venerdì 27 novembre 2015

Il Tancredi VII 55, 3.

In mezzo alla riscrittura d'Enea in Cartagine leggiamo, a ribadire traversamente ed equivocamente: "e ch'a le navi il cavalier fenice". I Cartaginesi non eran di discendenza fenicia? Vocativo singolare dell'aggettivo? E le ali al buon Tancredi date dall'angelo, il cui gesto di porsi per volare egli può ripetere, non ne fa sempre di nuovo un'umana fenice? Perciò richiamo traverso all'ambientazione rifatta nel luogo, ed altro, quale ipotesi. Non compare solo poi a VII 75, 2 il "re di Tiro" Giovanni; ma che compaia qui per restituire a Matilde i figli presunti morti - "duplicazione" dell'erroneamente supposto morto figlio di Tancredi, Hidro, e sulle duplicazioni di un eroico ritenuto di bassa qualità avevo iniziato mesi addietro uno scritto - è un'ulteriore conferma dell'atmosfera, anche indiretta, fenicio / punica del libro, col tentativo di imitare, e non "copiare" il quarto libro dell'Eneide.

Nessun commento:

Posta un commento