venerdì 13 novembre 2015

L'organo del sapere.

Poiché ci si trastulla con filosofia, etica e retorica (nonché stilistica). Norberto Bobbio, prefazione al Trattato dell'argomentazione di Perelman ed Olbrechts - Tyteca, pagina XIV: "[un sociologo]...metterà in evidenza [...] un letterato vedrà gli argomenti sotto l'aspetto del loro valore [...] estetico (la vecchia stilistica era una parte - se pur scambiata erroneamente per il tutto - della teoria dell'argomentazione al servizio del bello scrivere e del bel parlare), facendone risaltare il valore espressivo più che quello persuasivo". Tralasciamo questioni complesse inserite in questo periodo - sia condivise che non condivise dalle mie riflessioni - e concentriamo qui l'attenzione sull'evidenza e sul ruolo che l'espressione ha nella persuasione. L'evidenza è chiamata in causa nella discussione in rapporto alle ricerche del sociologo; ma essa è ben conosciuta ai trattati di retorica fin dalla parte del Corpus aristotelicum che porta appunto il titolo di Retorica: l'evidentia (energeia)è strettamente connessa alla descrizione del mos (il 'costume': in greco ethos), colle abitudini socialmente valutate corrette o scorrette, dell'individuo; una efficace, vivida (ecco due possibili sinonimi di evidente, energica)rappresentazione del costume dell'accusato o del testimone, del suo comportamento abituale (etica, morale) contribuisce alla persuasione; più in generale, colla giusta misura, ciò vale anche per il non umano a pro dell'umano al di fuori dell'ambito giudiziario. Un'energica espressione retorica del carattere dell'individuo ne delinea l'etica e persuade a vantaggio della parte. Ritengo non si possa distinguere troppo nettamente espressione e persuasione, anche concedendo che il modo d'espressione corretto sia rodiese - più corretto: in determinate situazioni qualche sovrabbondanza o secchezza ben posta può giovare -: v'è chi prova diletto (la noia non aiuta l'apprendimento e la persuasione - Speroni -) colla semplicità, chi dissolvendo enigmi di vario tipo. Anche per questa via etica e retorica vengono confermate due parti della filosofia reciprocamente sostenentisi (sue specie), e le varie stilistiche sostegni di retorica ed etica (oratoria e morale). Una retorica ben temperata potrebbe riuscire nella propria reintegrazione al suo posto nell'organo dello scibile, "liberando" la disciplina dalla macchia dell'identificazione coll'Inganno stesso - per quanto, sull'inganno, l'argomentazione di Un inganno ben fatto, se accolta, indicherebbe l'abissale distanza teorico - (pratica) fra i Greci antichi e quelli che, sempre più, vogliono autoconvincersi (con determinazione via via decrescente) di essere i loro (e dei Romani) odierni eredi -. Ogni parte di questo complesso ha poi una dignità d'oggetto di studio e di culto - mente coltivata - ulteriore. Si dovrebbero pure vedere le "definizioni" di: scienza, umanistico, arte etc. (per esempio, "dimostrazione") in un tale contesto.

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