giovedì 10 settembre 2015

Dalla Germania.

L'accoglienza della Merkel come modello; l'intellettuale ungherese che "a sorpresa" vuol mantenere le frontiere; la migrazione dei tedeschi dall'Europa orientale, accolti in Germania dopo la seconda guerra mondiale; ed il povero Tacito "messo in mezzo". Per primo l'ultimo. Usare Tacito per rivolgerlo è normale; tuttavia, ciò equivale comunque ad usarlo comeauctoritas. Per me non è un problema: meno per una cultura che vorrebbe essere a tutti i costi romantica, e che quindi esalta continuamente l'originalità, il "mai visto prima". Secondo: proporre la Germania ultimo bellica e post - bellica come modello d'accoglienza in confronto ad oggi è ridicolo. Quella Germania accoglieva tedeschi in fuga: prima dalla sconfitta "in atto" del proprio esercito; poi dal mutamento delle frontiere. Nel caso di cui si discute ora, si parla di stranieri, gente in fuga certo anch'essa dalla guerra, ma non concittadini di chi si vorrebbe che li ricevesse. L'Italia accolse nel 1970 i rimpatriati dalla Libia; la Francia pochi anni prima i francesi espulsi dall'Algeria: proprio le tensioni documentate circa l'acclimatamento di questi profughi nel territorio "metropolitano" attestano che neppure coi documenti "giusti" ci si scampa dalle difficoltà; pretendere dunque assenza di problemi in altro caso, in modo chiaro imparagonabile col precedente nelle sue condizioni, anche se comprendo i motivi che spingono ad una assimilazione? Terzo: barricate no, conservazione integrativa dell'identità culturale, sì: vedasi almeno Federalismo. Per lo stupore circa la posizione "nazionalista" di Konrad, a parte le osservazioni di cui al punto 1, si veda anche quanto scrissi sull'idea crociana dell'intellettuale in Politica della cultura; e giustamente egli osserva che le motivazioni di fondo della Merkel non sono certo umanitarie; o che, quantomeno, si tratta di umanitarismo "interessato", un po' come il caso dei "lavoratori ospiti" degli anni - lunghi anni - successivi alla guerra.

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