giovedì 12 novembre 2015

Atletica (Anatolia XV).

Se l'atleta comunista "balza letteralmente al vertice della convivenza sociale", questa figura, più che raccordarsi "con la tradizione millenaria del cristianesimo bizantino e dell'ortodossia russa" potrebbe - almeno nella sua dimensione conscia - riallacciarsi alla posizione privilegiata dell'atleta vincitore olimpico (per esempio) nella Grecia classica, mal / inteso come simbolo laico perché pagano e non cristiano da una società - o da una gerarchia - che si voleva postreligiosa. Dunque, quando si legge che "l'amalgama di idee, speranze, simboli, il magma dell'ideologia [...] non scompare. Può inabissarsi con il mutare superficiale dei regìmi, riemergendo a tratti", ne escaviamo una conferma esterna ad una delle tesi a fondamento del ciclo di Anatolia, che abbiamo rintracciato anche nei progetti politici della Francia di metà Ottocento (si veda Continuità geopolitica). Che una delle motivazioni della attuale "crociata" antidoping non sia al tutto onesta sembra confermato dalle voci di un coinvolgimento del Kenya, casualmente una delle nazioni "non - storiche" che ha dominato le distanze lunghe dell'atletica negli ultimi - per quanto ormai relativamente numerosi - anni.

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