mercoledì 18 novembre 2015

Filosofia della prassi.

Il refrain di Benedetto Croce secondo cui: "Non gli era mai accaduto di avere incontrato nella storia e nella vita un buon filosofo che fosse anche un buon politico, e viceversa" indica da una parte che era sì un idealista, ma che lo era in primo luogo in modo assai poco hegeliano ed ancor meno platonico - lo scopo di Platone fu quello di assumere il governo di Atene: si veda il rimando più sotto -; ma dall'altra parte scatena un mare di aporie riguardo alla sua prassi. E' ovvio (?) infatti che, considerando Croce un ottimo filosofo, non si poteva trarre dalle parole sopra riportate - non se ne può - che la necessità che Croce non intervenisse in politica; d'altra parte, avendo invece fatto politica, necessariamente, o che non potesse fare se non pessima politica, o che valesse poco come filosofo. Tra l'altro, se ne dovrebbe dedurre che l'uomo politico sia incapace di studiare e financo di avere profondità di pensiero. In ciò, Croce tornerebbe a Platone. Ma per l'appunto, l'opposizione buon filosofo / pessimo politico mette in crisi il fondamento stesso dell' "idealismo" platonico e - almeno in linea teorica; ma è vero che il platonismo si è via via fatto "metafisica" e teologia - di ogni scuola che ne sia derivata. In Platone il filosofo - certo, un filosofo ben preciso: si veda In fondo, di socratismo si tratta - è prima di tutto politico: il politico dei dialoghi platonici è senza alcun dubbio, nel peggior senso del termine, insipiente; ma tale politico è il politico contro il quale (a modo suo) "Socrate" lotta: il filosofo di Platone è il miglior politico, è la soluzione al problema della pessima politica. Di fronte all'atteggiamento descritto del filosofo di Pescasseroli, si capisce anche perché Croce non poteva non dirsi cristiano: il cristiano rifiuta infatti il mondo in linea di principio, ma lo vive in quanto dono - o prigione? - conferitogli da Dio, e perciò cerca di rendere sopportabile il mondo che deve attraversare; e difatti Croce dichiarò d'aver fatto politica su iniziativa altrui, quale dovere, come in - carico lasciato non appena possibile. Da quanto sopra viene che il miglior politico, da questa prospettiva, non è filosofo e non è uomo di studi; quanto meno è filosofo e uomo di studi, perciò, tanto migliore è come politico: dunque il politico valido non studia; potremmo persino dire che non pensa, o che il politico perfetto non pensa, utilizzando l'angolazione data. Siamo perciò oggi prossimi ad Utopia? La cronaca insinua il dubbio. E questa catena di deduzioni configura un esito irrazionalista di una filosofia che vorrebbe essere il massimo della razionalità, un perfezionamento complessivo di Hegel, compresa la sua parte "pratica". Viste da questo punto prospettico, le filosofie di Platone, Aristotele, Hegel e Gentile sono filosofie tutte terrene, le ultime due si potrebbero quasi dire "neopagane"; la filosofia di Croce, invece, "cristiana", se si intende il cristianesimo come contemptus mundi.

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