Eschilo, e non al greco sempre e comunque. Il Greco di Nietzsche esprimeva la superficie con cura del dettaglio e forma ben regolata (La Gaia Scienza, Prefazione, IV: "Forse che la verità è una donna, e ha i suoi motivi, per non far vedere il fondo? Forse che il suo nome, tanto per parlare greco, è Baubol Oh, questi Greci: loro sì che sapevano vivere! Per far ciò, occorre rimanere saldamente ancorati alla superficie, alla ruga, alla pelle; adorare l’apparenza; credere alle forme, ai suoni, alle parole, a tutto l’Olimpo dell’apparenza! Questi Greci erano superficiali per profondità! E non vogliamo tornare proprio là, noi scavezzacollo dello spirito, che abbiamo scalato la punta più alta e pericolosa del pensiero contemporaneo e da là ci siamo guardati dintorno e in basso, sotto di noi? Non siamo proprio per questo ― Greci? Adoratori delle forme, dei suoni, delle parole? Proprio per questo ― artisti?"), e Sofocle non era S. Paolo, greco ebraico con cittadinanza romana, né tutto - nonostante la lingua usata per scrivere - greco, né tutto ebreo, né integralmente romano. Così, Platone ("Stiamo assistendo insomma all'ultima metamorfosi della superficie. Che non è più il luogo dove proiettare le ombre del nostro pensiero. Come il fondo della caverna platonica") non fa testo - benché, quando si discuta del massimo esempio di grecità, quasi tutti citino Platone - perché è post - socratico (è nell'opinione comune Socrate stesso, come dimostra la sistematica rinuncia di Reale - in questo specchio "fedele" del parere dei più - al Socrate di Senofonte) e perciò non è il Greco di Nietzsche. In secondo luogo, se l'esaltazione della sinestesia è - diciamo così - corretta, ancora è grossolana l'idea secondo cui: "il tocco [...] ha l'immediatezza del pensiero", perché invece - giustamente - è questione: "di una breve vibrazione", della brevissima eppure effettiva distanza fra azione e sensazione. La distanza: in poco tempo si supera un punto, un momento. E "immediato / -a" è una delle parole più usate da Hegel.

mercoledì 17 giugno 2015

Proposte filologiche XVII (Il Belisario XIII lxxxi, 2).

" 'l'opere ch'io faccio' il veneto risponde" correggere l'ipermetria: " 'l'op[e]re ch'io faccio' il veneto risponde".

Proposte filologiche XVI (Il Belisario XIII).

Il Belisario XIII vi, 1: "Nacqui a Marte (il confesso), ed i paceri"; semplice (?) correzione: "Nacqui a Marte (il confesso), ed i piaceri".

Publio Virgilio in politica.

multa dies uariusque labor mutabilis aeui rettulit in melius: multos alterna reuisens lusit et in solido rursus fortuna locauit Non è la prima volta che chi propugnò fortissimamente una innovazione politica, la vorrebbe liquidare come dannosa ed apportatrice di confusione non appena raggiunto il potere.

martedì 16 giugno 2015

De prodigiorum interpretatione.

Si veda Angelita Scaramuccia, Il Belisario XI iv, 5 - 6: "Godea ciascuna parte a gl'infelici / segni, credendo a' danni de' nemici".

Meriggio geopolitico.

Il Belisario X lix, 5 - 6, rivisto: "miglior è il confinante egual, nimico / che più potente, ingordo, empio ed ostìco".

Proposte filologiche XV (Il Belisario X xvii, 5).

"Con Rodogardo, e loro, si crede estinti". correggere in: "Con Rodogardo, e lor[o], si crede estinti".

Il Belisario IX (La genealogia dello sterco III e dei della poesia).

Angelita Scaramuccia, Il Belisario IX xxix, 4: "Tronca a Gernando l'orgogliosa testa". Alcuni potrebbero dire: "Come un nome esce dello sterco [Danese Cataneo: si vedano Genealogia dello sterco I e II] per salire agli dei (Gerusalemme liberata), per poi di là ricadervi. Alcuni...

Ricerca.

E correzione, e resti del vecchio errore, e errore nuovo. Tutti insieme, indissolubilmente.

venerdì 12 giugno 2015

Rispetto I.

E' quello dovuto alla cultura di un autore anche minimo, che ci dovrebbe far rifuggire dalla comoda semplificazione di riportare pregiudizialmente il più possibile di quanto scriva ad una fonte unica.

giovedì 11 giugno 2015

Proposte ("certezze") filologiche XIV (/I).

Il Belisario di Angelita Scaramuccia V viii, 1 - 2: "Poiché Cresilla nel naviglio ascesa / fu in campagnia de l'amator campione". Non è difficile correggere il testo in: "Poiché Cresilla nel naviglio ascesa / fu in compagnia de l'amator campione".