mercoledì 4 novembre 2015

Tre punti.

1)La retorica, - prima di essere fissata come tecnica giudiziaria e poi più latamente letteraria - nasce nel momento in cui vi è, viene avvertita, una inopia verborum, cercando di esprimere in una lingua (sintagmi come "retorica della pittura", "della scultura", sono posteriori alla fissazione in arte della retorica dello scritto linguistico) "concetti" per i quali quella lingua non ha una parola "specifica", particolare, e prima di piegarsi al prestito di una parola straniera che esprime sinteticamente quanto la lingua dell'autore abbisogna di esprimere indirettamente: quindi, perifrasi, metafore etc. In certi casi non ci si piega e si ricorre per esempio alle crasi. 2) Di conseguenza la retorica non nasce col "peccato originale" dell'intento ingannatorio, nonostante la "Genesi", ma anzi assolve ad un bisogno esplicativo tentando l'autosufficienza di un sistema linguistico: tentativo destinato al fallimento in tutte le lingue, poiché ognuna ha propri punti di forza e debolezza espressivi, non solo a livello di lessico. 3)Successivamente la retorica si avvicina, constatata l'efficacia estetica "volgare" (riferendosi all'opinione odierna circa l'estetica in "Occidente") dell'arte in questione, sempre più all' "abbellimento" per l'abbellimento. Ma ancora, si può, in linea perlomeno teorica, abbellire senza mentire.

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