lunedì 28 settembre 2015

Una prospettiva sull'ingiustizia.

"Nei termini del capitalismo non v'è ingiustizia" nell'estrazione del plusvalore dalla produzione; anche ammettendolo, è possibile configurare un' "ingiustizia" nella distribuzione del plusvalore fra operaio e proprietario, ossia come sbilanciamento nella remunerazione della partecipazione alla produzione (classe proprietaria come fisiocratica classe oziosa adattata al contesto). Lo strumento di produzione del bene, nel rapporto di dipendenza, è in molti casi "inerte", se non ad- operato dal dipendente ad finem del prodotto; ossia, raramente il somministratore di lavoro è in grado di sostituirsi, operativamente nei casi più gravi, "quantitativamente" nei casi meno gravi, al dipendente nella produzione: è questo che rende il mezzo dello sciopero di gruppo mezzo efficace nelle trattative. Dunque, anche ammettendo che ci sia bisogno di una remunerazione del capitale di rischio, la lotta che ne deriverebbe sarebbe una lotta contro l'eccessiva compressione nel ritorno del plusvalore al creatore del prodotto, dipendendo ogni strumento per la sua creazione dall'utilizzo dell'operatore, dal suo partecipare all'operazione dello strumento. Da ciò derivano appunto, in un sistema di lavoro basato sulla ripartizione del processo: a) la necessità degli scioperi di gruppo, essendo la produzione compiuta in gruppo; b) il ritrovamento del motivo della meccanizzazione, della automazione del processo stesso, nel volontà di svincolare il più possibile la produzione dalla partecipazione umana per i motivi sopra esposti.

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