giovedì 22 ottobre 2015

Angeleida I 51, 1 - 4.

"Ché se fosse a lor due [l'angelo e l'uomo] poco né molto / rotto il voler quanto più loro aggrada, / fora a la santa ancor Giustizia tolto / l'usar sovra di lor vindice spada". Certo, Erasmo da Valvasone non è rinomato come teologo; ma anche dalla lettura del De malo di Tommaso d'Aquino ricaviamo la "impressione" razionale che il libero arbitrio sia concesso all'uomo - ed alle intelligenze separate - per poterle punire degli errori inevitabili alla loro imperfezione. Altrettanto certamente, un ragionamento ricava l'ipotesi che il libero arbitrio sia stato concepito a posteriori dalla indagine umana come giustificazione del male nel mondo, ma soprattutto della mortalità dell'uomo.

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