giovedì 2 luglio 2015

La ripetizione onesta (Ciclicità II).

Ciò che si ripete: torniamo su questo argomento, poiché i litui giornalistici strombazzano la scoperta dell'acqua calda. Si legga: "nella stagione [...] dell'attesissimo sequel di Millennium di Stieg Larsson affidato allo scrittore svedese David Lagercrantz. [...] titoli che esemplificano la fenomenologia del bestseller globale, fondata sull'imprescindibile regola della ripetizione. Ha successo solo ciò che si ripete. E cosa c'è di più ripetitivo della serialità, della riproposta di personaggi e ambienti in trilogie e tetralogie, a sua volta moltiplicata dagli specchi di piccoli e grandi schermi? [...] guai inventare, ossia spiazzare o confondere il lettore. [...] nasce come spin off di Twilight [...] ha ripreso i personaggi della serie [...] e vi ha costruito intorno una nuova storia. [...] E' 'l'effetto domino della creatività' (anche se forse dovremmo cercare un'altra parola)". Quanto sopra scritto fa il paio con il "geniale" esordio di una "critica" cinematografica: "Rivelare troppo della trama di un film è sempre un'indelicatezza; in certi casi, però, diventa un'autentica prepotenza". Cosa si può dire circa questi pensierini? Più o meno... La luce, gente! Più luce! Abbiamo scoperta una novità, grazie ai pubblicitari lanci di costoro: il primo, lancio di uno studio, che certo andrebbe letto per vedere cosa argomenta; il secondo, postromantico e postmoderno (postmodernissimo) modo di pubblicizzare l'uscita in sala di un film basato su di un'opera di Robert Heinlein, quindi impossibilitato in partenza ad essere del tutto originale, se si potesse poi mai essere del tutto originali anche senza adattare per lo schermo uno scritto altrui. Dunque, nella prima recensione si scopre che il tempo contemporaneo ha creato la serialità e costruito ex novo la ripetitività anche di parti di opere altrui che possono essere viste come non sviluppate, o aventi connessioni dalle potenzialità narrative non sfruttate (lo spin off); e nel brano tra parentesi emerge la fremente indignazione di chi scrive verso la rinuncia degli autori al loro ruolo divino. La serialità è una colpa? Tale colpa è forse forgiatura delle lettere contemporanee? Appunto, torniamo alle parole del predecessore di questo post: "debbo pur notare che la sequenzialità è storicamente la radice della letteratura occidentale: si pensi alla galassia Iliade - Odissea - Ciclo epico. I librarii romani avevano a loro disposizione veri e propri scriptoria di servi - scribi per riprodurre il più rapidamente possibile il più alto numero possibile di esemplari dei testi di maggior successo; si pensi [anche] alle prosecuzioni in versi ed in prosa dei romans cavallereschi francesi; alle "giunte" orlandiane dei secoli XV - XVII in Italia". Se in tutto ciò guardiamo ai fatti, vediamo bene più d'una volta non solo che le continuazioni di un'opera da parte del proprio autore non sono un trovato d'oggi, ma che tali non sono neppure le continuazioni di un'opera da parte di un autore diverso da quello "originale" (appunto, gli autori del Ciclo epico non erano Omero - pur essendo Omero più uomini -, come non lo erano continuatori dell'Iliade quali Virgilio - e prima di lui Nevio ed Ennio -) e Quinto Smirneo; vediamo che alle volte le serializzazioni portano ad opere "migliori" dell'originale (così è ancor oggi considerato l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto rispetto all'Inamoramento de Orlando di Matteo Maria Boiardo nella vulgata; così fu a lungo ritenuta l'Eneide rispetto all'Iliade). Dunque non sono i cicli in sé ad essere una colpa lavabile solo coll'oblio di ciò che è succeduto a ciò che può esserne considerato l'origine. Se così fosse, dato che, come rilevato in Due questioni: "l'Iliade del padre Omero, insieme alla sua Odissea - che però, fenomenicamente, ebbe meno seguito 'integrale' - ben presto fu intesa come uno specchio dell'universo e contenitore d'ogni materia; anche successivamente, od in modo diretto o trasversalmente, influì e venne conservata per via di travisamento - 'cammuffamento' - sicché, conseguentemente, fu accolta con piena o meno piena legittimità (vedi Callimaco) in pressoché ogni opera - e perciò genere - successiva, dalla tradizione ionica a commedia e tragedia, alla scrittura storica etc.", ne deriverebbe che tutto ciò che ha seguito Omero dovrebbe essere dannato all'oblio, ossia l'intera letteratura occidentale. Ma la letteratura occidentale, pur rifacendosi sempre ad Omero, non ha mai ripetuto in ciascuna delle sue manifestazioni integralmente Omero, nemmeno traducendolo, ed è in queste più o meno grandi variazioni rispetto al modello - od al sottomodello - che sta la vitalità (e quindi il diritto alla conservazione) del grande patrimonio della scrittura, sebbene ogni individuo scrittorio, visto sotto la specie del genus generalissimum sia soltanto la copia di una copia di una copia di una copia... Tutto il discorso precedente in realtà è condizionato dal pregiudizio romantico (e pre- e postromantico) dell'originalità assoluta, senza trisavoli e, se possibile, senza nipoti: un pregiudizio che poi le ricerche storiche cominciate all'epoca hanno trasformato in quella immane sensazione che i Greci siano arrivati primi in tutto, che è stato il tormento di quasi due secoli di cultura, e che porta ancor oggi alla pulsione di cancellare il passato alla radice. Da qui anche il pezzo della recensione cinematografica: sapere troppo della trama del film cancella il brivido della scoperta, della sorpresa che è una prima forma di originalità. In quest'epoca - di nuovo - Omero sarebbe stato accantonato prima di finire di leggere l'Iliade, non appena si fosse scoperto che Achille sarebbe morto prima della presa di Troia. Invece per gli antichi (fino al XVIII secolo) esisteva una ripetizione onesta, conscia anche che una originalità completa in ogni opera venuta dopo un'altra era impossibile: questo a prescindere dal diverso atteggiamento nei confronti della tradizione. "Ovviamente", ciò vale per tutte le "arti". E... a)la prima parte del titolo di questo post è imitazione del titolo del trattato di Torquato Accetto Della dissimulazione onesta, invece il passo: "La luce! Più luce!" una riscrittura di una passaggio di Hokuto no ken; b) una domanda: il punto tratto dal primo articolo: "specchi di piccoli e grandi schermi" è par hasard riscrittura di "Schermo splendente", da Üst degli Üstmamò?

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