martedì 15 settembre 2015

Del reggimento e costumi dello Stato.

Ogni forma reggitoria di un insieme politico - poiché alcune forme negano di fatto lo statuto di comunità, e di diritto - è imperfetta, perché l'aspirazione ultima di ogni individuo è la totale indipendenza; in secondo luogo la circoscrizione di un dominio, di un àmbito di non interferenza; in terzo luogo, data l'impossibilità di vivere al di fuori di un'organizzazione, almeno il raggiungimento del suo vertice. Perciò sia monarchia che aristocrazia, non esistendo un criterio incontestabile per stabilire il diritto al comando, sono imperfette, perché tutti coloro con a disposizione un qualche tipo di potere sufficiente, sono convinti di meritare il vertice di ciascuna organizzazione, fin là dove si ha l'autoillusione che finalmente tutte le proprie ottime (bonus, melior, optimus) qualità si saranno liberate di ogni vincolo - non a caso convinctus e vinculum -. Questo pare il motivo che spinge ogni forma di governo a decadere: la pulsione, in certo qual senso, alla monarchia. Di nuovo, quindi, sembra non sbagliato, in una democrazia, applicare il principio della rotazione delle posizioni, della permanenza in carica relativamente breve, e della copertura di ogni magistratura / incarico per una sola volta nel cursus honorum, onde cercare di limitare la creazione di un nucleo di potere immobile che aggreghi interessi contrastanti al più "scorrevole" funzionamento dello Stato. Con ciò il problema non scomparirà, ma dovrebbe esserne ridotta la portata; e cercare di aumentare l'intervento di quelli che un tempo si sarebbero definiti comitia - ancor oggi in Italia tecnicamente le convocazioni elettorali si definiscono "convocazioni dei comizi elettorali" -. In questo discorso ovviamente risalta la posizione decisamente contraria al processo cooptatorio - in senso etimologico: 'desiderare insieme' - dell'elezione di secondo livello, che aumenta ulteriormente la scissione fra "classe dirigente" e cittadini sempre più simili a sudditi, in cui il principio rappresentativo viene ribaltato, risultando che le decisioni delle assemblee rappresentative sono "del popolo" in quanto decise dall'assemblea in luogo degli elettori, e non in quanto le assemblee concretizzano in legge le richieste dell'elettorato. Perché si può puntare al potere colle migliori intenzioni; ma la parte difficile è rinunciarvi - ricordo che Pinochet appena prima del colpo di stato in Cile era considerato di parte democratica -.

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