venerdì 26 giugno 2015

Brevi cenni di confronto fra teoria dell'uguaglianza e teoria dell'omologazione.

Teoria dell'uguaglianza e teoria dell'omologazione soltanto sembrano basarsi sul medesimo fondamento, e quindi potersi assimilare fra di loro (si veda il commento di Averroé alla Poetica di Aristotele fatto latino), rendersi per identici. Ma pare così non sia. Inizialmente, entrambi i concetti sembrano affermare la propria legittimità sul fatto che l'essere umano è sempre essere umano, per cui che le due parole possono essere usate come sinonimi; tuttavia, l'uguaglianza è subito l' 'essere uguali', l'omologazione il 'discorso intorno all'essere uguali', inteso oggi come la 'fissazione' (riduttiva) del 'come essere uguali'. L'omologazione odiernamente è intesa come la 'necessità di essere identici in tutto' agli altri: vestire come gli altri, parlare come gli altri, agire come altri etc., pensare (il punto discriminante e doloroso, in un pensiero sulla libertà: è possibile imprigionare il pensiero, o colla pessima persuasione - perché può ben esisterne una buona, benché la sua definizione sia più questione di accordo che effettività, universale - o con un esercizio della forza che annulli l'indipendenza del pensiero stesso) come gli altri. L'uguaglianza ammette anch'essa che un essere umano è un essere umano, ma riconosce a ciascun essere umano le sue caratteristiche individuali, che ne fanno un singolo. Da ciò poi la libertà come 'espressione del singolo': vestire a proprio modo, parlare a proprio modo, agire a proprio modo etc., pensare a proprio modo, senza forzare nessuno.

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