venerdì 11 dicembre 2015

Abbozzo (Dalmatica I).

Di un'analisi elideistica del ciclo di affreschi della Basilica Superiore di Assisi. Tutto ciò basato su 1) autopsia risalente ad un considerevole numero d'anni addietro; 2) ricordi di alcuni elementi di storia dell'arte; ed altre cosette. A leggere che il Francesco del ciclo iconografico giottesco è reso letteralmente inimitabile dal miracolo delle stimmate, il primo pensiero riguarda la fenomenologia della canonizzazione dei "felici" nella contemplazione di Dio. L'inimitabilità di San Francesco in fatti in quel tipo di processo è tale per qualunque beato: benché l'informazione insista pervicacemente sulla necessità dell'attestazione di miracoli compiuti dal candidato alla beatificazione, io sottolineerei altre prove necessarie alla beatificazione, ossia quelle riguardanti le sue virtù eroiche; per quanto l'eroismo sia stato "volgarizzato" quale 'coraggio in battaglia', in verità inizialmente fu eroe - lo ripeto da tempo - colui che poteva vantare una diretta od indiretta genealogia divina, colui del quale uno dei parentes era stato un dio: le raccolte agiografiche si potrebbero perciò vedere come Genealogiae deorum christianorum - se è vero che sinonimi di santo od angelo sono divus, numen, nonostante i rischi insiti in tale sinonimia -. Conseguentemente a quanto sopra, non stupisce la apoteosi di Francesco, la sua assimilazione a Cristo da parte dell'Ordine. E si aggiunga quanto sotto annotato circa le nuvole. Di seguito, se l'inimitabilità precedentemente accennata, conferita a Francesco dalle stimmate, sterilizzasse, depotenziasse e disinnescasse il suo valore esemplare, dovremmo stupirci di come la religione palestina del cristianesimo - Syria Palaestina - abbia avuto un successo innegabile, data la grande carica depotenziante della maniera di trapasso del suo fondatore; invece pare che l'umiliante morte, fino al 390 d. Cr. - successivamente fu fatto cristiano anche chi quella religione avrebbe voluto fuggirla - abbia allontanato dal cristianesimo meno persone di quante ne abbia attirate ad esso la bella "Verità" della successiva resurrezione nella carne del R.J. L'immortalità è troppo allettante. Il problema poi del profilo diabolico che si riconoscerebbe nelle nuvole che portano in cielo l'anima di Francesco, a chi vuol trovarvi giustificazione nella Bibbia, svapora, potendovisi obiettare: a) che i diavoli sono angeli decaduti, e che il pervertirsi dei loro "lineamenti" è solo un utile escamotage rappresentativo profittevole alla conservazione nella pietà dei semplici; b) che il Libro di Giobbe potrebbe paradossalmente star lì a provare che persino il Demonio è uno strumento di Dio; c) che la cosa dimostra la "potenza" della santità di Francesco, dato chi lo fa ascendere ai cieli. Ancora più debole per una esegesi "pia" è l'esempio del presepe, dove pare che la resa di Giotto sfiguri l'intento di Francesco; debole poiché mi pare sia abbastanza frequente in pittura rappresentare visibilmente ciò che nella concretezza mondana fu invisibile: la dalmatica di Francesco, dalmatica aurata del Poverello per antonomasia, può ben essere interpretata come dalmatica in spiritu, senza vedervi l'affermazione storica che egli la indossasse davvero in quell'occasione: per cui si potrebbe sostenere che la rappresentazione sia effettivamente simbolica, e che la dalmatica fosse all'epoca visibile quanto la così frequente nell'affresco aureola. Questa è solamente una parziale - riguardante una parte delle possibili annotazioni erudite (?), non di parte - analisi elideistica circa un ciclo pittorico.

Nessun commento:

Posta un commento