martedì 4 agosto 2015

La crisi.

Definizione dell'Italia post - proclamazione del terzo regno (quello che ebbe per primo re d'Italia l'ottavo re di Sardegna di casa Savoia Vittorio Emanuele II): "Stato perennemente in crisi", in cui le fasi quiete sono brevi intervalli tra i dolori, per parafrasare uno scrittore ottocentesco talmente celebre che non v'è uopo di farne il nome. Dunque il brano di Bobbio: "negli anni della crisi dello Stato italiano", ha senso solo perché nel 1953 si poteva avere l'illusione che il breve intervallo fosse destinato a prolungarsi, difeso dalla riconoscenza per la memoria di chi aveva ridato al paese ciò che il ventennio gli aveva tolto: e d'altronde, ben presto molti di essi divennero memoria da vivi; ma non poteva essere diversamente, se già il regno come descritto sopra non era stato protetto dalla gratitudine per l'unità al Risorgimento - che d'altra parte, checché se ne dicesse e se ne dica - nella sua forma sabauda fu un'annessione. E' pur vero che un'opera di sottrazione dei diritti, in un paese eternamente in crisi, si può condurre anche all'interno di un quadro politico formalmente democratico - per come oggi è intesa la democrazia -, sicché la rappresentanza è inaggirabile persino a S. Marino, ossia pure là dove sarebbe possibile la democrazia diretta.

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