giovedì 12 novembre 2015

Tra due deserti? (Sul nulla II).

Così parrebbe, leggendo in un certo modo un passo di Umanesimo di Tommaso Fiore, scritto di Norberto Bobbio. Ora, posto che, essendo lo scritto elogio di un filologo, non c'è bisogno di cercare lontano per verificare, dopo la riga "tra l'arida filologia e la vacua estetica" - avevo già scritto in Sul nulla che ogni specialista tende a ritenere essenziali i propri studi e la propria professione, mentre assolutamente inutili (o quasi) tutti gli altri - che Tommaso Fiore risulterà (era già risultato, qualche riga prima) ulteriormente una fertile eccezione - già anni prima Bobbio aveva salvato Umberto Cosmo dal "deserto" della filologia -. L’impressione elideista è ormai da anni che ogni disciplina e lavoro, mentre può celare il germe morboso della segregazione specialistica, può anche all'opposto divenire il seme da cui fruttifica l'apertura della mente, se si sa approfittare delle affinità fra professioni contigue per passare di affinità in affinità e poi connettere a distanza discipline fra sé "lontane". In tale lieta fecondità è compresa la "aridità" della filologia insieme alla "vacuità" dell'estetica come oggi delimitata vulgatamente. E' utile anche saper far profitto degli innumerevoli "errori" disseminati nelle varie materie, che a volte col tempo rifioriscono, quali i rami che derivan dal tronco, alla "esattezza".

Nessun commento:

Posta un commento