giovedì 9 luglio 2015

Federalismo II.

C'è chi propone per l'unione dell'Europa il modello federale statunitense. E' solo un caso del Destino che l'ultimo che risulti aver avanzato pubblicamente tale proposta sia uno statunitense: forza culturale. Tuttavia, già il buon Carlo Cattaneo parlava di Stati Uniti d'Europa più di cent'anni fa. C'è un solo problema ad applicare un modello del genere in Europa: la maggior parte dei territori che compongono gli attuali Stati Uniti sono territori acquistati, spopolati dei precedenti abitanti (amerindi: "depopulata Gallia", scriveva Caio Giulio Cesare, ma anche "Gallia pacata") e ricolonizzati con immigrati (vedi Impero) di varia provenienza ma che avevano un solo strumento per comunicare coll'amministrazione. Così risultò relativamente semplice omogeneizzare la cultura del paese, nonostante le doglie della guerra civile. A meno che non si intenda veramente proporre per l'Unione Europea una fedele replica di quanto sopra brevemente descritto, la difficoltà maggiore per l'Europa (in proiezione: allo stato attuale, per l'Unione Europea; ma, se si intende Europa in senso ampio, si veda come Europa ed Unione Europea non coincidano e si vedano le controindicazioni a far entrare la Russia nell'Unione Europea - per esempio Chi si stupisce? - Anatolia VI - -) è trovare una via al federalismo che unisca le orgogliose (con più che validi motivi di orgoglio - e di vergogna anche, certo - per ciascuno) differenze europee in una unione che non sia una scomparsa di ventotto a favore di uno. Certo, la guerra è stato lo strumento pressoché esclusivo di formazione storica delle compagini statali (Schonals osservava nel 1852 che gli Italici ottennero la cittadinanza romana solo dopo la sconfitta nella guerra sociale: osservazione giusta da cui non trae deduzioni acute e dalla quale conclude erroneamente sull'importanza nel I secolo a.C. della cittadinanza romana); ma Ventotene si proponeva come un modello completamente diverso anche dagli Stati Uniti d'America (e non uso l'imperfetto a caso). Più Svizzera (o Sguizzara, come anche scriveva Gadda) che U.S.A. . L'Europa, sebbene neppure Cattaneo avesse compiutamente compreso la differenza intercorrente fra i due stati se, a pagina xxxiii dell' 'Avviso al lettore' del terzo volume dell'Archivio triennale - Gennaio 1855 - poteva mettere sullo stesso piano "Untervaldo e Uri" da una parte, e "Virginia o Pensilvania [...] Rhode Island e [...] Delaware" dall'altra: per gli Stati Uniti vedi sopra, mentre i cantoni svizzeri sono territori di lungo stanziamento e con lingue differenti teoricamente riconosciute quasi tutte alla pari (il romancio, per quel ne so, non è alla pari con tedesco, francese, e italiano - e pure, l'ordine non è immotivato), quindi i due paesi sono diversi. Quanto qui sopra scritto è anche una replica all'idea di unificazione europea che hanno studiosi di Oxford e, per quanto sappia che almeno fino a qualche anno fa certune frange dell'opinione svizzera si mostrassero sempre più preoccupate di una polarizzazione della politica del paese attorno al confronto fra cantoni tedescofoni e cantoni francofoni, con una marginalizzazione del Ticino e della minoranza romancia, preferisco ancora il modello elvetico in linea teorica conciliante le differenze, al modello omologante ed omogeneizzante statunitense, per il quale la diffusa ispanofonia del meridione del paese è un problema d'identità culturale nonostante il supposto melting pot.

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