mercoledì 5 agosto 2015

Il poeta (Ciclicità III).

Fin da Aristotele, il poeta - e si intenda pure ogni "facitore" d'opera d'arte - è ignorante. Può permetterselo. Il poeta è ignorante perché, alla faccia di Platone, non è connesso direttamente con Dio, e neppure con Eros (neoplatonismo di trent'anni fa). Poiché il poeta è essere umano, per natura è afflitto da inscitia, non può sapere tutto (panepistomon: oh messer Agnolo da Montepulciano!), è quindi ignorante nel senso più corretto - meno corrotto - del termine. Non è un angelo - che, tra l'altro è ignorante pur esso, ché persino il migliore non giunge fino al fondo di Dio -. Figurarsi Tomasi di Lampedusa, che "sbaglia" nell'accoppiare arrosto e vino bianco, come qualcuno rimprovera alla sua astemia. L'ignoranza del poeta è l'ignoranza inevitabile dell'essere razionale che è nel mondo. Di certo non quella cercata ed erta a vessillo; anzi.

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