venerdì 30 ottobre 2015

Un errore?

Congetture e confutazioni, pag. 594: "In un mondo siffatto sussisterebbero ancora uomini più forti e altri più deboli, e questi ultimi non avrebbero alcun diritto legale ad essere tollerati dai più forti". Capisco che questa frase sia motivata dall'esperienza reale del massacro degli ebrei - e non solo - durante la seconda guerra mondiale. Ma a parte il fatto che, proprio perché, diciamo così, la Germania nazista non riconobbe il diritto degli altri stati - tutti - ad esistere, come tipico risultato dell'hegelismo, non sopravvisse più di dodici anni quale organizzazione statale... A parte ciò, qui c'è la classica confusione - presente anche in Norberto Bobbio, che pure era assai specializzato sul tema del diritto - fra diritto naturale e diritto positivo: si pensa che il diritto positivo sia la conversione integrale scritta del diritto naturale, che è - è ritenuto - universale, e quindi è poi facilmente confuso colla legge divina, col che si intende nella maggior parte dei casi ancor oggi - e non soltanto ai tempi di Selden od ancor prima - la legge cavata dai testi sacri della nazione dominante nello stato - le parole 'nazione' e 'stato' a lungo non hanno delimitato lo stesso concetto neppure in quello che oggi è chiamato "Occidente", ed in alcuni non pochi luoghi è tuttora così -. Ora, il diritto positivo nella maggior parte dei casi non coincide: a) col diritto naturale, perché ogni cultura assegna ad esso confini diversi; b) col diritto delle genti, che dovrebbe garantire alcune sicurezze allo straniero in uno stato non suo; c)colla legge divina, date le differenze religiose presenti su questo globo. Il diritto legale, è perciò il diritto che discende positivamente dalle leggi, compromesso fra le più diffuse abitudini delle nazioni cui sono riconosciute libertà - al plurale ben più che al singolare, storicamente - allocate entro i confini di uno stato, al fine di mantenere un ordine pubblico - che non è sinonimo di "civile" - . Dunque, in uno stato che voglia sopravvivere esiste un diritto legale - positivo - che limita appunto positivamente in primo luogo le libertà dei vari cittadini, e riconosce il legale esercizio di alcune libertà, impedendo per lo più quello di altre, anche ai non cittadini - e la cittadinanza all'interno di uno stato non è sempre stata necessariamente (né, eventualmente, sarà) una - ai fini (certo non dovuti a bontà) del mantenimento dell'ordine interno dello stato, che può essere messo a grave rischio dalla ribellione anche non organizzata di una qualsiasi minoranza di residenti - i quali, pur loro, non sono la stessa cosa che 'cittadini' -.

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