mercoledì 24 giugno 2015

Sulla dialettica idealista in teoria e sulla dialettica idealista in pratica (Sulla dialettica moderna I).

Anni fa Norberto Bobbio, nella sua Autobiografia intellettuale, considerava: "Posti di fronte alla tragedia dell'Europa [la Seconda guerra mondiale] [...] dovemmo renderci conto che la filosofia 'speculativa' ci aveva offerto ben pochi strumenti per capire la tragedia dell'Europa". La mia esplorazione dell'idealismo non è ancora conclusa, neppure nei testi di quelli che sono considerati i suoi maggiori esponenti (in Germania, in Italia ed in Francia), quindi nulla esclude un immane abbaglio; ma da ciò che ho letto pazientemente in un paio d'anni, evitando il più possibile il "volo d'uccello", sono giunto ad alcune temporanee conclusioni: il cuore dell'idealismo è la dialettica; ma il cuore della dialettica è l'incessante, infinito superamento del limite. Dunque, perché gli strumenti dell'idealismo hanno fallito nell'analizzare correttamente lo stato dell'Europa precedente alla Seconda guerra mondiale e, soprattutto, nel proporre e mettere in pratica una cura appropriata a ridurre e far scomparire i bubboni che sarebbero esplosi nel conflitto armato? Perché (già, pare, con Hegel) la sua applicazione fu errata. Perché coloro che applicarono l'idealismo al mondo che avevano davanti furono troppo assorbiti da una contraddizione al cuore del metodo, si fecero assorbire da quell'idea di idealismo in cui il progresso dialettico (meditare profondamente il senso della parola progresso) è un "progresso verso un momento in cui si fermerà il progresso". Così gli hegeliani ortodossi; così la dialettica marxista; ma la radice di tutto è che la dialettica non si ferma, che ogni sistema viene superato (in Schelling approdando ad un equilibrio degli opposti che è decisamente altra cosa, almeno fino al System, rispetto ad una "notte in cui tutte le vacche sono nere". Qui solo un accenno, di Marx e del fallimento del comunismo un'altra volta. Indicherò soltanto l'"equivoco" tra fallimento del comunismo e fallimento dello stato comunista.

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