mercoledì 2 settembre 2015

In fondo, di socratismo si tratta (III).

"Socrate aveva mostrato che la città non è un posto sicuro per il filosofo: non solo nel senso che il possesso della verità mette in pericolo la vita del filosofo; ma anche nel senso [...] che non si può fare affidamento sulla città per preservare la memoria del filosofo, la sua presumibile grandezza e la fama immortale che gli è dovuta [...] per comprendere l'enormità della pretesa che il filosofo governi la città [...] comuni pregiudizi nei confronti dei filosofi ma non nei confronti di artisti e poeti". Posto che la Arendt stessa - è lei - definisce il filosofo sophos, è la posizione verso il divino il problema, almeno formalmente. I poeti e gli artisti sono, nel quadro del V - IV secolo ateniese, sophoi nella misura in cui sono mezzi tramite i quali parla la sapienza divina, in specie la / e Musa / e - sia che tracotantemente come Omero, il "poeta" le "ordini" di parlare; sia che la incontri clandestinamente nella penombra dei boschi, come la virgo in Campo Marzio, quasi, e le si sottometta (ma una tale sottomissione è peculiare e biunivoca): così per Esiodo - mentre la sapienza del sophos platonico è sapienza contro gli dei tradizionali (le Muse son figlie di Mnemosyne, che trasmette le tradizioni)- ecco il processo contro Socrate, ateniese vessillifero della stasi monoteista - tesa anche per tal via alla conquista del potere ignorando il percorso istituzionalizzato: la Verità non si giudica, non si verifica periodicamente, non si sposta e non decàde: la conferma si ebbe coi Trenta Tiranni. Dall'altra parte, la Pizia è ispirata da Apollo, si fregia d'ispirazione divina: la Pizia è poetessa nel semso ampio. Ed il poeta, l'artista - sinonimi l'uno dell'altro - Pizia, oracolo? Ed un'altra svolta del ragionamento: proprio Apollo riconobbe Socrate come il più savio; eppure il Socrate di Platone, la sua persona, bandisce gli artisti dalla città. Dunque il filosofo è politico, e la filosofia serve a conquistare e gestire il potere: perciò, di nuovo, Socrate come Gorgia, quale Protagora, come Ippia elideo e Prodico di Ceo. Tutti stranieri. Non come Socrate, che presentava una seconda - una doppia - verità rispetto a quella ricevuta. Perciò gli ateniesi hanno presunto non fosse grande, bensì un burattinaio, e hanno perpetuato una doppia fama - poiché è rimasto pure il giudizio del tribunale -. Ma in fondo, se per Platone gli artisti vanno scacciati e gli dei sostituiti (così si potrebbe concludere?); e se quegli stessi dei usano gli artisti, i profeti come propri portavoce - appunto - e quegli dei dicono Socrate il più sapiente: qual'è Socrate?

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