giovedì 24 settembre 2015

Hegeliani (sulla dialettica moderna IV).

"Il bersaglio in questo caso è per un verso l'interpretazione deterministica o fatalistica del marxismo, altrimenti detta 'economicismo' [...] che aveva avuto corso durante la Seconda Internazionale, e che considerava l'avvento del socialismo come il risultato di un processo obiettivo, come il prodotto [considerare la storia idealistica del termine] della 'forza delle cose', cui erano estranee la volontà cosciente e l'attività determinante degli uomini; per un altro verso, la concezione hegeliana della storia, che i giovani [Giovani?] hegeliani avevano fatta propria". Dunque, Hegel è un marxista. Scusate, Marx è un hegeliano, lo ammette anche Bobbio; giovane - non ha mai visto Hegel vivo, gli era vitalmente impossibile -; di sinistra - cioè che non vede la Prussia (nel caso del 'berlinese' Hegel) come lo Stato, da venerare in terra per mezzo dell'obbedienza al re (duca, vescovo, e quanto d'altro); ma hegeliano: quindi il DiaMat marxiano - nell'idea di Engels: il pensiero marxiano diviene già marxismo - è la versione materialistica della dialettica hegeliana: il dialetto socialista della dialettica di Stoccarda, che invero si potrebbe a sua volta considerare - abbandonando per un momento la costruzione che vede Hegel come perfezionatore di Schelling, il quale diggià avea ameliorato Fichte - come un altro dialetto della dialettica idealistica, che come Dialettica non è mai esistita. Dunque lo storicismo marxistico e quello hegelistico somigliano a due sentieri che sembrano inizialmente prendere due direzioni opposte; poi in realtà uno dei due svolta e percorre un percorso parallelo a quello dell'altro; ma mentre uno - scegliete voi quale - traversa una placida pianura, l'altro s'inoltra per erte montagne, ed orridi strapiombi. Solo un'impressione: ad oggi, pure il liberismo pare completamente sommerso in un economicismo.

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